Se anche la tagente diventa "necessità"

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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di Pino Gullà

“La tangente è un fenomeno che esiste ed è inutile ignorare la realtà”. Così ha detto il leader del Popolo della libertà durante la trasmissione Agorà esprimendo la sua opinione sulla presunta commessa per la vendita di elicotteri all’India da parte della Finmeccanica. Riportiamo per esteso il passaggio cruciale del suo intervento televisivo come virgolettato dal Corriere della Sera: “Non possiamo più competere all’estero, siamo stati autolesionisti. Nessuno tratterà più né con l’Eni, né con l’Enel, né con Finmeccanica. La tangente è un fenomeno che esiste ed è inutile ignorare la realtà. Pagare una tangente all’estero è un fenomeno di necessità”.  Non volevamo credere a quello che vedevamo e sentivamo: “Questi sono assurdi moralismi”. Abbiamo alzato il volume del nostro televisore. Ma il premier dei precedenti governi del Centrodestra ribadiva e articolava con chiarezza: “Questa magistratura ha dimostrato autolesionismo. Vogliamo non pagare le commissioni? Allora stiamo a casa”. E a proposito della magistratura “giacobina” che sta  rovinando l’Italia, il solito tormentone per difendere l’immunità parlamentare: “…c’è una magistratura rossa che è il cancro della nostra democrazia, è una patologia, come la cosa barbara delle intercettazioni”. Non si sono fatte attendere le reazioni. Fra tutte ricordiamo la dichiarazione del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli: “[La corruzione internazionale] non è una condotta censurabile, ma un reato (…) L’illegalità è un male che va contrastato”. Pare che Berlusconi abbia smentito. Ma noi abbiamo visto e sentito tutto perché eravamo davanti al televisore quel giorno in cui è andata in onda Agorà con il candidato del Pdl. Ha, poi, aggiunto: “Io ho fotografato la realtà esistente. [Nel momento in cui i nostri gruppi] devono trattare con Paesi stranieri, devono adeguarsi ad altre democrazie”. Aggiungiamo noi che ci sono anche delle difficoltà oggettive nel senso che le nostre imprese, a differenza di altre straniere, non vengono opportunamente sostenute e/o indirizzate dai nostri governi; in alcuni casi non possono usufruire di “canali diplomatici già stabiliti a questo scopo (…) e hanno bisogno di appoggiarsi a partner locali per accreditarsi in ambienti difficili” (v. La democrazia dei corrotti di Mapelli e Santucci). E ancora. Per le grandi opere l’imprenditoria italiana sta insieme ad altre imprese e la tangente di solito verrebbe gestita dal “capo cordata” che fa diventare correi gli altri partecipanti.  E però quanto abbiamo detto è una realtà che, se accertata, è illegale, con altri reati che si possono moltiplicare (per esempio l’autoriciclaggio). Se “pagare le commissioni” viene considerata “una necessità”, che ci sta a fare il GRECO (il gruppo degli Stati contro la corruzione)? A che pro le Convenzioni del 1995 di Bruxelles e dell’Ocse del 1997? E il 322bis del codice penale, pur con i suoi limiti, lo mandiamo in vacanza alle isole Cayman?