Quel che resta del giorno, senza il cammino

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

francesco_bevilacqua.jpgRito domenicale del cammino: astinenza forzata. Distorsione alla caviglia sinistra. Curioso paradosso: me la sono procurata in città, ficcando il piede in una buca dell'asfalto. E si è acutizzata poi, camminando in montagna. Fermo il corpo, il pensiero esonda. Tirannico. Cosa può pensare uno che ha fatto del camminare (e del cercare) la propria vita? Ma è ovvio: che, dopo trentacinque anni di cammini, fatica, contemplazioni estatiche, illuminazioni, usura fisica, sia giunta la fine! Mi prende il magone. Immagino la mia vita senza erranze. Cerco di distrarmi. Sistemo appunti, ritagli, libri affastellati. Nomino le immagini dell'ultimo cammino. Intanto sbircio la neve sui monti sopra casa. E penso quanto sarebbe bello essere lassù. Faccio fare i compiti a mia figlia. Deve imparare la geografia delle Alpi. Perché non la geografia delle nostre montagne, mi chiedo. Lei, invece, mi domanda implorante perché deve mandare a memoria i nomi di fiumi, laghi, alberi e animali. "Non basta che me li spieghi?" supplica. Ha ragione. Ma sono costretto a dirle che ha torto. Per non metterla contro una scuola che, con tutta la buona volontà degli insegnanti, tenterà di farne una consumatrice coatta. Finisco il romanzo di Gioacchino Criaco "Il saltozoppo". Storia d’amore e morte tra la valle dell'Allaro, in Calabria, e Milano. Un pugno nello stomaco. Ve ne parlerò presto. Pubblico un post su "Sud antico", nel quale Emanuele Lelli, spiega come sulle montagne del Sud si conservi ancora, dopo tremila anni, l'antica cultura greca. Sfoglio "Il tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale sulle Alpi" di Annibale Salsa, che lessi alcuni anni fa.

C'è, fra l'altro, un'interessante spiegazione delle varie teorie sull'identità. Poi, la sera di sabato, ho amici a cena. Serenità. Buon cibo. Conversazione amabile dinanzi al camino. Penso che io e mia moglie dovremmo mettere su una "casa accogliente", del tipo Forraspaccata nei romanzi di Tolkien. E trasformare la nostra terra in una fattoria. Non come quella del Mulino Bianco però! Domenica mattina m'immergo nell'ascolto, da You Tube, di Umberto Galimberti e Diego Fusaro che discorrono dell'attualità di Marx e Nietzche. Due autori diversi ma non poi così lontani. Entrambi fraintesi, diffamati, messi all’indice. Ingiustamente accostati, l'uno allo stalinismo, l'altro al nazismo. Il primo aveva preconizzato il primato delle merci sugli uomini, del valore di scambio delle cose, del feticismo del denaro e del mercato. Il secondo aveva visto proprio nel sopraggiungere dell'epoca della mercificazione, il nichilismo (assenza di scopo o di senso) che pervade le società occidentali. Poi una conferenza di Franco Cardini sull'Islam. Da quando dialoga con i musulmani - dice - non solo è divenuto più rispettoso delle culture altre, ma la sua stessa fede cristiana ne ha trovato giovamento. Scorrazzo ancora per conferenze su Internet.

Incoccio, tra l'altro, lo stesso Fusaro e Massimo Recalcati in un estenuante dialogo su se esista o meno una sinistra lacaniana. Mi sorprendo a non riconoscermi in distinzioni e diatribe ideologiche. Sono sempre più convinto che la politica è pura esecutrice dei disegni criminali dell'alta finanza. Vado a messa. Nonostante tutto, riesco a percepire ancora un po' di commozione per un rito ormai quasi desacralizzato. Osservo i volti delle persone. Mi paiono tutti sommamente infelici. Se penso alla mia caviglia mi vien da sorridere. In macchina lascio che mia figlia mi narri una lunga fiaba di Peter Pan. E' un fiume in piena. Le domando se l'ha mandata a memoria. Risponde che se l'è inventata al momento. Sorrido felice. Il magone è passato. Posso mettermi a scrivere. E continuare, così, la mia ricerca di senso. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA