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Catanzaro - “Le persone con sindrome di down non sono eterni bambini, ma adulti semplici, e il loro livello di disabilità è influenzato in gran parte dal contesto sociale in cui sono inseriti”, queste le parole di Francesco Cadelano, pedagogista all'interno del "Corso di educazione all'autonomia" della sezione di Roma dell'Aipd, l’Associazione Italiana Persone Down, che si pone, dal 1979, come punto di riferimento per i genitori, gli operatori socio-sanitari e tutti coloro che si occupano delle persone con questa disabilità. “Non è affatto una malattia, ma una condizione genetica stabile per tutta la loro vita”, ha tenuto a specificare Cadelano nel corso dell’incontro di mercoledì mattina, dal titolo “Lavoriamo in rete – Percorsi di inserimento lavorativo nei territori del Sud”, organizzato con il sostegno della “Fondazione con il Sud” e tenutosi presso la sala conferenze del Musmi di Catanzaro, al quale hanno preso parte, tra gli altri, Maria De Caro, presidente dell’Aipd sezione provinciale di Catanzaro, Amalia Traversa, referente del servizio presso Aipd sezione di Catanzaro, Stefania Puccio, commercialista e consulente del Lavoro, e Clelia Giordano, direttore del “Calagreca Beach Resort” di Isola Capo Rizzuto, scelto per un primo stage dei ragazzi individuati nel progetto.

Dopo i saluti istituzionali, da parte di Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio, Gabriella Celestino, assessore alle politiche sociali, Antonio Montuoro, in rappresentanza dell’Asp Catanzaro, e Luigi Francesco Cuomo, in rappresentanza del Csv Catanzaro, si è scesi direttamente nel cuore dell’argomento, ovvero la fondamentale importanza di sensibilizzare e informare le aziende, ma anche le famiglie, riguardo all’integrazione e all’inserimento nel mondo del lavoro delle persone con sindrome di down, le quali al momento sono occupate solo al 13% sul territorio nazionale. A tal proposito è stata sottolineata l’importanza dell’educatore, mediatore tra il soggetto in questione e i colleghi di lavoro, oltre che principale responsabile del loro sano e normale inserimento in questo mondo. La rivoluzione segnata infatti dalla legge 68/99 consentirebbe un collocamento mirato, favorendo l’integrazione, oltre a gestire l’organizzazione stessa del lavoro. Poi, si sa, in Italia il più delle volte le leggi restano solo sulla carta, ma a maggior ragione resta fondamentale la collaborazione e la sensibilità degli uomini affinché tutti, nessuno escluso, possano avere la loro dignità.

M.L.P.

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