Salta al contenuto principale

monologo_f128d.jpg

Lamezia Terme - Un monologo intenso, un’interpretazione magistrale, una sinergia speciale di parole e suoni. Ma soprattutto una storia. Quella di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, i due netturbini uccisi da mano ignota nel 1991, ricordati a Trame10 nella performance teatrale di Achille Iera, sul sottofondo sonoro creato da Erika Cuda, in uno degli spazi denominati “Trame in scena” cui è stato appunto dato il titolo di “Senza Giustizia”. Una giustizia alla quale però si vorrebbe ancora dare corso, ed è stato questo l’invito introduttivo di Giovanni Tizian che chiede a tutti i cittadini di firmare una petizione su change.org per la riapertura del caso.

Tizian fa appello alla Ministra Cartabia, al Presidente della Repubblica, alla Procura Antimafia di Catanzaro, ma anche a tutti coloro che siano a tutt’oggi in possesso di elementi non ancora venuti alla luce che potrebbero portare alla ripresa delle indagini, chiedendo di contattare la Fondazione Trame, perché “è importante che la città faccia i conti col proprio passato”. Un passato oscuro, che riemerge nel monologo scritto da Fabio Truzzolillo in maniera vivida: il consiglio comunale infiltrato dalla ‘ndrangheta in maniera pervasiva, le elezioni recenti a riportare in auge vecchie facce poco raccomandabili, l’affare d’oro della spazzatura. E due ragazzi per bene, che quella mattina non erano nemmeno di turno, ma erano “felici di lavorare”. Due ragazzi crivellati nella cabina di un camion con ventidue colpi, mentre il terzo ferito riusciva a scappare. Uomini innocenti, uccisi solo perché qualcuno voleva lanciare un segnale chiaro al comune e alle altre ‘ndrine: “far capire di essere disposto a tutto pur di non restare fuori dall’affare”.

imprenditrice_36100.jpg

Al termine della toccante interpretazione, una realtà altrettanto toccante sale sul palco di Trame: quella della giovane imprenditrice lametina Francesca Miscimarra, intervistata da Laura Fazzari, che da 16 anni vive in Lombardia dopo aver denunciato chi teneva sotto racket e usura l’azienda di suo padre, al quale era subentrata ignara di tutto, con l’idea di ampliare l’attività. Un’attività che invece ha dovuto chiudere i battenti dopo la denuncia. “Tutti mi girarono le spalle: fornitori, clienti, parenti, amici” dichiara la Miscimarra, allora madre di una bambina di 7 anni, che da sola si sobbarcò la responsabilità della sua scelta dando il via all’Operazione Sisifo. “Sono fiera di quello che ho fatto, e lo rifarei altre mille volte” sottolinea oggi l’imprenditrice, invitando tutti ad imitarla e a supportare le attività che scelgono la strada della legalità.

Giulia De Sensi

tramonte_7a11b.jpg

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.