Crupi, quando la Calabria perde un riferimento

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri

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Pasquino Crupi lunedì 19 agosto ci ha lasciati. Martedì a Bova l’ultimo saluto. Va via con lui il più importante e maggiore polemista della Calabria. “Crupi - ha scritto Aldo Varano - è stato un intellettuale raffinato ma soprattutto un uomo di popolo”. I suoi pensieri, la sue frasi taglienti, le sue radicalità ruvide, il suo inquieto girovagare tra un partito e l’altro senza mai trovare quello giusto, sono stati da lui sempre utilizzati con l’obiettivo o comunque la voglia di far fare un passo avanti alle donne e agli uomini del popolo. E c’era una frazione di questo popolo, un pezzo dei poveri e degli ultimi che amava in modo più sfacciato di tutti gli altri: i calabresi e, sopra i calabresi, gli uomini e le donne della Ionica.

Ma Crupi è stato anche un intellettuale vero, uno di quelli che si sporcava le mani, che prendeva posizione, che amava la schiena dritta, non amava i conformismi, le ovvietà e le frasi fatte, capì tra i primi la battaglia per una narrazione normale della Calabria, garantista ma non perdonista, anti giustizialista ma uomo rigoroso. La Calabria ha perso un punto di riferimento, anzi una parte della Calabria: quella che vuole cambiare davvero e non dire di voler cambiare ma poi fare il contrario. Noi abbiamo perso un amico e un compagno leale, franco, coraggioso, vero. La terra ti sia lieve Pasquino.

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