
Lamezia Terme - USB PI Sanità Calabria lancia un presidio a Lamezia Terme. Questa mattina, unendosi idealmente alle piazze italiane in protesta, anche davanti al Presidio Ospedaliero “Giovanni Paolo II”, i manifestanti hanno preso parte allo sciopero generale contro l’economia di guerra, il carovita, la perdita del potere d’acquisto e il progressivo impoverimento dei servizi pubblici. USB PI Sanità Calabria ha aderito alla mobilitazione nazionale insieme a lavoratrici, lavoratori e cittadini. A Lamezia, un numero contenuto di manifestanti ha preso parte al presidio, chiedendo un cambio di rotta nelle politiche economiche e sociali del Paese. A parlare sono gli striscioni: "Soldi per le cure non per bombardare", e ancora "Aumentano i prezzi non gli stipendi", "+ Soldi agli ospedali - alle spese militari" e altri sulla carenza di personale sanitario e a difesa della sanità pubblica.

I promotori del presidio hanno scelto di manifestare proprio all'ingresso dell'ospedale cittadino perché "senza cure - hanno dichiarato - non esiste futuro. E senza una sanità pubblica accessibile a tutti, il diritto alla salute rischia di trasformarsi in un privilegio riservato a chi può permetterselo. Abbiamo scelto l’ospedale perché la sanità pubblica è uno dei settori che più hanno pagato le politiche di tagli e contenimento della spesa: carenze di personale, liste d’attesa, servizi insufficienti e cittadini costretti sempre più spesso a rivolgersi al privato o a rinunciare alle cure. Ma lo sciopero del 30 Ottobre non riguarda soltanto la sanità. Riguarda tutto il pubblico impiego e l’intera cittadinanza. Riguarda chi lavora nella scuola, negli enti locali, nei servizi sociali e in tutte le amministrazioni pubbliche. Riguarda chi ogni giorno garantisce diritti e servizi essenziali, spesso con stipendi inadeguati, carichi di lavoro crescenti e risorse insufficienti. E riguarda tutti i cittadini che hanno bisogno di una scuola accessibile, di servizi efficienti, di assistenza e di risposte concrete ai propri bisogni. Mentre salari e pensioni perdono potere d’acquisto e il costo della vita continua a crescere, si prospettano ingenti risorse per il riarmo. Noi crediamo che le priorità debbano essere altre: investire nella salute, nell’istruzione, nel welfare, nel lavoro e nella dignità delle persone. Non accettiamo che si trovino risorse per le armi e si chiedano sacrifici a chi lavora e a chi ha bisogno dei servizi pubblici. Vogliamo salari dignitosi, nuove assunzioni, condizioni di lavoro migliori e servizi pubblici realmente accessibili a tutte e tutti. Perché il welfare non è un costo da comprimere, ma una risorsa indispensabile per garantire diritti e uguaglianza".
E, proprio davanti a un ospedale lanciano il loro messaggio che va oltre ogni categoria professionale, parlando a tutta la società: "Meno bombe, più nascite! Meno armi, più cure! Abbassiamo le armi alziamo i salari!".


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