L’elezione “inaspettata” del Presidente della Repubblica

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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Si dovevano rottamare, secondo il pensiero politico di alcuni. Invece sono stati protagonisti delle candidature presidenziali due ottantenni: Marini e Rodotà. In verità c’era pure il teen-ager Prodi. Soltanto 73 anni d’età. Giovani turchi, rottamatori, new entry stellate e adulti non sono venuti a capo di niente. I nostri parlamentari sono andati dall’ultraottantenne Giorgio Napolitano, tra i più longevi, biologicamente e politicamente, per pregarlo a tornare a nuova vita istituzionale. In seguito ai molti suffragi ottenuti in Parlamento, non si è sottratto al senso di responsabilità. Per fortuna aveva nominato i saggi per un documento politico da consegnare al suo successore. Invece no, succede a se stesso. La prima volta nella storia repubblicana. E allora i contenuti potrebbero diventare programma per il futuro governo. Salvo il Parlamento. Sarà così anche per il Paese? Abbiamo fiducia nella capacità di ricomposizione, sperando che qualche agit-prop non fomenti la piazza, fermo restando il diritto di protesta. Napolitano ha accettato dopo che  le due Camere, in seduta comune, si sono espresse liberamente con 738 voti compresi quelli dei delegati regionali. Quindi a larghissima maggioranza. A ben vedere rappresenta, per l’ampio suffragio ricevuto, l’unità del Paese, come recitano gli artt. 83 e 87 della Carta costituzionale. Chi aveva sparlato di un presidente dormiente si è dovuto ricredere. Nel suo discorso di secondo insediamento ha svegliato i parlamentari. Numerosi gli applausi. Alcuni dei parlamentari che non l‘avevano votato, quando era stato candidato per il precedente settennato, dopo il ripetuto plauso, lo hanno aspettato per ulteriori congratulazioni. Ma lui, incurante, ha rimproverato chi si spellava le mani: “Voi che applaudite non cercate di essere autoindulgenti”. E’stato un lungo cicchetto per le cose non fatte dal Parlamento. Ha detto chiaramente che non ci sono state risposte all’emergenza del Paese. Sordità della politica ad una nuova legge elettorale che avrebbe potuto ristabilire la governabilità. “Imperdonabili” le mancate riforme istituzionali. Ha riaffermato l’urgenza di uno sviluppo economico equo e sostenibile. E ci fermiamo qui per non essere ripetitivi.

Vogliamo, però, copiare una parte di un nostro articolo pubblicato nell’edizione cartacea de “il Lametino” nel gennaio del 2009 (n.113), in occasione della visita di Napolitano nella nostra Città. Allora citammo un suo libro “Dove va la Repubblica?”, pubblicato da Rizzoli nel 1994, alla fine del  biennio burrascoso iniziato nel ’92, anni in cui era stato presidente della Camera. La nuova edizione uscì all’indomani della elezione a Presidente di tutti gli Italiani (2006) con un altro titolo: “Una transizione incompiuta”. Ecco alcuni passaggi. “Contiene una rilettura aggiornata di quegli anni di crisi. Nella prefazione Pietro Scoppola mette in luce l’attualità: [Il Presidente] contribuisce a trasformare un momento politico burrascoso, sempre ai limiti della rottura, in una transizione nella continuità della democrazia e della Costituzione. Napolitano evitò il pericolo di disgregazioni istituzionali incontrollabili. E nelle conclusioni ci sono spunti che ci riportano al presente come il risanamento morale, il ricambio politico, il rinnovamento istituzionale. Bisogna portare avanti con decisione la bonifica morale, cominciando dai parlamentari per finire all’ordinaria immoralità dei cittadini in funzione del riscatto civile dell’Italia. Le nuove generazioni devono occupare i luoghi della politica con facce  pulite. Quindi le riforme costituzionali, determinanti per il rilancio della politica”. Stiamo parlando del ’92-‘94, del 2006, o del 2013? Questo Paese eliminerà “I gattopardi”?

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