La lingua italiana scrive a Matteo Renzi

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua
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francesco_bevilacqua.jpgGentile Matteo,
mi chiamo Lingua Italiana. Tranquillo, non sono una delle tante squillo con falso nome che scorrazzano sui social. Sono la tua lingua, quella con cui ti esprimi ogni giorno. Ma tu non mi conosci. E mi scuso per l’intromissione indebita. Vedi, io sono nata proprio dalle tue parti. Nella terra di Dante, Boccaccio, Petrarca. E’ con il mio contributo che fu scritta, dopo immensi patimenti (la dittatura, la guerra, la fame) e tanta fatica (studi, confronti, riunioni, elaborazioni, rielaborazioni, approvazioni) la Costituzione Italiana. Con padri costituenti del calibro di Piero Calamandrei, Concetto Marchesi, Aldo Moro, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Giorgio La Pira. L’avevano scritta proprio bene, loro, la Costituzione. L’avevano scritta in Lingua Italiana. Ma soprattutto l’avevano scritta perché chiunque potesse comprenderla. Perfino i bambini, nelle scuole elementari, durante le lezioni di educazione civica. Ora, tu – e soprattutto i nuovi legislatori costituzionali – dite di aver riformato la Costituzione. E sostenete di averlo fatto in Lingua Italiana. Eppure, io non sono mai stata interpellata da gente come Maria Elena Boschi, Denis Verdini o Graziano Delrio! Questo è bene che tu lo sappia. Ma te lo immagini un uomo del popolo minuto, come si diceva un tempo, o uno scolaro alle prese, ad esempio, con il nuovo articolo 70 della Costituzione? La versione originaria recitava: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”.

La nuova versione non dice “La funzione legislativa è esercitata esclusivamente dalla Camera dei Deputati”, come molti, io stessa, avremmo pure auspicato. Il suo testo è, viceversa, uno sproloquio chilometrico e francamente incomprensibile anche per un giurista. Con l’aggravante che il Senato, non sarà più eletto dal popolo, ma nominato dai partiti, ed avrà ancora voce in capitolo in molte cose importanti. Il resto della riforma è stato oggetto di ampi dibattiti e non voglio qui farti perdere tempo prezioso. Sta di fatto che anche dalle altre norme costituzionali riformate, come Lingua Italiana, devo dissociarmi. Invero, devo dissociarmi da gran parte della produzione legislativa degli ultimi cinquant’anni. Che si legge, si fraintende, si interpreta, si applica, si disapplica nei modi più bislacchi. Esattamente perché non è scritta in corretta Lingua Italiana! Permettimi un ultimo sfogo. Tu e i tuoi sostenete le ragioni del “SI” parlando di “cambiamento”. Ora, devi sapere che ogni qual volta, in tutti campi dello scibile, si propone un “cambiamento”, è buona educazione spiegare esattamente il contenuto del cambiamento stesso. Faccio un esempio: se tu fossi un venditore di computer e proponessi a qualcuno di cambiare il suo, glielo faresti provare, gli mostreresti le sue caratteristiche, faresti comprendere le sue migliori prestazioni. Anche questo fa parte di un corretto uso della Lingua Italiana, che, in quanto strumento di comunicazione, dovrebbe avere un’etica da rispettare per evitare di trasformarsi in truffa.

Quindi, correttezza avrebbe voluto che tu dessi ampio conto di cosa, come e perché volete cambiare. Sarebbe bastato incitare la gente a leggere il testo della riforma costituzionale in confronto con quello preesistente. Ma tu non lo hai fatto. E la grandissima maggioranza degli italiani non ha letto la riforma. Sicché voteranno "SI" o "NO" per le più svariate ragioni, ma difficilmente perché sono d'accordo o in disaccordo vero con il contenuto della riforma. Ammettilo: tu e Maria Elena, in questo, fate i furbetti. Perché cercate di far credere che chi vota “SI” è per il cambiamento, chi vota “NO” è per lo status quo, come dicevano i latini. Ma qui non si tratta di cambiare lo smartphone o la macchina. Qui avete riscritto la carta fondamentale del nostro Paese. E non l’avete fatto – questo posso testimoniarlo tranquillamente – in Lingua Italiana. Piuttosto, dalle mie ricerche sulla forma, lo stile ed linguaggio del testo – sai, sono curiosa di capire che fine farò – ho scoperto che si tratta, in realtà, di una cattiva traduzione dallo “slang” americano in uso negli ambienti di Wall Street. Non è che la tua tanto decantata riforma costituzionale l’hanno scritta, infine, nell’ufficio di qualche nota banca d’affari americana?
Con osservanza.
Lingua Italiana.

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