Il rancore e l’appiattimento

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri
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filippo_veltri-08102018-094146.jpgL’ondata del rancore e della vendetta che ha portato al clamoroso risultato elettorale del 4 marzo non rallenta di un millimetro, anzi cresce giorno dopo giorno, dilaga in tutto il paese da nord a sud. Si esprime in tanti modi questa ondata, a volte anche violenti (fanno rabbrividire ad esempio i numeri delle aggressioni a cittadini stranieri resi noti dopo l’ultima bastonata toccata a un ragazzo africano in Sicilia), ma è come un fiume carsico il piu’ delle volte.

Viaggia cioè sotto traccia, vira sui social, nei mille passaparola, in un crescere del senso comune che trova pochi ostacoli anche perche’ l’insipienza dell’intellettualita’ italiana si sta dispiegando in tutta la sua enormita’, praticamente ignorando l’appello di Saviano a scendere in campo. Mentre la politica - che dovrebbe guidare questa nuova riscossa - tarda dal canto suo a rendersi conto del vero stato dell’arte, della vera e propria drammatica involuzione cui il rancore ha gia’ portato il paese tutto e si trastulla invece in un’opposizione che nessuno sente o percepisce.

Eppure e’ abbastanza chiaro che quel sommovimento elettorale e’ proprio il frutto di un rancore verso i politici, la politica, la casta, l’establishment, il sistema, cui pero’ si stenta di dare ora una virata giunti al Governo del paese. Anzi sta proprio qui il nodo del problema di oggi, come segnala in un recente studio il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, uno dei pochi in grado di far funzionare il cervello in questa disperata Italia dell’estate 2018.

De Rita annota come l’ondata del rancore abbia espresso il massimo della sua fase di spinta. Invidia e livellamento sono una ‘’volgare declinazione del marxismo’’ e dunque il rischio e’ quello che questo rancore che tanto ha portato in termini di consensi elettorali alla fine possa sfociare in un appiattimento nell’esistente. De Rita conclude cosi’: ‘’stiamo attenti all’appiattimento in marcia, potrebbe essere la malattia che verra’ dopo il rancore’’.

Se così sarà è evidente che quegli stessi gruppi sociali che hanno cavalcato odio e rancore e ancora oggi lo fanno sull’onda dell’entusiasmo elettorale alla fine saranno penalizzati da quel livellamento in basso. Sempre pero’ che ci sia qualcuno che abbia voglia e capacita’ di fare scoppiare quelle contraddizioni.

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