Paesaggio e preghiera. Un dono di Sharo Gambino

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

francesco_bevilacqua.jpgSharo Gambino (1925/2008) è stato uno dei maggiori narratori calabresi. Oltre che critico e storico della letteratura calabrese, poeta e giornalista. Lo conobbi personalmente, a Serra San Bruno, dove viveva. E divenimmo amici. Partecipi degli stessi sentimenti di amore per la nostra terra, la nostra cultura. Qualche giorno fa, tramite Rubbettino Editore, ho avuto dal figlio Sergio - che è un bravissimo scultore - una lettera inedita, scritta da Sharo intorno al 1950 all'amico, anch'egli scultore, Giuseppe Maria Pisani, scomparso pochi giorni fa. Ne trascrivo qui uno stralcio. Perché è una delle più straordinarie descrizioni di paesaggio che abbia mai incontrato. Per tutto ciò che in essa si legge, della bellezza, della sacralità, dell'etica della natura. Per l'assoluta modernità del messaggio che da essa proviene: il paesaggio è anche dentro di noi. E per la disposizione struggente ed estatica dell'animo del poeta: il paesaggio è una preghiera. "Mio caro Gius, ti ricordi? Te lo ricordi ancora il tempo delle nostre passeggiate su per i colli che al nostro paese fan ricca corona? Quei monti che all’ora del tramonto mutano, direi, sostanza, diventano incorporei, trasparenti, di una luce azzurrina e viola mentre il cielo è un rogo sul quale brucia l’ultima ora del giorno? Eravamo giovani e sognavamo. [...] Te le ricordi Gius, le nostre passeggiate, i nostri sogni, i nostri discorsi? Se te li ricordi, ricorderai anche quel pomeriggio d’autunno, quando ce ne andammo al “Morrone”. Cammina, cammina… Affidandoci all'istinto e ai nostri piedi, giacché la mente vagava in lontani mondi astrali dove tutto è puro, immenso, immortale, divino. E d’improvviso, dinnanzi a noi, quasi ai nostri piedi, alla fine del lento e lungo degradare dei colli, il mare! Il mare! Da lassù si vedeva il mare!... Cose da non credersi! E quel coso fumante.. Vuoi vedere che è l’Etna?.. Oh, allora quella è la Sicilia. E quello…. quello è lo Stretto…. Possibile? Ma se non s’era mai sentito, noi, che di quassù si vede il mare?.. Pure il mare era là e sembrava una colata d’argento sotto un cielo movimentatissimo di nuvole. “Di quassù si vedrà un tramonto meraviglioso” dissi “Restiamo?”. Non avevamo orologi: per noi dunque potevano mancare ancora, per il tramonto, sia dieci minuti che un’eternità; volevamo vedere lo spettacolo meraviglioso e l’attesa, per quanto lunga fosse stata, non ci spaventava. E quando, piano, man mano che il sole si infocava per immergersi nell’estrema linea dell’orizzonte, il cielo cominciò a colorarsi e tutti i rossi e l’azzurro e il verde e il violetto e l’arancio si disposero, accostati veramente da mano divina, come su un’immensa tela, io non so cosa sentisti tu, nella tua anima, perché, forse per la gran commozione, non pronunciasti parola; ma io so di me: so che ebbi un nodo di pianto in gola ed un canto mi salì alle labbra come una fervida preghiera: l’Ave Maria di Gounod (non credo che, tranne qualche altra rara volta, io abbia di poi pregato col disinteresse di quella sera)… Al ritorno col buio che c’era venuto silenzioso addosso, quanti viottoli sbagliammo, prima di prendere quello giusto? Gius, ho un nodo alla gola, vattene, debbo piangere…"

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