A colloquio con Filomena Stancati, letterata e storica nonagenaria, dall'entusiasmo contagioso

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua
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 Busso al portone di legno di un'antica casa del centro storico di Nicastro. Entro e salgo le vecchie scale. Mi stordisce un odore come di incenso. Attraverso il tempo. Alla quarta rampa entro nella casa della professoressa Filomena Stancati, novant'anni portati splendidamente. Grazie all'amore per la cultura, per lo studio, per la storia. Grazie all'affetto dei suoi familiari ed alla stima dei suoi amici. Nonostante i grandi dolori subiti: la perdita prematura di un fratello, del marito, di un figlio. Sono a colloquio con lei per preparare la presentazione del libro da lei scritto a due mani sull'Abbazia benedettina di Sant'Eufemia con Lucio Leone. La grande abbazia voluta dai Normanni e di cui oggi restano imponenti ruderi. Mi seggo di fronte a lei nel piccolo studio invaso di libri e di ricordi. Smetto gli abiti della fretta, dell'ansia e ascolto uno straordinario racconto. Dimentico appuntamenti, cose da fare, orari. Mi immergo in un altro mondo. Resto letteralmente affascinato dal modo affabile e amoroso, direi, di porgere i fatti della storia, di far riemergere dall'oblio epopee straordinarie. Visito la vecchia casa come un reliquario: i ritratti degli antenati, i documenti, la mobilia, il giardino aulente. Quassù, nello studio della professoressa Stancati, di zia Mena, come mi ha insegnato a chiamarla mio padre, che per lei è come un fratello, non giunge la follia che sommerge le nostre vite omologate e ignare. Qui resiste un passato che potrebbe insegnarci a vivere.

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