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Lamezia Terme - Schiude un panorama realisticamente complesso e poco rassicurante l’incontro-dibattito “Quanto resta della notte?” promosso da ALA (Associazione Antiracket Lamezia) e Fondazione Trame a un anno dallo scioglimento del consiglio comunale lametino per infiltrazioni mafiose. L’incontro, moderato dal giornalista del “Quotidiano del Sud” Pasqualino Rettura, è stato un’occasione per presentare il libro di Mario De Grazia “La notte della città”, di cui l’autore ha discusso con Maria Teresa Morano, rappresentante di ALA, e con l’ex dirigente scolastico Francesco Scoppeta. Ma è stato anche un momento prezioso per allargare il dibattito dal passato al presente, ripercorrendo i tre scioglimenti che negli ultimi 27 anni hanno interessato il comune, analizzando i retroscena socioculturali, individuando le possibili, e anzi doverose, strategie da seguire.

“La nostra città è malata” esordisce De Grazia, che senza negare meriti alle varie operazioni condotte con successo dalla magistratura, alle forze dell’ordine, alle varie associazioni che operano sul territorio, ammette lo strapotere tuttora imperante della criminalità organizzata, dimostrabile dati alla mano: 60 gli omicidi di matrice ‘ndranghetista compiuti a Lamezia nei primi 15 anni del secolo, 15 i tentati omicidi. Numerosissimi fino ad oggi gli atti intimidatori, ben due avvocati uccisi – Ciriaco nel 2002, Pagliuso nel 2016. Una situazione denunciata negli anni da vari Procuratori della Repubblica – Mazzotta, Vitello, Borrelli- nella quale secondo Scoppetta “non esiste la zona grigia”, in tutti gli ambiti “c’è promiscuità” nel senso dell’appartenenza ad ambienti criminali e “il mondo delle professioni è spaccato fra chi sta da una parte e chi dall’altra”.

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Nessuno può esimersi dunque dal fare una scelta, che secondo le parole della Morano dovrebbe tradursi in “uno scatto d’orgoglio che finora non c’è stato, come se Lamezia non volesse imparare dal passato: parlare di ‘ndrangheta dà ancora fastidio.” Si preferisce “la teoria del complotto”, mentre sarebbe necessaria una riflessione profonda non solo da parte del mondo della politica, ma anche delle associazioni, della Chiesa, della scuola, dell’intera società civile, che da sola potrebbe portare all’appianarsi della via di uno sviluppo che finora, nonostante le buone potenzialità, non c’è stato e che potrebbe permettere alle nuove generazioni di restare. Dunque “quanto dura la notte dipende da noi”, conclude De Grazia, e soprattutto la speranza è che la notte porti consiglio.

Giulia De Sensi

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