La lunga agonia del Pd

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri

 

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 Quello che sta accadendo nel Pd da oltre tre mesi, da quella catastrofica sconfitta del 4 marzo, ha dell’incredibile ed è il segno di una lunga e lenta agonia che rischia di portare il partito principale del centrosinistra italiano ad una sicura distruzione entro breve tempo. Anzi, per autorevoli dirigenti di questo partito, già ora non esiste più alcuna possibilità di salvezza.

  Stiamo, infatti, assistendo dalla notte del 4 marzo ad un dibattito surreale, che rinvia di giorno in giorno, di settimana in settimana, di mese in mese, il cuore vero del problema e cioè perché è arrivata quella sconfitta e in quelle dimensioni. Di tutto si sta discutendo tranne che di questo. Stiamo viceversa assistendo ad una tragica commedia, con interpreti personaggi che in altra epoca non avrebbero nemmeno fatto i segretari di sezione della Dc o del Pci o del Psi, che si trastullano in giochetti tattici nelle esilaranti riunioni di direzione o di assemblea che si susseguono senza alcuna conclusione che non sia quella di rinviare alla prossima scadenza. Il tutto, per giunta, in diretta streaming!

Le parole più usate sono mozione, tregua, congelare, rinviare. Ora hanno fissato un’altra scadenza a metà luglio e intanto quei pochi militanti che sono rimasti non sanno che pesci prendere. A Roma si studia solo a come conservare il posticino se si dovesse tornare a votare, senza calcolare che di questo passo non esisterà più niente, come le elezioni regionali in Valle d’Aosta hanno per ultimo mostrato.Uno scontro di potere scandaloso in cui non si capisce il merito. Anzi, il merito non esiste proprio e a quanti rimandano, per giustificarsi, ad analoghi scontri interni nei partiti di un tempo bisognerebbe ricordare che lì si discuteva di opzioni contrapposte, ad esempio, sulla collocazione nel mondo, sul valore della libertà, sulla sorte e la condizione dei lavoratori e cosette di questo genere. Altro che il viso giulivo di Matteo Orfini all’ultima Assemblea Nazionale mentre chiede di votare il rinvio di un rinvio! O quell’ altro volto candido di Matteo Renzi, tutto preso a fare foto e selfie con tanto di sorriso, sempre nella stessa sala di un albergo romano, e non si capisce bene perché e su cosa sorride.

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