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Samuel-Pisani-bioeticista.jpgLamezia Terme - In riferimento al provvedimento approvato dal Comune di Lamezia Terme sui “Testamenti biologici”, occorre asserire fin da subito che si tratta di un testo anacronistico, che non è esente da critiche, non solo per i suoi principi utilitaristici e contrattualistici che oggi dilagano purtroppo nella società attuale, quanto piuttosto per una serie di soluzioni ambigue e tecnicamente insoddisfacenti. Una di queste è la scarsa qualità redazionale del suo testo scritto già percettibile a partire dal titolo: “Regolamento comunale per il registro dei testamenti biologici”. Il termine “Testamento” proviene difatti dall’orizzonte tipicamente giuridico.   Non è forse una forzatura applicare un termine legale ad una realtà molto più complessa e articolata quale la vita umana? Non sembra forse che quest’ultima si metta alla pari delle questioni patrimoniali che sono alla base del testamento giuridico? Non passa forse l’idea che non ci sia nessuna differenza tra il soggetto del testamento biologico che è una persona viva ed il soggetto del testamento giuridico le cui volontà iniziano a produrre i propri effetti solo dopo la sua morte? Non si legge forse l’intenzione di rendere vincolanti le scelte sulla vita umana alla pari di quelle fatte sui beni materiali? Queste sono solo alcune delle questioni che accorerebbe quantomeno prendere in seria considerazione.  
Successivamente, si denota la carenza di “dettagli” non poco rilevanti. Nell’art. 1 si sostiene difatti che: «Il Comune di Lamezia Terme, in osservanza alle leggi nazionali e allo Statuto Comunale, nell’ambito della propria autonomia e potestà amministrativa, tutela la piena dignità delle persone e ne promuove il pubblico rispetto». Tale testo sarebbe stato di gran lunga più attendibile se si fosse specificato quali leggi nazionali si starebbero osservando in modo tale da capire in un secondo momento, in qual misura l’autonomia e la potestà amministrativa, che va certamente riconosciuta all’ente locale, siano in continuità con esse. Questo non per un cruccio dettato da puro “perfezionismo”, bensì per precisare una situazione giuridica che già a livello nazionale appare abbastanza controversa.
In seguito negli articoli 2, 3 e 4 il Regolamento decide di focalizzarsi approssimativamente su due istituti, il Fiduciario ed il Registro, che nell’economia di tale testo, appaiono essere rivolti solo alla tutela dell’ambito delle decisioni individuali in previsione di un’eventuale futura incapacità e non alla tutela della vita della persona che non può essere inserita a buona ragione minimamente in un riduttivo rapporto diadico (Dichiarante- Fiduciario). Viene da chiedersi difatti: quanto ed entro quali confini un “testamento biologico” garantito solo da un Fiduciario e da un Registro, può essere una soluzione alla nostra solitudine ed ai nostri timori che sembrano oggi più che mai andare ben al di là di un contesto prettamente giuridico e procedurale?
“Dulcis in fundo”, la questione relativa all’attualità di tale strumento. Nelle ultime righe del Regolamento comunale si legge: «Attraverso successiva dichiarazione, da rendersi secondo le modalità sopra riportate, sarà in ogni momento possibile modificare o revocare le precedenti volontà». Se è vero che la finalità del “testamento biologico” è quella di salvaguardare la volontà del soggetto interessato fino all’ultimo istante, occorre prendere coscienza allora che il fatto di poter modificare tale atto in qualsiasi momento, risolve il problema solo parzialmente, giacché certamente quella presente sarà l’ultima volontà della persona espressa nel tempo, ma non quella attuale.
Mi chiedo allora se basterà aver approvato tale regolamento per tentare di rispondere a questi interrogativi, che racchiudono solo una parte degli aspetti molto più ampi e complessi che il caso presenta. Il dialogo tanto menzionato solitamente precede gli atti e non li segue. L’urgenza e l’ansia di seguire gli altri comuni che hanno per primi approvato tali regolamenti, ha portato ad un’azione senza pensiero, che è ricorsa, o meglio, ha cercato di ricorrere ad un esercizio della funzione legislativa che si è rivelata però mediocre. Pertanto, scegliere la strada più agevole, cercando di aggirare gli ostacoli è soltanto un’illusione portata avanti dalla ferocia di alcune ideologie che  in nome di convinzioni del tutto ignare dei pericoli ai quali si potrebbe andare incontro, pensano di farsi strada a colpi di maggioranza, come se il bene e il giusto potessero essere stabiliti dai numeri e dalle masse.

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