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Lamezia Terme - “Il Giudice Livatino: la Santità nella vita quotidiana ‘Sub Tutela Dei’”. Questo il tema dell’incontro organizzato nei giorni scorsi dalla parrocchia San Giuseppe Artigiano alla presenza di Domenico Airoma, Procuratore di Napoli Nord, vice presidente del Centro Studi Rosario Livatino e reggente vicario di Alleanza Cattolica, e di Salvatore Curcio, Procuratore della Repubblica di Catanzaro. Nell’introdurre l’incontro, il parroco, don Fabio Stanizzo, tra le altre cose, ha sottolineato che “con questi incontri si vuole parlare ai giovani perché saranno loro un domani ad occupare i ruoli di responsabilità nella società”.

Airoma, nel corso dell’intervento, ricordando la sua attività, svolta in Calabria della quale conserva “bei ricordi” ha raccontato di aver conosciuto personalmente Paolo Borsellino e Giovanni Falcone ma non Rosario Livatino la cui attività ha avuto modo di approfondire grazie ad un lavoro di ricerca sui magistrati che si sono sacrificati nel corso della loro carriera.

Si accorse che della figura di Livatino nessuno ne parlasse. Spulciando i giornali del tempo, ad esempio, notò che una importante testata nazionale, nell’annunciare l’omicidio di Livatino, titolò: “Assassinato giudice a Canicattì” senza riportarne il nome. Nel corso del suo lavoro ricevette un biglietto che lo ringraziava in quanto “c’era qualcuno che si occupava di suo figlio”.

Airoma ha poi spiegato che, per capire in modo più profondo la figura di Livatino occorre fare la cosiddetta composizione di luogo: Canicattì, lo stabile in cui abitava ero lo stesso del capo mafia.

Dunque, Livatino non è stato un personaggio che è venuto da fuori, personalmente si rendeva conto di come viveva la sua gente ed affrontava il suo lavoro senza gli strumenti odierni messi a disposizione dei magistrati di oggi (Dda, 41 bis, etc etc). Di fronte a Livatino si ponevano due strade o fare l’acquiescente o avere la schiena dritta.

Lui sentiva di essere chiamato a rendere giustizia come vocazione, fare giustizia come preghiera a Dio. Il giudice credente e quello non credente hanno entrambi un aspetto spirituale, uno rivolto a Dio l’altro rivolto al bene comune.

La difficoltà sta nel trovare la luce, ogni funzione istituzionale, che è un servizio, ha bisogno della luce per meglio svolgere il proprio dovere. Diremmo ha bisogno di un “Munus” che viene dall’alto.

Livatino diceva che “nessuno è luce assoluta per sé stesso”. Dunque Livatino – come ha sottolineato Airoma - è santo e patrono dei magistrati perché ha risposto a questo “munus” a questa luce. Amava ricordare che “nulla accade per caso nella vita degli uomini” e si vive una virtù cristiana fino all’estremo sacrificio della vita.

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Nel concludere, Airoma ha evidenziato che Livatino era un uomo del sud di cui essere orgogliosi ed il memorabile e perentorio richiamo di San Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi, ad Agrigento nel maggio del 1993, contro gli uomini della mafia in cui disse: “Convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio”. Curcio, nell’indirizzare i suoi saluti alle autorità presenti, ha ricordato gli anni di collaborazione vissuti con Airoma di collaborazione ed ha detto di essere ritornato in questa parrocchia con gioia ricordando il momento in cui ha affisso la targa all’ingresso della procura di Lamezia al beato Livatino che testimoniato con la sua vita l’essere credente e professionista. 

All’incontro, portando il loro contributo, erano presenti, tra gli altri: il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno Wanda Ferro; il Vice Prefetto di Catanzaro, Vito Turco; la dirigente del Commissariato di Polizia di Lamezia Terme, Concetta Gangemi; il Presidente del Tribunale di Lamezia Terme, Giovanni Garofalo; il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone; il Comandante del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Lamezia Terme, tenente Andrea Trabucco. 

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