
Lamezia Terme - Se il mondo non fosse come esattamente appare ai nostri occhi? E se ci fosse qualche forza arcana e oscura capace di deviare il corso naturale degli eventi? È il tema del romanzo "OIKOς" scritto da Vincenza Mele e fresco di stampa per i tipi della Pellegrini.
Realtà e immaginazione si fondono tra le pagine con sottile arguzia. E il lettore viene gradualmente proiettato in un una dimensione altra in cui le categorie della razionalità scompaiono. Maggie è una psicologa che, fin dalla tenera età, dimostra una spiccata fantasia, particolare che non è sfuggito a Mary, sua madre adottiva, la quale spesso si sentiva sconfitta dalla capacità immaginativa della figlia. Ora è donna e madre, sposata con Steve che è un uomo molto diverso da lei: serioso, razionale e particolarmente dedito al suo lavoro. Maggie, invece, è disposta a rinunciare alla carriera pur di rimanere accanto alla sua famiglia. L’unica occupazione, che la vede impegnata all’esterno del suo piccolo oikoς, cioè la sua casa, è l’attività di volontariato che svolge presso la Domus, un istituto dove ci si prende cura di bambini “speciali”. Fin qui tutto normale.
Ma la routine di Maggie verrà sconvolta dalla presenza di misteriosi metauomini, intenti a tramare alla sue spalle: i Distruttori, portatori del male, cercano, infatti, di rapirla e necessita della protezione dei Custodi, loro proverbiali avversari. Da questo momento in poi, Maggie si troverà a prendere decisioni sofferte, che coinvolgeranno tanto Steve quanto sua figlia, Ketty.Da questo momento in poi il romanzo scivola in un'altra dimensione.
L’indiscussa abilità della scrittrice, che mescola al suo naturale estro creativo una serie di rimandi tratti dalla mitologia greca, opportunamente reinterpretati e adattati al contesto, accompagna il lettore in un viaggio coinvolgente e fantastico. Il tutto non si riduce ad un semplice racconto ai limiti dell’ignoto e dell’inverosimile, ma si fa veicolo di un messaggio profondo e pregnante: quanto sconfinato possa essere l’amore di una donna verso la sua famiglia, anche se la vita, a volte, costringe a fare dure scelte. La “casa”/oikoς non è dunque un luogo fisico e statico, ma è uno spazio che racchiude il tempo passato attraverso i ricordi, ed apre al tempo futuro attraverso l’immaginazione e il sogno, le uniche armi in grado di dare una forma nuova alla realtà.
Si intitola “L’inutilità del male. Diario di un’ingiustizia” (Falco editore) il libro di Mario Saccone, storia di una ingiustizia, il racconto di un uomo normale che a un certo punto della sua vita vive un incubo. Un uomo normale che conduceva una esistenza tranquilla attenendosi sempre alle regole. Un uomo normale che viene offeso in maniera insopportabile senza alcuna giustificazione. La vicenda inizia nell’ottobre 2012 in una città di provincia calabrese, il protagonista è un onesto dipendete INPS che si ritrova coinvolto insieme ad altri 5 colleghi nell’accusa di truffa ai danni dell’ente di un patronato locale. Passeranno due lunghi anni prima di vedere cancellati i loro nomi dall’accusa e ottenere le scuse generali, dimostrando la loro completa estraneità ai fatti. Il libro è una riflessione sul funzionamento non solo della macchina della giustizia in Italia ma anche della potenza dell’informazione, che sfrutta i casi eclatanti per fare audience senza curarsi della dignità delle persone coinvolte, messe al rogo ancor prima di una sentenza.
F.V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA