Il conflitto non è un contenitore generale

Scritto da  Pubblicato in Maria Arcieri

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È importante realizzare che il conflitto è qualcosa che non si pone in antitesi alla quiete e all’armonia relazionale, quanto come l’elemento imprescindibile perché si dia una vera relazione vitale e umana. La nostra cultura e un reiterato quanto inteso utilizzo scorretto dei termini, che ha fatto si che coesistano un insieme di parole che tendono ad acquisire lo stesso significato negativo: conflitto, guerra, litigio, bullismo, violenza, aggressività, prepotenza. E questo succede perché, la lingua e la cultura, faticano a riconoscere che l’armonia, l’equilibrio relazionale, è  uno stato che non si dà a priori, ma è  l’esito di un processo complesso, che include l’elemento dialettico del confronto e  dello scontro.

Il conflitto è qualcosa che non si pone in antitesi alla quiete e all’armonia relazionale, ma è l’elemento imprescindibile perché ci sia una vera relazione vitale e  umana. E’ insomma una risorsa. È  una condizione fondamentale per riuscire a sviluppare competenze  nell’ambito della gestione conflittuale e per poter imparare a riconoscere la violenza e organizzarsi adeguatamente. La persona carente conflittuale  si caratterizza perchè: Non valorizza la parola. Non è in grado e/o non ha imparato a valorizzare la parola, sia per problemi temperamentali di rabbia e impulsività, sia per la propria storia educativa familiare, come nel caso di modelli genitoriali con alta emotività espressa specie di tipo aggressivo. Agisce le emozioni senza filtro simbolico, senza elaborazione, mettendo a nudo la propria fragilità psichica. Quando un’emozione negativa invade la persona, senza che questa riesca a pensarla o a nominarla, può accadere che chi tende a subire o auto infliggersi violenza si senta sopraffatto e agisca nei suoi comportamenti autodistruttivi,

Confonde la persona col problema senza distinguere il contenuto comunicazionale dall’emittente. Segnala una permalosità e suscettibilità eccessive. Che sono tratti temperamentali correlati alla rabbia che richiamano l’area della fragilità, mentre l’agito è un comportamento non consapevole di rifiuto estremo della relazione e dell’altro.

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