
Lamezia Terme – Noi con Salvini, Fratelli d’Italia e Udc intervengono sul piano strutturale comunale che dovrà essere approvato in consiglio comunale. “Del PSC (Piano Strutturale Comunale) di Lamezia Terme si continua a parlare tra le categorie professionali coinvolte, preoccupate del loro futuro professionale e della crescita della città, ma anche tra le forze politiche cittadine, almeno tra quelle che non siedono tra i banchi della maggioranza. Tante sono le discussioni e le posizioni messe a confronto, si cerca di valutare se vale la pena approvare il PSC così com’è o continuare a chiedere al Sindaco ed alla Giunta di ritirare in autotutela la delibera di adozione fatta dal precedente Consiglio in situazioni tutte al limite della legalità e con molti dubbi tecnici, amministrativi e di conflitto d'interessi di molti consiglieri”. Secondo i tre gruppi politici di Noi con Salvini, Fratelli d'Italia e UDC, “di area centrodestra ma non allineati alle posizioni politiche del sindaco Mascaro”, quella di portare in consiglio comunale il PSC per la definitiva approvazione sarebbe la scelta più scellerata che questa amministrazione potrebbe fare perché verrebbero disattese le promesse fatte dal Sindaco e dai partiti della sua coalizione durante la campagna elettorale ultima combattuta “contro” le scelte – anche urbanistiche – del decennio Speranza.
Mascaro e tutti i partiti che lo appoggiavano preannunciavano orgogliosi la rivisitazione totale del PSC, della sua struttura portante, delle norme confuse e spesso elusive delle vere problematiche del territorio...dalla sua elezione, invece, pare che il Sindaco abbia avuto timore anche solo di ritirare una delibera di adozione del PSC che appariva ed appare solo una brutta pagina della storia politica lametina. Neanche l'approvazione della nuova revisione della legge urbanistica regionale ha portato il Sindaco e la sua Giunta a miti consigli; approfittando di alcune norme specifiche, avrebbero potuto già da qualche mese ed ancora potrebbero lavorare per annullare dal PSC redatto tutto ciò che è “pericoloso” per la città ed il suo sviluppo e potrebbero inserire norme ed indirizzi di sviluppo che darebbero l’opportunità al Sindaco di ridisegnare la città secondo le reali esigenza del territorio. L'assessore all'Urbanistica, arch. Annamaria Scavelli, si sottrae ai confronti pubblici ed anche a quelli politici in Consiglio e non sappiamo se per sua scelta o per volontà del Sindaco che accentra su di se ogni problematica, abile com'è nel ruolo di avvocato della sua Giunta. Una cosa evidente, per stessa ammissione dell'Assessore, è che si è riesumato il primo PSC del prof. Crocioni, il Piano del Sindaco Speranza e dell'Assessore Iovane, quello portato avanti da quelle Giunte che l'attuale Sindaco Mascaro ha sempre contestato ed irriso. Lo strumento urbanistico adottato parte da una lettura non corretta del territorio, delle risorse e delle criticità dell’area, delle dinamiche insediative e di crescita urbana ed economica, proponendo un modello di sviluppo slegato dal reale contesto territoriale ed urbano. Il consumo di suolo a discapito del territorio agricolo, che costituisce una delle più forti identità della città della piana, lo studio superficiale di problematiche complesse e quindi la conseguente carente progettazione della fascia costiera, della aree termali, dei centri storici e dell’ex area industriale, che dovrebbero essere i nodi strategici di sviluppo, l’assenza di interventi “di progetto urbano” per le aree illegittimamente edificate ed interstiziali, che addirittura vengono trattate come aree consolidate, alla stregua delle ex zone territoriali omogenee di tipo B, sono tutti indicatori di scelte pianificatorie errate e pericolose oltre che non rispondenti alle reali esigenze della città.
Si elencano qui di seguito una serie di problematiche che avrebbero dovuto essere approfondite e risolte ma che, invece, sono rimaste inevase o trattate in modo poco adeguato: il concetto di perequazione urbanistica, applicato sull'intero territorio comunale per la futura gestione delle volumetrie e delle aree fondiarie e destinate agli standard urbanistici; la costituzione di un Ufficio di Piano per la gestione della complessa normativa e per la gestione dei volumi e di tutto quanto scaturisce dall'applicazione di metodologie perequative; la necessità di una progettazione urbanistica di dettaglio di comparti complessi come le aree abusivamente edificate che potrebbero contenere le eventuali future espansioni e l'area termale che potrebbe finalmente trasformarsi in un'area di sviluppo turistico; la scala di progettazione del P.S.C. e la necessità di renderlo praticamente utilizzabile dai tecnici mediante rilascio di supporti digitali facilmente utilizzabili da software C.A.D.; la redazione di un Regolamento Edilizio Urbano con norme chiare, semplici e corredate – ove necessiti - di schemi grafici di dettaglio esplicativi dell'applicazione delle stesse norme (urbanistiche ed edilizie) altrimenti lasciate all'interpretazione soggettiva e quindi assoggettabili a future circolari interpretative che potrebbero produrre continui contenziosi. I tre rappresentanti politici cittadini concludono “auspicando un rapido cambio di marcia da parte della Giunta Mascaro e da parte dell'intero Consiglio comunale. La grave crisi economica in atto, che da diverso tempo ha attanagliato la città, può essere affrontata solo mediante l'adozione di misure e strategie economiche e quindi anche urbanistiche con ricadute dirette nell'ambito di un settore da sempre strategico per l'economia lametina che è quello dell'edilizia. L'approvazione di strumenti urbanistici attuativi semplici e chiari che consentano progettazioni appetibili dal settore delle imprese, la rapidità delle fasi istruttorie senza lunghi contenziosi di carattere tecnico ed amministrativo tra le categorie professionali e gli uffici comunali, la sburocratizzazione dei percorsi amministrativi per l'attivazione di quel tanto sbandierato slogan della campagna elettorale che auspicava “Il mio Comune amico”.
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