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di Alessandra Renda.

Lamezia Terme – Sono quarant’anni che Don Giacomo Panizza vive ed opera a Lamezia Terme, e con la comunità “Progetto Sud”, nata all’interno di un immobile confiscato al clan Torcasio, ha realizzato un grande centro d’accoglienza, un presidio di legalità e diritti. Attentati e intimidazioni non l’hanno scoraggiato e oggi continua ad essere attivo sul territorio con innumerevoli iniziative. Lo abbiamo incontrato all’interno della sede di “Luna Rossa”, che ospita minorenni immigrati, perché ci raccontasse della sua comunità ed in particolare della protesta, che lo scorso 11 agosto si è consumata nel quartiere Capizzaglie, sotto la sede di Progetto Sud, dopo la notizia, prontamente smentita poi dalla polizia, di una presunta aggressione ad un anziano, da parte di alcuni extra-comunitari.

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“Ci siamo accorti che la vicenda dell’anziano non c’entrava, e che è stato solo un pretesto per addossare le colpe ai minorenni del nostro centro.” “C’erano esponenti di partiti politici, ultras del pallone, solo un paio di residenti, poi il resto veniva da fuori – continua– non era presente la città, né il quartiere Capizzaglie”. “Qui davanti c’erano anche due consiglieri del comune di Lamezia - afferma Don Giacomo - parlo dell’Italia, non siamo più ai tempi del Re o del duce. La Repubblica Italiana è dentro la Convenzione di Ginevra. Abbiamo firmato con l’Onu e l’Unione Europea contro la discriminazione. Anche i partiti  dunque dovrebbe essere democratici e non discriminatori”. Frasi offensive e gesti forti non sono mancati, all’interno di una protesta che a detta di Don Panizza “definire pacifica non esiste”. “E’ importante che la città prenda in mano i suoi problemi – aggiunge – in particolare i partiti politici, che si candidano per il bene comune e dovrebbero portarlo avanti.

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