Francesco Bevilacqua

Francesco Bevilacqua

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francesco-bevilacqua-foto-blog-nuova_80da1_19973_ea258_59f1c_e96f0_cec4f_df014_db513_eb6b5_f8fb1_2c83a_da5cd_ac61d-1_c49d8_8565a_1a702_73902_90cc3_d8d69_c1afb_508ed_14fbf_1602e_c1835_27877_1f47f_c6130_553d9_7ee8b_d4abb_.jpg

I grandi alberi di Acatti sono i miei veri genitori. Mi misero al mondo in una tiepida primavera d’Aspromonte. Si ruppero le acque. E la quercia, mia madre, lasciò fluire la linfa dallo squarcio nel tronco. Mi espulse delicatamente sull’humus

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 Ievoli di Feroleto Antico, 600 metri di quota, ore 17 di un caldo pomeriggio di inizio estate. Mi sono ritagliato qualche ora di evasione dalla prigionia del lavoro, dello stress, della fretta. Attraverso il silenzio delle case abbandonate

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Vi sono luoghi che non mi abbandonano mai. Neanche di notte, quando, inquieto, sogno. Vi sono luoghi che sono nella mia psiche come latenze sepolte. Uno di questi è la valle di un fiume, nel nord della Calabria, dove mi condusse, per la prima

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“Tutti questi scienziati [i

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