Rosatellum 2.0, la legge elettorale a colpi di fiducia

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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pino_gulla-11012017-100623.jpgAncora latinorum per la legge elettorale: Rosatellum, Fianum, Verdinellum, Tedeschellum e/o Germanellum, Provincellum, Fascistellum, Truffarellum, Contra Grillum (coniato da Mentana). Per i precedenti si fa riferimento a quanto scritto in passato.  Via libera definitiva al Senato con 214 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astenuti. A favore Pd, Forza Italia, Ap e Lega; contro 5 Stelle, Sinistra italiana, Mpd. Contestata da questi ultimi nel merito (es. candidati nominati) e nel metodo (es. presentata a fine legislatura dopo 5 fiducie a Palazzo Madama). Proteste dentro e fuori il Parlamento. Le conseguenze politiche. Napolitano ha votato sì alla fiducia, ma ha disapprovato le indebite pressioni della maggioranza sul presidente del Consiglio Gentiloni a porre la fiducia annullando il dibattito sugli emendamenti; Pietro Grasso, presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, lascia il Pd perché “non condivide la linea del partito e, in particolare, le decisioni sulla legge elettorale, già redatta in un’altra  Camera che ha deciso anche per il Senato di non potere ridiscuterla, di non cambiare di una virgola”. Ha aggiunto pure motivazioni emozionali: “Mi è sembrata una sorta di sofferenza e di violenza che ho sentito il bisogno di rappresentare personalmente; ho aspettato l’approvazione della legge per il rispetto delle istituzioni, mettendo da parte i miei sentimenti e i miei convincimenti; ho sempre rispettato le istituzioni e continuerò a farlo nel mio ruolo di presidente de Senato”. Contrari alcuni senatori del Pd che hanno abbandonato l’Aula al momento del voto. Le conseguenze politiche immediate: Ala, i verdiniani, ormai parte della maggioranza di governo; necessari i loro voti perché la legge passasse; all’opposizione Mdp perché in disaccordo con il voto congiunto e per quanto scritto all’inizio.

In queste settimane convulse si sono espressi negativamente costituzionalisti importanti. Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale in una intervista ha ricordato un codice di buona condotta del Consiglio d’Europa del 2003, “citato da una sentenza della Corte di Strasburgo, in cui si afferma che un anno prima delle elezioni non si fanno leggi elettorali; Paolo Mieli, storico, giornalista nonché saggista e Michele Ainis, giurista e docente universitario di diritto pubblico, considerano la legge immorale perché fatta contro i 5 Stelle. Inoltre il giurista sottolinea che “la libertà [dell’elettore] è fortemente compressa (…) nella parte proporzionale il cittadino non ha la possibilità di scegliere il suo parlamentare, seppure in un listino di tre o quattro nomi, non può scegliere la coalizione perché se la trova nella parte dei collegi e di nuovo se vuole votare quel tizio, deve votare i partiti che lo sostengono, anche se quei partiti non gli piacciono”. 

L’avvocato Felice Besostri, coordinatore di Democrazia costituzionale, non ha perso tempo per l’ennesimo ricorso alla Consulta contro il Rosatellum bis da lui battezzato Skifellum 3.0 dopo L’Italicum, Skifellum 2.0, e il Porcellum, Skifellum 1.0. La prima incostituzionalità riguarderebbe la fiducia e fa riferimento all’art. 72, violato, che “per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale prescrive la procedura normale”. Ponendo la fiducia, la procedura diventa speciale. Per l’avvocato dei ricorsi si sarebbe dovuto eliminare almeno il voto congiunto (apponendo una sola croce si vota il candidato dei collegi uninominali e il listino bloccato) che non rispetterebbe gli artt. 48, 56, 58 della Carta. Insomma non garantirebbe il voto universale, uguale, libero e diretto. Fra i giornalisti in disaccordo, la scelta è caduta su Ezio Mauro, ex direttore di Repubblica. Le sue parole sull’iter parlamentare del Rosatellum bis, “Un colpo di mano”, esprimerebbero in modo appropriato il metodo seguito dai sostenitori della legge approvata, a differenza dell’esagerazione dei 5 Stelle che hanno accusato la maggioranza di “Colpo di Stato istituzionale”.

La nuova legge elettorale in breve sintesi: collegi uninominali al 36% (un solo nome per ogni partito; vince il candidato che prende un voto in più degli altri); il 64% con sistema proporzionale; ogni partito presenterà una lista di candidati (non meno di 2, non più di 4); 20 circoscrizioni per il Senato, una per regione, e 28 per la Camera). I candidati potranno presentarsi al massimo in 5 liste plurinominali, ma in un solo collegio uninominale. Soglia di sbarramento al 3% per i partiti, per le coalizioni al 10%. No al voto disgiunto. Dopo i risultati del referendum sull’autonomia nel Veneto e in Lombardia, ci dovrebbe essere un effetto trascinamento per il centrodestra.

La politica è in attesa (fiduciosa o ansiosa) delle elezioni siciliane. Sicuramente avranno il loro peso per quelle nazionali. Pochi parlano dell’astensionismo; è diventato uno spauracchio, costantemente alto da qualche tempo nei diversi appuntamenti con l’urna. Sondaggisti e politologi danno favorito il Centrodestra; ma in tanti esprimono dubbi sulla futura governabilità. Secondo il punto di vita di chi scrive, il quadro politico italiano è fragile e cangiante; nella migliore delle situazioni strumentale. In questo momento manca una forza prevalente sia quantitativamente che qualitativamente.

Si è venuto a formare un sistema tripolare complesso: Centrodestra e Centrosinistra poco coesi; i 5 Stelle per conto loro, ma con dinamiche interne. Qui sta la fragilità dell’attuale sistema politico italiano che potrebbe generare mutevolezza. Non a caso alcuni politologi parlano di future intese tra Pd e Forza Italia; addirittura si sostiene che il Rosatellum bis sia stato pensato per questo obiettivo; altri si spingono a considerare un accordo tra Fratelli d’Italia, 5 Stelle, Lega e Sinistra.

In realtà la buona politica non riesce ad emergere e quella tradizionale si ritrova in una tale difficoltà che non è in grado di fare una legge elettorale largamente condivisa in modo da mettere i cittadini nelle migliori condizioni di partecipazione democratica. Come andrà a finire? 

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