
Catanzaro – “Il cambiamento che sogniamo e desideriamo ha bisogno di ciascuno di noi. Noi dobbiamo sentirci parte di questo cambiamento. Certo, noi chiediamo alle istituzioni e alla politica di fare la propria parte ma c'è una parte di responsabilità che dice a ciascuno di noi di non restare indifferente o, peggio, “neutrali” rispetto a quanto accade nel nostro Paese. Oggi abbiamo voluto sottolineare il bisogno e la necessità di una memoria “viva” , una memoria che si traduca 365 giorni all'anno in impegno e responsabilità. Abbiamo bisogno di cittadini responsabili, non cittadini a intermittenza, è importante che si facciano meno convegni, meno manifestazioni e che ci sia più concretezza e la società civile deve assumersi la propria responsabilità”. E' quanto ha affermato Don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di Libera contro le Mafie, a Catanzaro durante la tappa conclusiva della carovana “Idee in Viaggio” partita lo scorso 18 di gennaio attraverso una serie di eventi in tutte le province calabresi. Le tappa del viaggio dell'associazione di Don Ciotti sono state scandite dalla presentazione di LiberaIdee”, una ricerca sociale, quantitativa e qualitativa, una fotografia rispetto alla percezione dei fenomeni criminali e della partecipazione alla vita sociale nel territorio calabrese.
L'incontro, che si è svolto nel salone della Camera di Commercio, introdotto e moderato dalla referente provinciale di Libera, l'avvocato Elvira Iaccino, ha visto la partecipazione di Don Ennio Stamile, referente regionale dell'associazione e di Simona della Chiesa, figlia del compianto Generale Carlo Alberto dalla Chiesa ucciso dalla mafia il 3 settembre del 1982. In una sala gremita in ogni ordine di posto erano presenti delegazioni di studenti del liceo Classico e Scientifico del capoluogo e degli istituti scolastici di Petronà e Sersale, il prefetto di Catanzaro Francesca Ferrandino, il Questore del capoluogo Amalia Di Ruocco, il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Catanzaro Giuseppe Carubia, il presidente della Camera di Commercio, Daniele Rossi, l'ex sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza e l'ex parlamentare Angela Napoli. L'incontro ha fatto da preludio alla “giornata della memoria e dell'impegno” che, come consuetudine, si terra il prossimo 21 marzo, questa volta a Catanzaro. “Non una scelta casuale- ha rimarcato Don Stamile – ma che è stata avanzata dagli stessi familiari delle vittime di mafia calabresi e che abbiamo accolto anche per non incorre nell'equivoco che il capoluogo venga considerato un luogo immune dal giogo mafioso. La mafia a Catanzaro c'è ed è nostro dovere contrastarla”. “Abbiamo voluto organizzare la giornata del 21 marzo proprio in centro storico e non, come avevamo pensato inizialmente, nei quartieri periferici della città per ribadire che la Catanzaro è una e che la criminalità si annida anche nei palazzi del potere”.

“Il fenomeno mafioso – ha detto Iaccino illustrando i dati della ricerca - è percepito da tre intervistati su quattro come un fenomeno globale, mentre di fatto quasi nessuno ritiene che i gruppi mafiosi siano presenti solo nel Sud del paese. Rispetto al campione nazionale, quello calabrese si distingue per un’affermazione molto netta della mafia come fenomeno preoccupante e socialmente pericoloso (76,4% contro il 38% nazionale). Molto ridotta invece la percentuale di coloro che considerano marginale il ruolo della mafia nel luogo di residenza; tra questi, vi sono soprattutto i rispondenti giovanissimi (meno di 18 anni), i quali tendono inoltre in misura superiore alla media a minimizzare la pericolosità sociale dei gruppi mafiosi”. “Il 21 marzo – ha affermato Simona dalla Chiesa - è una giornata dedicata a tutte quelle persone che non possono godere dei propri affetti non a causa di un evento imponderabile ma per la violenza cieca di altri uomini che per i loro interessi di potere ed economici non hanno avuto alcun rispetto per la vita degli altri. Raccontare la propria testimonianza di familiari di vittime di mafia pubblicamente, mettendo a nudo il proprio dolore, ha un valore enorme che va oltre la testimonianza è si manifesta come speranza , come un insieme di storie che da “memoria” si trasformano in impegno”. A margine dell'iniziativa Don Ciotti, sollecitato dai i cronisti si è soffermato sulle condizioni in cui vivono gli uomini e le donne della baraccopoli di San Ferdianando.”Solo una parola: vergogna. La vergogna di un Europa che gioca allo scarica barile sulla vita dei migranti. Vergogna del nostro Paese che consente la presenza di una baraccopoli in cui si vive in condizioni disumane. La politica deve governare i processi di un fenomeno globale come l'immigrazione non strumentalizzarlo per procacciare consenso”.
B.M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA