
Lamezia Terme - Parte da Lamezia la campagna referendaria del Pd regionale: denso di interventi e presenze di rilievo, l’incontro “Basta un Si: il Pd in campo per il si sulla riforma costituzionale” ha visto al tavolo dei lavori il sottosegretario di Stato Marco Minniti, il presidente della Regione Mario Oliverio, il segretario regionale Ernesto Magorno, il responsabile della campagna referendaria Demetrio Battaglia, introdotti e moderati dai segretari di circolo Giulia Veltri e Antonino Castorina. In platea diversi sindaci e onorevoli, fra cui Fernanda Gigliotti, Anna Maria Lanzetta, Arturo Bova, Franco Bruno. Dopo i saluti di Magorno ad aprire gli interventi è stato il professor Gino Crisci, rettore Unical, che a titolo personale si è espresso sul problema della staticità e del “conservatorismo di fatto che regna in Italia” dove “non si ha il coraggio di cambiare niente”. Necessità di cambiamento anche nelle parole del segretario CNA regionale Pepparelli e di Angela Robbe, responsabile regionale di Legacoop, che hanno preceduto gli interventi di taglio nettamente politico posti ad acme dell’evento.
“Ci troviamo di fronte ad una riforma che incide positivamente nel tessuto politico sociale e culturale del paese - dichiara Battaglia - e se serve una riforma sostanziale non si può fare se non in un quadro normativo che favorisca il cambiamento in questa direzione. Questa riforma, che consente di esercitare la democrazia in maniera veloce e snella, non conferisce poteri maggiori al Governo ma solo maggiore stabilità”. Oliverio si esprime sul superamento possibile del bicameralismo, mantenendo il quale “si rischia di ingessare l’Italia ad una prospettiva di lentezza. Del resto, la sua modifica è una discussione aperta dal ’68”.
Minniti: serve circuito più stretto fra l’elettore e il parlamentare
Storicizzato e fortemente retrospettivo anche l’intervento conclusivo, affidato a Marco Minniti, che dopo un breve riferimento al ’68 giunge dal momento, più recente e fortemente drammatico, dell’assegnazione del secondo mandato a Napolitano, “accettato da lui solo a patto che il Parlamento si assumesse un impegno d’onore per cambiare le regole del gioco, per non doversi ritrovare di nuovo in quelle condizioni. Questo non è ancora stato fatto”. Ancora, il periodo Berlusconi, e la possibilità paventata che sia l’elezione popolare del Presidente della Repubblica a condurre a derive autoritarie. Necessaria invece l’esistenza di “un circuito più stretto fra l’elettore, il parlamentare, le decisioni che vengono prese in questo paese”. e, concludendo, “Non credete a chi dice che un minuto dopo la vittoria del No si farà una riforma costituzionale “seria”: sfido parte del Pd a sedersi a un tavolo con Berlusconi, Salvini e Grillo. Sicuramente non ci metteranno poche settimane”. Tutti concordi nel dire che il referendum non sia un fatto interno al Pd di Renzi, ma un bivio storico per l’Italia.
Giulia De Sensi
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