
Lamezia Terme - Anche il 2021 è stato un anno disastroso per la produzione di miele, pertanto, tanti apicoltori da nord a sud hanno lanciato il loro disappunto, a causa dei cambiamenti climatici, dell’uso di pesticidi. L’Apicoltura Miceli, che dal 2010 anni porta avanti la tradizione di famiglia e realizza diversi prodotti derivati dall'arnia (miele, idromele, aceto di miele, propoli, propoli junior e sciroppo "Mieloppo") ha testimoniato la propria amarezza: “2021: l’anno in cui abbiamo davvero toccato il fondo! Veleni, inquinamento, cambiamenti climatici sono un mix di circostanze micidiali per tutta la Natura. Per produrre in grande abbiamo perso il piccolo, il locale, il contadino della porta accanto e i suoi prodotti appena raccolti. La più bella shopping bag ecologica era ‘u panaru’". "Ma come mai non avete miele?” è la domanda che ancora alcuni ci rivolgono. La richiesta è altissima, oggi più che mai - spiega - Se solo ci fosse abbastanza prodotto o se ne acquistassimo a basso prezzo, magari dall’estero e chissà se è davvero miele, sicuramente non staremmo a lamentarci. E invece non riusciamo ad accontentare neppure alcuni dei nostri storici clienti, quelli che il nostro “oro” lo ordinano già un anno prima. E poi, oltre al miele ci sono la propoli, la pappa reale, la cera e tantissimi altri derivati dell’alveare che rischiano di svanire. Il problema principale è che è seriamente compromessa la vita delle api. E nonostante ciò che è scritto su alcuni post che circolano in rete, a poco serve cibare un’ape sofferente sul balcone con acqua e zucchero: sono gli apicoltori ad allevare questi insetti. Tra le altre cose non c’è nutrimento migliore di quello che già si raccoglie in natura. Purtroppo spesso ormai non lo trovano più. E finisce malissimo per loro, per il nostro miele, per la vita di tutti”.
Apicoltura, “una crisi che va avanti da diversi anni”
“E non si tratta solo del 2021 - continuano - perché la crisi di api e apicoltori è già in atto da diversi anni, forse inizia già un decennio fa. Per fortuna cresce l’interesse verso questi imenotteri, aumentano hobbisti e appassionati. Ma lasciateci dire che, a meno che ogni famiglia italiana non abbia almeno un’arnia a casa, il che sarebbe bellissimo, così come, sempre in un mondo perfetto, potrebbe essere per gli orti, il peso maggiore in questa questione lo fanno le aziende. Allora che succede se chi si prende cura delle api è in difficoltà? Siamo in ginocchio ma a poco servono, a nostro parere, indennizzi promessi che chissà se e quando arriveranno, per chi e se basteranno quantomeno ad asciugare le lacrime”.

Il punto, “vere leggi a tutela ambiente e gente disposta a seguirle”
“Il punto - specificano - è che per tutelare davvero le api servirebbero subito delle vere leggi a tutela dell’ambiente e gente disposta a seguirle, subito. Misure di cui tutti i politici parlano ma per domani. Come al solito, rimandiamo. E oggi? Anche per le api: s’investe in studi, biomonitoraggi, tecniche innovative, robot in arnia e scienziati. Per carità, tutto buono, ma poi quotidianamente a farne le spese sono quelli con lo scafandro che non vedono applicato nessun rimedio. Combattiamo da tempo, ormai. A denti stretti, pronti a rinnovarci ed innovarci, affrontare nuovi nemici e malattie, tentare nuove soluzioni. Qualcuno parla già di rivoluzione in apicoltura. Perché anche lo stesso calendario apistico, visto che non si può fare più affidamento alle stagioni, può variare. L’apicoltore deve farsi quotidianamente interprete delle situazioni. Rischiare, sudare il triplo nelle tute. E per cosa poi? Se i prodotti dell’alveare non sono più sufficienti e se ormai la maggior parte sono costretti a diversificare, chi con le marmellate, chi con il vino, chi con l’olio... Forse per rivestire, un giorno, i panni dei “supereroi”? Di quelli che, come succede già in America, per campare oltre a raccogliere sciami d’api (casomai se ne trovassero ancora!), fanno servizio come distruttori di nidi di vespe e calabroni? Tra le specie a rischio ci sono anche tantissimi altri insetti impollinatori o comunque utilissimi in natura. Tante straordinarie api solitarie, ad esempio. E bombi, farfalle. Quanti tra i nostri ragazzi hanno conosciuto la magia delle lucciole sui nostri sentieri?”
"Difendere e considerare nostra la natura, 'sinnò ùagliu e fhrutta un si ‘ndi fha!'"
“Non possiamo avere la soluzione, non possiamo fare ciò che vorremmo - incalzano ancora - Non siamo regine ma semplici operaie. Prima di adottare un’arnia o un apicoltore dovremmo imparare a considerare nostra la Natura. Difenderla, come casa nostra. Eppure alcuni giorni, osservando il fiume all’interno della nostra azienda ci rendiamo conto che si ci potrebbe giocare a chi pesca più plastica, mascherine, guanti e copertoni. Oltre le leggi, chiunque può far del suo oggi. E anche i piccoli spesso sbagliano. Perché ammesso che noi teniamo un impeccabile stile di vita total green, sicuramente abbiamo anche l’amico che per tenere il giardino pulito spruzza l’erbicida o la mamma che per il verme dei gerani mette subito il ‘prodottino’ consigliato dal negoziante, il vicino che ha quattro alberi d’ulivo ma fa passare trattorate di trattamenti a tutto gas. Bardati, peggio dei medici nel reparto covid, nebulizzano il “santo” pesticida. Dicono ‘sinnò ùagliu e fhrutta un si ‘ndi fha!’ E perché? Noi, anche a causa loro, riusciamo a fare il miele? Questi veleni finiscono nel nostro cibo, nella nostra acqua…già oggi! I semi nascono così già “trattati”, già avvelenati, compresi quelli delle fioriture spontanee, di cui la Calabria è gran custode, che sono preziosissime per l’alimentazione delle api. Anche gli apicoltori a volte sbagliano. Vendendo il miele a basso costo: svalutandolo. E quando il miele costa troppo poco in teoria qualche dubbio dovrebbe sorgere. In molti hanno deciso di passare ad api non autoctone sponsorizzate come se fossero macchine da guerra nonché da miele, forti e pacifiche: le api della rinascita. Ormai diffusissime queste stanno seriamente mettendo a rischio l’esistenza della nostra apis mellifera ligustica. Essere in crisi non vuol dire necessariamente perdere bussola e coerenza".
“Adottare uno stile di vita ecologico”
“In attesa di queste leggi del domani - concludono dall’azienda - che ci siamo dimenticati di fare ieri e che oggi rimandiamo, per chi volesse reagire e fare qualcosa subito, visto che spesso ce lo chiedono moltissime persone comuni: per salvare le api basta semplicemente avere senso civico, adottare uno stile di vita ecologico e rispettoso dell’ambiente OGGI, punto. Non esiste nessun’altra ardua pratica che l’apicoltore possa rivelarci. Piantare alberi e fiori se si può e sperare assieme a noi. Forse, purtroppo, anche già da ieri…”.
Francesco Ielà

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