
Lamezia Terme - L'inerzia dello Stato, inteso come istituzione a tutti i livelli: Comuni, Province, Regioni, Governo e sue diramazioni sul territorio, è alla base di una significativa denuncia di un avvocato lametino stanco, come migliaia di suoi concittadini, di assistere al menefreghismo delle istituzioni preposte, in merito all'eterna emergenza Rom.
Così, ha deciso di rivolgersi "altrove" denunciando quello che accade da oltre 40 in città. Lo ha fatto rivolgendosi alla Commissione europea di Bruxelles, alla quale ha inviato un dettagliato rapporto sull'insediamento di contrada Scordovillo e denunciando lo Stato italiano reo di "inerzia e di abbandono nei confronti degli abitanti, cittadini italiani residenti nel Comune di Lamezia Terme, del Campo Rom, sito in località Scordovillo, lasciati vivere i baracche fatiscenti, privi di assistenza familiare, istruzione e sostegno civile". Di fatto chiedendo, nelle 9 pagine di denuncia, di avviare una procedura di infrazione contro lo Stato italiano. Come è noto, le procedure di infrazione potrebbero comportare non pochi problemi politici nei confronti degli altri Stati membri (basta pensare alle recenti ipotesi che riguardano l’Ungheria di Orban). In premessa, il cittadino-avvocato lametino, citando la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, ha ricordato che "l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. A tal fine è necessario rafforzare la tutela dei diritti fondamentali, alla luce dell'evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici, rendendo tali diritti più visibili in una Carta".
La Carta "riafferma, nel rispetto delle competenze e dei compiti dell'Unione e del principio di sussidiarietà, i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, dalle carte sociali adottate dall'Unione e dal Consiglio d'Europa, nonché dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e da quella della Corte europea dei diritti dell'uomo". Dalla denuncia si evince la "violazione della dignità delle persone", quali "il diritto della dignità umana, diritto alla vita, i diritti dei minori, tutela della salute, prevenire le malattie, nonché gli infortuni. Favorire l'accesso ad un'abitazione di livello sufficiente". L'Unione, ricorda l'avvocato-cittadino, "riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro...". Insomma, una serie di violazioni che rimarcano le condizioni di degrado sanitario, sociale e culturale in cui vivono i cittadini di etnia Rom a Lamezia. Nell'istanza-denuncia, viene ripercorsa la storia dell'insediamento Rom, la situazione abitativa, le soluzioni paventate e mai adottate, l'ordinanza di sgombero della Procura della Repubblica di Lamezia nel marzo del 2011 e altri aspetti inerenti la complessità della vicenda.
La storia del campo Rom e il suo insediamento
Dall’immediato secondo dopoguerra, nel territorio dell’originario Comune di Nicastro - dal 1968, Comune di Lamezia Terme - si è insediata una comunità di nomadi di etnia Rom, dapprima accampata nei pressi di via Cristoforo Colombo e, dai primi anni Ottanta, trasferita in un’area comunale attrezzata con container ad uso abitativo. Il trasferimento a Scordovillo, circa quarant'anni fa, allontanò i Rom dall’argine del fiume Piazza diventato malsano anche a causa di varie alluvioni e straripamenti e, col tempo, i carrozzoni e le roulotte, nel nuovo sito, furono sostituiti con baracche ricoperte da lamiere e container di fortuna trasformati poi in moduli prefabbricati, oggi fatiscenti e precari. Scordovillo, trovandosi in una zona interna e poco visibile, allontanò gli ormai residenti dalla società civile, diventò una sacca di marginalità, un focolaio di microcriminalità; bambini sottratti all’educazione scolastica, malattie, situazioni di grave indigenza, continui roghi di materiali tossici sprigionanti diossina. Scordovillo si è trasformata in breve in una discarica abusiva, di rifiuti speciali, pericolosi e tossici, carcasse di autoveicoli, materiali di risulta, pneumatici, elettrodomestici e altro con il perpetrarsi di reati di occupazione, mediante costruzioni edilizie abusive, di spazi pubblici annessi ai moduli abitativi originari, di furti costanti di energia elettrica, mediante allacci abusivi alla rete elettrica pubblica, attraverso cavi volanti destinati a fornire la corrente elettrica per gli usi domestici, smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e tossici. Reati ripetuti e tollerati o comunque resi possibili attraverso il divieto da parte degli stessi Rom di ogni possibile accesso pubblico a Scordovillo a fini di ogni controllo o repressione. Il campo diventò anche luogo di ricovero o smercio o reimpiego dei proventi dei reati commessi all’esterno del campo (dalle rapine, ai furti, alle estorsioni praticate anche nella forma del cosiddetto “cavallo di ritorno” quale mezzo per la restituzione dei veicoli rubati e trafugati all’interno del campo) e lo stesso, nei fatti, è stato quindi, sottratto all’autorità ed al controllo dello Stato e dello stesso Comune di Lamezia Terme. Altro fenomeno è costituito dalla pratica di bruciare materiali pericolosi da cui trarre utilità che genera fumi tossici su tutta la città investendo, fra l’altro, gli attigui ospedale civile di Lamezia Terme e il Commissariato di Polizia di Stato.
Sgombrare il campo Rom e utilizzare mille appartamenti abusivi
Alla fine dell'istanza, l'avvocato-cittadino di Lamezia chiede di verificare la possibilità di sgombrare immediatamente il campo Rom di Scordovillo attraverso l'impiego del patrimonio edilizio comunale derivante dalla pluralità di appartamenti abusivi, pronti e abitabili. Stimati almeno in un migliaio. Nella denuncia, si cita anche l'ultimo incendio, quello del 14 luglio scorso definito "il più vasto e grave incendio di rifiuti pericolosi e tossici nel campo Rom che ha scatenato, permanendovi fino a notte fonda, una densa nube di fumi velenosi su tutta la città, provocando preoccupazione e rabbia tra i cittadini esasperati e inermi". Evento, che nelle ore successive ha dato la stura alla nascita di un comitato spontaneo di cittadini, nato sui social, dal nome "Cittadini attivi fumi tossici Lamezia Terme" che sta profondendo un grande impegno per cercare di sensibilizzare le istituzioni. Quelle istituzioni che però - e la denuncia alla Commissione europea lo conferma - non fanno nulla se non riunioni, Tavoli di concertazione e comunicati stampa che non si traducono in alcuna soluzione per l'emergenza in atto.
Antonio Cannone
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