… e tutto finì con gli applausi al Presidente

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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Dopo quasi 90 giorni di incontri per la formazione del governo Conte, alla fine risolutivi e conclusivi, il presidente Mattarella in maniera irrituale si è presentato davanti ai giornalisti accreditati al Quirinale per ringraziarli “per il lungo e complesso lavoro”. Applausi sinceri al Presidente della Repubblica che ha agevolato 5 Stelle e Lega verso una soluzione politica. Alla lunga ha avuto ragione la strategia di Mattarella superando i diversi posizionamenti di Di Maio e Salvini. In precedenza altrettanti consensi erano stati riservati a Cottarelli che aveva rimesso nelle mani del Capo dello Stato l’incarico del governo neutrale mai nato, essendo ripartita l’iniziativa di 5 Stelle e Lega per un accordo. Cottarelli ha dimostrato disponibilità massima e disinteressata verso le Istituzioni. Finalmente, a ridosso della Festa della Repubblica, hanno trovato la quadra per la composizione del governo; all’improvviso le acque si sono calmate, la tempesta dello spread si è allontanata, le onde contrarie del rating sono scomparse, il vento è tornato favorevole. Era successo di tutto giorni prima. Mattarella criticato da certa stampa e sotto tiro da alcuni leader del centrodestra per aver espresso perplessità e disaccordo sulla nomina di qualche ministro proposto dal presidente incaricato. Addirittura alcuni chiedevano l’impeachment, la messa in stato d’accusa del primo cittadino d’Italia secondo quanto prevede l’Art 90 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dai suoi membri”. Ma chi aveva minacciato, era ritornato subito sui suoi passi, chiedendo scusa. Anche in passato c’erano state minacce di tal guisa (a Leone, Cossiga, Napolitano), ma non si era mai passati dalle parole ai fatti. Adesso si può sfogliare la Carta costituzionale per capire il ruolo del Presidente della Repubblica con spirito critico e riflessivo. Senza nervosismo e/o isteria. Il ripasso fa bene a tutti, in particolare alla politica.

Il più delle volte si associa la carica del Presidente della Repubblica soltanto alla sua partecipazione a manifestazioni, anniversari, incontri diplomatici e viaggi all’estero per incontrare le alte personalità dei Paesi stranieri e si dimentica, oppure non si conosce, il suo fondamentale ruolo istituzionale. Nel nostro ordinamento repubblicano è Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale (art. 87). Giura fedeltà alla Repubblica ed è garante della Costituzione; giura di osservarla dinanzi al Parlamento in seduta comune (art.91). Spetta a Lui controllare e vigilare su eventuali difficoltà, negligenze, superficialità. La Sua attenzione è massima nel rapporto con L'Unione europea. In proposito si riporta la prima parte dell’art. 97: “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico…”. Il Presidente rappresenta l’unità nazionale in ossequio all’art.5: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”. Per questo motivo viene eletto dal Parlamento in seduta comune quasi sempre a larghissimo suffragio.

Alcune sue funzioni; le più significative, altrimenti l’elenco sarebbe lungo e potrebbe allontanare dalle problematiche che si sono evidenziate in questi giorni:

-comandare le forze armate;

-concedere la grazia e commutare le pene;

-presiedere il Consiglio superiore della Magistratura;

-ratificare i trattati internazionali;

-dichiarare lo stato di guerra;

Per ultimo: due articoli della Carta legati alle polemiche recenti e alla delicatezza dei rapporti tra presidenza della Repubblica ed esecutivo.

Giova approfondire Il secondo comma dell’art 92: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. E’ Lui a nominare. Quindi secondo alcuni costituzionalisti potrebbe suggerire eventuali alternative a candidature proposte ritenute non adatte. In passato ci sono state situazioni di questo genere. Nella trascorsa legislatura è capitato a Gratteri, attuale procuratore della Repubblica di Catanzaro, indicato come ministro di Giustizia, nomina non consona per le funzioni già svolte secondo il parere di Napolitano.

Voglio ritornare all’art. 90 riguardante le funzioni: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni …”.  La validità di ogni atto del Presidente della Repubblica sta nella controfirma dei ministri proponenti, “che ne assumono la responsabilità; inoltre gli atti che hanno valore amministrativo e gli atti indicati dalla legge sono controfirmati dal presidente del Consiglio”. Significa che la responsabilità di quegli atti è dei membri del governo. Se fossero ritenuti illeciti, i ministri eventualmente sarebbero chiamati davanti ad un giudice. Potrebbe esserci anche responsabilità politica; quindi i ministri responsabili verrebbero chiamati in causa, per la controfirma, da un voto di sfiducia del Parlamento. Insomma il Presidente è responsabile solo “per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”. Vuol dire stato d’accusa per aver messo in pericolo la sicurezza della Repubblica o per il sovvertimento delle Istituzioni democratiche. Non è il caso di Mattarella. Ha ricevuto applausi dentro il Quirinale e fuori, tra la gente, il 2 giugno, giornata celebrativa per ricordare la nascita della Repubblica italiana. Una rappresentanza di studenti calabresi ha donato al Presidente una bandiera italiana cucita all’uncinetto “con l’aiuto delle loro nonne”. Un parà è atterrato con un enorme tricolore davanti alla tribuna d’onore. Sventolio di bandiere di una folla festante nella Capitale. La maggioranza degli Italiani ha fiducia nel Presidente.                                                                                                               

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