La fuga di San Nilo

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

francesco-bevilacqua-foto-blog-nuova_fe604.jpgAnno Domini 940. Seconda domenica del mese di maggio. Che incanto questa foresta!  Mai vidi tanti faggi così alti e annosi e fronzuti. Odo le loro tenere foglie fremere nel vento. E che dire dei branchi di cervi incontrati sul grande piano erboso di Mormanno? E dei caprioli leggiadri in fuga nell’ombra segreta del bosco? E degli ululati avvertiti stanotte mentre il silenzio invadeva il caldo rifugio illuminato dal fuoco? Il mio nome è Nilo, Nilo da Rossano. Fuggo dalla bella e ricca città bizantina vicina al Mare Ionio. Vado verso il Mercurion, l’eparchia monastica posta poco all’interno dell’altro mare, il Tirreno. Ho lasciato famiglia, agi, ricchezza. Mi opprimeva quella vita consacrata al piacere materiale, ignara delle sofferenze della povera gente, inconsapevole del grande mistero che emana dalla corolla di un fiore, dal cielo stellato, dalla volta di un bosco. Eccoci al valico, oltre il quale il sentiero scende dalle montagne. L’alta rupe è una sentinella di pietra. Vieni Gregorio, mio fidato compagno, saliamo nella fitta lecceta, sul retro della rupe. Qualcuno ha segnato una ripida traccia per giungere alla sommità.

Facciamoci strada tra i folti cespugli di erica. Usciamo nella luce tenue di questo nebbioso mattino di metà primavera. Guarda quella nera nube che sorveglia la valle del Porta La Terra. Sembra un’onda che vuol sommergerci. Come leggesse nell’ansia dei nostri cuori. Senti nelle nari il profumo degli orti terrazzati sulle pendici? E laggiù il paese, grigio di pietre, rosso di tegole, azzurro dei fumi che esalano dai comignoli. E le montagne che incombono da tutte le parti. E il mare lontano. Visione mistica! Ma cos’è quella macchia scura sulla parete al di là della valle? Una grotta, un nido! Pare irraggiungibile: sopra, un muro di roccia a perpendicolo; sotto, un orrido burrone. Eppure … : poco a sinistra vedo uno stretto, ripido passaggio dall’alto. La visione che attendevo, Gregorio, il rifugio che ho sempre anelato! Per realizzare la mia fuga dal mondo. Per trovare l'esichia, l’eremitaggio contemplativo, lo stato di quiete e di silenzio che consente alla mente e al cuore di cercare Dio. Vieni, prendiamo questo sentiero che scende nella gola e saliamo faticosamente l’altro versante sino alla vetta della montagna. Cerchiamo, Gregorio, la via scabrosa che cala dall’alto.

Ecco, deve essere qui, sebbene sembri impraticabile. Tienti vicino a me, sii cauto come un selvatico. Non lasciarti impaurire dal vuoto. Siamo ora alla base della parete. Sembra esservi un antico un camminamento. Buon Dio! Ma questo è il paradiso in terra! Gli antichi eremiti ripararono i lati della grotta con leggeri muri di pietre, cesellati come un nido di rondine. L’ultimo solitario deve averla abbandonata da poco. E di fronte, oltre la gola, la grande rupe dalla cui sommità scorgemmo la grotta, poc’anzi. Va’ Gregorio. Lasciami qui. Scendi al monastero e dì all’egumeno che Nilo ha trovato la sua casa, la solitudine, il silenzio, la bellezza, la pace. E che qui vivrà, per il tempo che gli è ancora concesso, nell'incedere inarrestabile della fine. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA