
Lamezia Terme - "Nel duplice ruolo di Dirigente nazionale Udc e commissario ad acta, dopo le ombre gettate sul partito, ho ritenuto opportuno rinviare il congresso regionale previsto per sabato 26 novembre. Ieri ho spedito all’ufficio centrale del tesseramento una lettera per fare piena luce su quanto denunciato. Il responsabile dei tesseramenti era l’avvocato Giancarlo Nicotera, se ciò che è successo a Lamezia non è accaduto nelle altre province, è perché qui c’è stata inadeguatezza nello svolgimento del compito”. Rispedisce la patata bollente al mittente l’onorevole Francesco Talarico, che alla vigilia del congresso regionale si è visto costretto a convocare una conferenza stampa al T hotel per dare la sua versione dei fatti sul caso esploso in merito ai tesseramenti illegittimi dell’Udc. Un incontro voluto con i giornalisti per chiarire la sua pozione dopo l’esposto presentato in Procura dal gruppo consiliare e condiviso da altri 100 iscritti, culminato inoltre con l’autosospensione dal partito.
E in effetti le accuse arrivate dal segretario cittadino Giancarlo Nicotera, dal Presidente Massimo Sdanganelli e dal consigliere comunale Pasquale Di Spena pesano come un macigno. 1702 tesseramenti nella provincia di Catanzaro non sono stati firmati dal segretario Nicotera, il quale aveva dichiarato di poterne garantire la veridicità solo per circa 170. “Le adesioni oltre ad essere illegittime – aveva pochi giorni fa precisato Nicotera - potrebbero (parte di esse) essere anche false o potrebbe essersi verificato che nelle stesse siano state tesserate persone ignare di tale attuale adesione, in quanto non esiste alcuna firma di validazione e/o presentazione da parte del commissario provinciale, per come sarebbe dovuto avvenire”.
Uno scontro senza esclusione di colpi, iniziato mesi fa proprio con perplessità mostrate sui tesseramenti e proseguito poi con la chiusura della sede cittadina, il commissariamento del partito e la richiesta d’espulsione di Nicotera da parte di Tommaso Brutto. Sulle anomalie delle adesioni i dirigenti lametini hanno più volte scritto al nazionale e regionale, senza mai, a loro dire, aver ricevuto risposta per ulteriori approfondimenti. Ma la versione di Franco Talarico è arrivata oggi, affiancato dai commissari responsabili delle province Tommaso Brutto, Ottavio Bruni, Vincenzo Camposano e Marco Martino.

“Mi sembra strano che il tutto avvenga pochi giorni prima del congresso regionale. Dall’avvocato Giancarlo Nicotera, l'unico incaricato a vigilare sui tesseramenti – ha proseguito Talarico con carta alla mano – è stata firmata una lettera indirizzata a Roma l’11 aprile scorso, dove comunicava che le adesioni erano state 1702 assumendosene tutte le responsabilità, quando sarebbe dovuto intervenire prima o si sarebbe potuto dimettere. E’ stato firmato anche da lui un assegno circolare di 5mila euro. Non è giusto creare una confusione cosi grande arrivando ad offendere tutti i tesserati della Calabria” ha proseguito poi.
Talarico ricostruisce così l’iter sui tesseramenti spediti a Roma. “Le adesioni, con un contributo di 5 euro sono state firmate e consegnate al responsabile provinciale del tesseramento. Egli stesso è l’unico ad avere una password personale per caricare i nominativi e spedirli a Roma, ma ciò non è stato fatto. “Ho chiesto così a Roma – aggiunge - se era possibile inviare una lettera che attestasse i 1702 iscritti. A risposta affermativa, alcuni collaboratori mi hanno dato una mano per caricare le adesioni”. Un mistero quello calato sui tesseramenti, soprattutto perché tra i nominativi, come era stato previsto da Nicotera, risulterebbero persone ignare (tra cui addirittura un prete) con tanto di numero delle carte d’identità, ma che non hanno mai dato adesione al partito. I modellini d'iscrizione cartacei inoltre, non si è riuscito ancora a stabilire di chi siano attualmente in possesso.
“Chiedo scusa alle persone che si trovano iscritte senza saperlo – ha concluso Talarico - perché non so chi ci sia dentro. Scusa dovrebbe chiederla anche Nicotera, in quanto il responsabile era lui. Se la procura mi chiamerà porterò tutti i documenti e giudicherà”.
Alessandra Renda
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