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Lamezia Terme - Studenti in piazza anche in Calabria. Oggi le strade delle principali città italiane tornano ad animarsi per lo sciopero generale indetto dall’Usb contro riarmo e carovita, con lavoratori, pensionati, studenti, movimenti per la casa e realtà pro-Pal. 

A Lamezia Terme è in corso un presidio promosso da USB PI Sanità Calabria davanti al Presidio ospedaliero “Giovanni Paolo II”. Attraverso striscioni e slogan, i manifestanti richiamano l’attenzione sul crescente carovita e sulle criticità che interessano il sistema sanitario, a partire dalla carenza di personale. Mentre a Decollatura gli studenti hanno promosso un sit-in davanti l'istituto Costanzo. 

A Cosenza studenti e lavoratori insieme, in corteo anche trattori

Oltre 1.500 tra studenti e lavoratori si sono ritrovati questa mattina in Piazza Loreto, a Cosenza, per aderire allo sciopero generale indetto dall'Usb. In corteo hanno sfilato studenti, docenti delle scuole e universitari, agricoltori con i propri trattori, autotrasportatori, piccoli imprenditori, attivisti e sindacalisti.

"Oggi siamo qua in piazza - ha detto una studentessa - perché in una regione povera come la nostra il costo della vita è diventato insostenibile. Il governo deve dare delle risposte chiare perché fino ad ora è riuscito a dimostrare solo inadeguatezza rispetto al disagio sociale che in tutta Italia si sta manifestando sempre più forte. Siamo tutti uniti nelle stesse lotte perché il tema del carovita e della guerra ci riguarda tutte e tutti: siamo qua studenti, agricoltori, autotrasportatori, universitari, famiglie, lavoratori, insomma tutti quanti insieme, perché crediamo che le lotte si debbano fare insieme, perché solo uniti si vince".

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La mobilitazione nazionale è nata per denunciare l'impennata dei prezzi, del carburante in particolare, con il carrello della spesa ormai sempre più proibitivo, a fronte di salari e pensioni che il sindacato indica come bloccati da anni o non adeguati all'attuale costo della vita.

Al centro della protesta il dissenso verso le politiche del governo Meloni, accusato dai manifestanti di favorire banche e compagnie petrolifere e di destinare decine di miliardi al riarmo e alla spesa bellica anziché ai servizi sociali, alla scuola e alla sanità. 

"Oggi siamo in piazza per lo sciopero generale dell'Usb - ha detto Stefano Catanzariti, rappresentante Usb - indetto a livello nazionale e a livello internazionale per ribadire che dobbiamo dire basta a questa economia di guerra. Vogliamo che il governo, l'Europa, guardino alle famiglie, guardino a quello che stiamo subendo giornalmente con il rincaro dei prezzi del carburante, del costo dell'energia, del costo del carrello e che si tolga alla guerra, alle spese militari, andando a investire sul lavoro, sui salari, sull'economia familiare, rimettendo al centro la dignità delle persone".

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Sciopero a Catanzaro: "Contro un sistema che investe nelle guerre"

Circa duecento tra studenti e lavoratori, aderenti al sindacato di base Usb, esponenti di Potere al popolo, Avs e Arci hanno sfilato questa mattina in corso Mazzini, nel centro storico di Catanzaro, tra striscioni e cori nell'ambito della manifestazione indetta contro il caro vita in occasione dello sciopero generale proclamato dal sindacato.

In particolare hanno aderito studenti e studentesse del liceo classico, del liceo scientifico Siciliani De Nobili, dell'istituto tecnico biologico, dell'istituto tecnico tecnologico e dell'istituto tecnico commerciale. I manifestanti si sono prima radunati in piazza Matteotti per poi spostarsi in corteo verso piazza Prefettura.

"Le ragioni di questa protesta sono le stesse che da quasi un mese stanno mobilitando l'Italia e l'Europa", ha spiegato Amina Mohamoud Jama, tra le organizzatrici della manifestazione. La studentessa, che frequenta il quinto anno al liceo classico, ha aggiunto: "Come studenti siamo contrari a un sistema che continua a investire nelle guerre, sottraendo risorse al nostro futuro, anziché puntare sulla formazione di cittadini consapevoli e sull'istruzione, ma soprattutto sulla sanità. Assistiamo a situazioni davvero gravi, anche nella nostra città. Per prenotare visite mediche di base in ospedale si arriva ad attendere anche un anno o più".

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"C'è poi la questione del caro vita, un problema che riguarda non soltanto gli studenti, ma soprattutto i lavoratori. Un altro aspetto che contestiamo - afferma la studentessa - è l'atteggiamento del governo nei confronti delle manifestazioni e, in particolare, quello dei mass media, che spesso rappresentano le proteste come eventi caratterizzati esclusivamente dalla violenza. In realtà, la maggior parte degli italiani scende in piazza ed esercita il proprio diritto a manifestare in maniera civile e pacifica".

Circa un migliaio in piazza a Reggio Calabria

Circa un migliaio tra studenti e lavoratori si sono riuniti questa mattina in piazza De Nava a Reggio Calabria per l'avvio del corteo organizzato dall'Usb in occasione dello sciopero generale. "Siamo abbastanza scoraggiati", dice una ragazza.

"Noi siamo qui - aggiunge - perché vogliamo dare solidarietà anche agli altri ragazzi che come noi in tutte le città d'Italia, in tutta Europa, combattono per quello in cui credono. Le risposte che vorremmo è che ci potrà essere veramente un cambiamento. Ci dicono sempre che noi siamo il futuro, ma noi siamo qui in piazza per far vedere che prima siamo il presente". Peppe Marra, dell'Usb Calabria, ricorda anche che "oggi scioperano tante realtà portuali".

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"Siamo qua - spiega - con gli studenti in un periodo storico che vede un nuovo entusiasmo ed è una cosa importante. La storia ci insegna che quando i lavoratori e gli studenti hanno sposato le stesse cause qualcosa, nel nostro paese, è sempre migliorato. C'è un fermento in Italia imprevedibile e incontenibile". Secondo Marra "è un segnale chiaro di rabbia sociale. Si è parlato tanto in questi giorni di cattivi maestri, di strategie segrete dietro le piazze, ma quello che noi vediamo e che c'è una reale rabbia dovuta chiaramente alla difficoltà sociale che è oggettiva". A fianco degli studenti e del sindacato Usb c'è anche Orsa Porti. Per il suo rappresentante Domenico Macrí "anche Reggio e il Sud devono dare la loro risposta a scelte governative politiche sbagliate. Se si punta a fare delle economie di guerra tagliando sui servizi sociali, sull'istruzione, sulla sanità, sui trasporti, è normale che anche Reggio scenda in piazza".

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