
Lamezia Terme - Un evento importante, e non chiuso in sé stesso, è stato il Convegno Ecclesiale Diocesano, svoltosi il 20 e 21 settembre al complesso interparrocchiale di San Benedetto e oggi nei vicariati, per preparare il Sinodo 2021/2023 voluto da Papa Francesco. Introdotta da un momento di preghiera, e poi dal benvenuto della responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi Saveria Maria Gigliotti, la tre giorni si è aperta con i saluti del Vescovo Monsignor Schillaci, che unendosi alla responsabile ha ringraziato non solo i presenti ma anche tutti coloro che hanno seguito l’evento attraverso i media, in accordo con il tema portante del convegno: “Essere Chiesa in Lamezia Terme oggi: camminare insieme!”.
Il tema dell’ascolto
“Vogliamo al centro la Parola – ha sottolineato Schillaci – che per noi non è un concetto o un’idea, ma una persona: Gesù Cristo. Con la luce e la forza che vengono da Lui vogliamo vivere questi tre giorni nella gioia, insieme: presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, laici tutti. Gioia di stare insieme, di condividere, di sentire una comune appartenenza, come discepoli amati e inviati dal Signore, missionari. Gioia che non si desidera tenere solo per sé ma comunicare agli altri, nonostante il momento difficile. È una Parola che si invera nelle nostre comunità, dove si evangelizza nella misura in cui ci si lascia evangelizzare”. Schillaci ha poi citato la Prima Lettera di San Pietro Apostolo, letta all’inizio dell’incontro, invitando ad “essere pronti a dare ragione della speranza che è in noi, rispondendo con uno stile di vita, con dolcezza, rispetto e retta coscienza. E sapendo che uno stile sinodale non è ridotto ad un avvenimento, o ad un documento, ma deve diventare quotidiano, ordinario, far parte del nostro vissuto”. Ancora Schillaci cita Papa Francesco, invitando, come il Buon Samaritano, a “incontrarci con occhi che ascoltano, contro le logiche che inseguono privilegi, potere, possesso”.

Il tema dell’ascolto sarà pure al centro dall’intervento del professor Dario Vitali, docente Ordinario di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, e Consultore della Segreteria Generale del Sinodo, che sarà avviato il 10 ottobre a Roma e il 17 ottobre in ogni Chiesa, da cui “la Chiesa Universale si attende molto”. Un Sinodo basato su cinque documenti principali: il Vangelo, il Documento del Concilio Vaticano II, la Episcopalis Communio sul Sinodo dei Vescovi del 2018, il Documento preparatorio del Sinodo stesso, e infine, ma non per ultimo, il Documento che ogni singola Chiesa dovrà stilare per questo Sinodo. Per spiegare le ragioni di un evento così importante, che segnerà il passo della Chiesa del III Millennio, Vitali fa uno splendido excursus storico, che parte dalla Chiesa delle origini, quella del I Millennio dopo Cristo, una Chiesa sinodale, ovvero una comunione di Chiese, in cui però la mancanza di una struttura gerarchica netta favoriva le pesanti ingerenze del potere temporale, che finiva per costituirne il principio di unità. La Riforma Gregoriana del 1049 di Leone IX pone fine a questo stato di cose, introducendo la gerarchia a piramide fortemente accentrata che segna la vita della Chiesa del II Millennio. Solo il Concilio Vaticano II ripristinerà il valore del Collegio e dell’assemblea, facendo da cerniera fra le due diverse concezioni di Chiesa, anche senza abbattere le gerarchie, ma introducendo la figura di Pastori che sono “al servizio” del popolo di Dio, e non “a capo”. E secondo Vitali, appunto, “i pastori di un gregge servono per camminare insieme”. Dunque, “La sinodalità è il compito della Chiesa del III Millennio, e si compie mediante l’ascolto. Per camminare insieme bisogna ascoltarsi, perché ascoltandosi ci si mette in ascolto dello Spirito del Signore”.
L’argomento è stato approfondito nella seconda giornata, dedicata alle domande da parte dell’assemblea, prendendo spunto in particolare dagli interventi di due sacerdoti, don Vittorio Dattilo e don Maurizio Mete: il primo ha messo in risalto il ruolo della Grazia – sviluppato poi da don Vitali come “primato dell’essere sul fare, dell’ascolto che deve precedere la decisione” – e quello del Battesimo – “un sacramento che precede per importanza il sacerdozio, e che ci rende tutti uguali come fratelli, per dignità e condizione, anche svolgendo funzioni diverse come le membra di un corpo”; il secondo, a questo proposito, ha posto l’accento sulla metafora del cuore pulsante, già proposta da don Vitali nei termini di sistole e diastole, a simbolo del compito di ogni Cristiano di portare nel mondo la benedizione ricevuta nella Chiesa, e di portare nella Chiesa le speranze e le angosce del mondo. Molti anche i laici intervenuti e gli argomenti proposti – il ruolo dei Diaconi, lo stile sinodale, le modalità di ascolto.

L’intervento del commissario Priolo
Importante l’intervento iniziale del commissario Priolo, il quale ha augurato alla città di Lamezia, in prossimità delle elezioni, di poter davvero “camminare insieme” perché “solo così si potranno affrontare le criticità immani che ci sono”. Priolo ha inoltre ringraziato ripetutamente Schillaci e i suoi Ministri per “l’attenzione verso i più fragili e chi ha più bisogno. Non posso fare a meno di dire che se c’è qualcuno che devo ringraziare per il suo contributo in questo senso, come interlocutore privilegiato, quello è stato il Vescovo.” I ringraziamenti sono stati ampiamente ricambiati a Priolo da Schillaci, soprattutto per aver permesso la creazione in città di un locale dormitorio, particolarmente utile ai bisognosi nei mesi invernali. Il convegno, che proseguirà oggi nei vicariati della Diocesi, costituisce per la Chiesa una sfida, una sfida che per Schillaci –altro tema toccato – “comincia dalla cura”.
Giulia De Sensi
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