Primarie ed elezioni regionali in Calabria. Per quale futuro?

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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E’ stato il tormentone agostano della politica calabrese e continua ad esserlo nei primi giorni di settembre. Stiamo parlando delle primarie e delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, dopo le dimissioni di Scopelliti. Corbelli, leader del movimento “Diritti civili”, ha deciso di partecipare alle primarie istituzionali fissate per il 21 settembre con decreto della Giunta. In tal caso si dovrebbe votare non prima del 26 ottobre, rispettando la legge. Così è saltata la data iniziale del 12 dello stesso mese, a meno che Corbelli non rinunci alle primarie istituzionali. No del centrosinistra e del Nuovo Centro Destra alle primarie istituzionali. Per quanto riguarda le primarie di coalizione (“il fai da te” del centrosinistra) pare sia più attendibile il 14 settembre . Non c’è stata l’assemblea regionale del Pd precedentemente annunciata per il 2 settembre. Il toto-date dell’appuntamento elettorale: il 12 o il 26 ottobre, i primi di novembre. All’interno del centrodestra, dinamiche tra esponenti politici di primo piano e possibilità di candidature femminili per la presidenza della Regione. Il resto del groviglio elettorale calabrese si trova sui quotidiani regionali dove prevalgono i condizionali, i punti interrogativi, i dubbi. A noi sembra tutto in alto mare. Tanta confusione. Comunque bisognerebbe risolvere i problemi al più presto. L’elettorato rischia di ricevere segnali negativi dal personale politico della nostra Regione o può restare confuso sulle scelte da fare. La tenuta democratica andrebbe in difficoltà, in un momento, qual è quello attuale, che privilegia al massimo il voto con offerte politiche, più che altro promesse di cambiamento di una realtà economica e sociale per molti disperata. Al riguardo il documento della Confindustria calabrese è molto duro. In una situazione del genere populismo antisistema, astensionismo e malcontento potrebbero avere la meglio. A seguire il clientelismo e i suffragi provenienti dai notabili. Per non parlare delle zone grigie e dei paventati pacchetti di voti. Insomma i mali cronici della Calabria ci danno molto da pensare. Alla faccia del nuovo vento renziano.

A volte candidature condivise con forti idealità sarebbero maggiormente attrattive laddove la criminalità organizzata minaccia la politica e le amministrazioni. E’ solo una riflessione che nulla toglie alle possibilità di una nuova stagione politica con la partecipazione alle primarie. E poi le fazioni interne, sempre presenti nei partiti calabresi, possono trasformare in lotta senza quartiere quella che in realtà è una libera e legittima competizione. Tutt’altra cosa a livello nazionale. Renzi ha dimostrato di saper perdere e, successivamente, di saper vincere in maniera inequivocabile. L’elettorato gli ha dato fiducia nella seconda competizione. Leader a tutti gli effetti. Ci auguriamo che avvenga lo stesso a livello periferico. I candidati dovrebbero trarne insegnamento. Quando, invece, prevale lo scontro tra le diverse correnti, allora le primarie potrebbero diventare uno strumento per levarsi dall’impaccio di una politica litigiosa e debole oppure si dà alla stessa un look per nascondere ancestrali difetti. Non mettiamo in discussione il fatto che le primarie rappresentino un salto di qualità sia per quanto riguarda la selezione dei candidati sia per la partecipazione alla vita politica. Ma bisogna averne consapevolezza. E dopo, se si viene eletti, fondamentale è la realizzazione del programma per dare ulteriore legittimazione al nuovo governatore della Regione.

In occasione della sua ultima discesa al Sud, Renzi ha osservato che i soldi dei fondi europei sono stati spesi in maniera “non soddisfacente”. In ogni caso non tutti, ma solo il 58%. Pochi i contratti di sviluppo e i progetti per il risanamento idrogeologico. E’ necessario fare di più. Molto probabilmente, data la grave crisi in cui ci troviamo, sarebbe opportuno cominciare dai fondi strutturali dell’Ue non utilizzati e da quelli per il consolidamento e il risanamento del territorio. Intanto arriveranno 400 milioni del decreto “Sblocca Italia” per l’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria e 60 milioni per il trasporto pubblico locale. Ma fermo restando la necessità di far muovere l’economia, altre sfide attendono il futuro presidente, i nuovi assessori, i consiglieri freschi di elezione: formare e far crescere in Calabria una moderna classe politica in vista della diversa composizione e delle differenti funzioni che avrà il Senato riformato. Senza dimenticare che il 12 ottobre ci saranno le elezioni di secondo livello per la Provincia di Catanzaro. E’ necessario adeguarsi in fretta al nuovo che avanza. Allora si dovrebbe andare al di là della scadenza elettorale, liberando i partiti da vincoli e reticoli che hanno impedito finora la buona politica e creare cultura civica al passo con i tempi. Così saranno in grado di emergere politici preparati ad affrontare le difficoltà calabresi e pronti a dare il loro contributo sia a Palazzo Madama e sia a Montecitorio. Non solo giovanilismo, ma anche competenza, idealità e sensibilità sociale in funzione di una svolta. Il nuovo personale politico regionale del Pd e degli altri partiti potrebbe iniziare questo percorso in stretto rapporto con le associazioni, sulla stessa strada del processo riformatore che si è già avviato in Parlamento. Ci vuole coraggio. Bisogna metterci la faccia cominciando dalla campagna elettorale. Sennò primarie ed elezioni non porteranno niente di nuovo. Come prima, più di prima. Si continuerebbe su percorsi già fallimentari. In tal caso avrebbero gioco facile coloro i quali detengono pacchetti di voti. Si indebolirebbero ancor di più i partiti al servizio della personalizzazione di un eventuale candidato che non si farebbe scrupolo di badare al proprio tornaconto, utilizzando i propri rapporti clientelari. A tutto discapito dei Calabresi onesti… Moltiplichiamo gli sforzi per un futuro migliore.

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