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Catanzaro – Fuori dagli standard europei per l'ambiente su discariche e trattamento delle acque di scarico nei centri urbani. Arriva dalla Commissione europea la stangata: l’Italia, infatti, è stata deferita alla Corte di giustizia Ue per la mancata bonifica o chiusura di 44 discariche che "costituiscono un grave rischio per la salute umana e l'ambiente". Bruxelles ha anche emesso un parare motivato complementare, ulteriore tappa della procedura d'infrazione, contro l'Italia perché finora non ha messo a norma i sistemi di trattamento delle acque reflue, comprese le reti fognarie, in 758 comuni con più di 2000 abitanti. Il problema, si legge in una nota della Commissione, investe ben 18 regioni e 18 milioni di persone. Per quanto riguarda le discariche, non sono in regola 11 siti in Abruzzo, 23 in Basilicata, 2 in Campania, 3 in Friuli Venezia Giulia e 5 in Puglia. Si tratta del primo deferimento alla Corte e l'Italia per ora non rischia di subire multe, anche se le multe milionarie sono arrivate in passato, prima per le discariche abusive su tutto il territorio nazionale e poi riguarda l'emergenza rifiuti in Campania.

La Commissione ha inoltre inviato una richiesta di parere motivato, una specie di ultimo avviso, per la mancata conformità delle reti fognarie dei centri urbani con un 'carico' di acque reflue equivalente a più di 2.000 abitanti. Si tratta di 758 "agglomerati", che secondo le norme europee non corrispondono sempre alle città ma includono centri come Bergamo, Roma, Firenze, Bari, Pisa, una parte di Napoli. In totale sono 18 le regioni coinvolte, con la situazione peggiore in Calabria, Campania e Sicilia, con irregolarità riscontrate rispettivamente in 129, 108 e 175 agglomerati. Le altre regioni sono: Abruzzo (18 agglomerati), Basilicata (40), Calabria (129), Campania (108), Friuli Venezia Giulia (7), Lazio (4), Liguria (6), Lombardia (92), Marche (46), Piemonte (1), Puglia (27), Sardegna (41), Sicilia (175), Toscana (33), Trento (1), Umbria (5), Val d'Aosta (1), Veneto (24). Secondo quanto risulta alla Commissione, la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Bolzano, che figuravano nell'elenco, hanno regolarizzato la propria posizione. 

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