Per prevenire la malapolitica e la cattiva gestione amministrativa: alcune proposte

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

 

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 Ritengo opportuno riportare alcuni stralci del libro uscito di recente in libreria Corruzione e Anticorruzione Dieci Lezioni di Raffaele Cantone ed Enrico Carloni, edito da Feltrinelli. Il primo degli autori, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, il secondo professore ordinario di Diritto pubblico, nel Consiglio dell’Anac, coordinatore di un progetto europeo sulla prevenzione amministrativa della corruzione. A mio modo di vedere è una pubblicazione importante, considerato il momento opaco che sta attraversando la società italiana, e non solo, in relazione alla governance degli enti pubblici. Gli episodi corruttivi sembrano non avere fine e sono presenti nelle diverse latitudini del nostro Paese e oltre confine. Ne pagano il prezzo, elevato, la buona politica e le amministrazioni responsabili: si fa fatica ad evidenziarle nel luogo comune di “fare di tutta l’erba un fascio”. Si è visto che non è bastata l’azione della Magistratura e delle Forze dell’Ordine: la corruzione si è rigenerata continuamente. Ecco l’importanza del libro Corruzione e Anticorruzione che sottolinea il danno arrecato dal malaffare alla società degli onesti. Nelle pagine iniziali vengono riportate alcune dichiarazioni di Papa Francesco: “Il peccato si può perdonare, la corruzione no!”.  Il vescovo di Roma ne ha per tutti i protagonisti del pactum sceleris(patto per il delitto). Secondo Sua Santità ciò che si ricava dall’accordo illecito è considerato “pane sporco”.

E ritorna il latino con l’etimologia (l’origine della parola): “il corrotto è un soggetto dal cor-ruptum, dal cuore rotto, infranto, macchiato da qualcosa, rovinato come un corpo che in natura entra in un processo di decomposizione ed emana cattivo odore”. Bergoglio ha attivato in Vaticano un gruppo di esperti di diritto canonico per un’eventuale scomunica contro corruttori e corrotti. Tra gli alti prelati esperti della problematica corruttiva, il cardinale Peter Turkson; una new entry nello Stato della Chiesa: è stato nominato da Papa Bergoglio prefetto del nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Ha pubblicato Corrosione. Combattere la corruzione nella Chiesa e nella società (edizioni Rizzoli) dove si evidenziano attenzione e interesse del porporato e di Sua Santità verso il grave problema sociale. Per completare sull’atteggiamento della Chiesa di Bergoglio a proposito della corruzione, risultano esaustive le ultime parole della prefazione del secondo libro citato, a firma Francesco: “Ecco il nuovo umanesimo, questo rinascimento, questa ricreazione contro la corruzione che possiamo realizzare con audacia profetica. Dobbiamo lavorare tutti insieme (…) per combattere questa forma di bestemmia, questo cancro che logora le nostre vite”.

Passando dal sacro calato sulla Terra, un ossimoro, di Bergoglio, quasi profano, nell’accezione antica (profano: fuori dal tempio, ma pregando sempre), al politico-istituzionale, le Lezionidi Cantone e Carloni ci guidano sulle legislazioni internazionali e nazionali. Nel 1997 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha approvato una convenzione, firmata da numerosissimi Paesi inclusa l’Italia. Le convenzioni del Consiglio d’Europa hanno posto in essere il Greco, Group d’états contre la corruption, il Gruppo statale contro la corruzione, con il compito di verificare le politiche contro la corruzione. A livello mondiale si è attivato l’Onu. Nel 2003 a Merida nello Yucatan, in Messico, ha istituito la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, United Convention Against Corruption (Uncac). E il nostro Paese ne fa parte. Alcuni passaggi importanti. La convenzione Ocse: “Il fenomeno della corruzione nelle transazioni economiche internazionali rappresenta un ostacolo rilevante allo sviluppo sostenibile e all’affermazione della democrazia”. L’Uncac: “…preoccupati per la gravità dei problemi posti dalla corruzione e dalla minaccia che essa costituisce per la stabilità e la sicurezza delle società”.

Che cos’è la corruzione? Le organizzazioni internazionali di cui sopra ne hanno dato una definizione chiara e compiuta. Per l’Uncac: “…promettere, offrire, concedere un indebito vantaggio ad un pubblico ufficiale (…) per se stesso o per un’altra persona affinché compia o si astenga dal compiere un atto nell’esercizio delle sue funzioni ufficiali (…). Per il pubblico ufficiale di sollecitare o accettare un indebito vantaggio (…) nell’esercizio delle sue funzioni…”. Più o meno simili gli articoli 2 e 3 della Convenzione di Strasburgo: “Sollecitare, offrire, dare o accettare, direttamente o indirettamente, una provvigione illecita o, altro indebito vantaggio (…) in modo tale da pregiudicare il normale esercizio (…) di colui che beneficia della provvigione illecita …”. L’articolo 1 della Convenzione Ocse sollecita “gli Stati aderenti a introdurre [nelle legislazioni nazionali] la corruzione internazionale”. L’Uncac prevede anche con l’articolo 19 la punizione dell’abuso di potere, ovvero dell’abuso d’ufficio. Nei diversi articoli la Convenzione dedica tanta parte alla prevenzione e, tra l’altro, alla creazione di un organismo ad hoc. In Italia, appunto, l’Anac la cui funzione è preventiva: “… sull’opportunità di adottare codici di condotta per pubblici ufficiali (art.8), sull’esigenza di procedure chiare e trasparenti per gli appalti pubblici e la gestione delle finanze pubbliche (art.9) …”. Così si previene la cattiva gestione amministrativa e si introduce la buona amministrazione.

E ciò che recepisce il libro di Cantoni e Carloni dalle convenzioni internazionali. Le ultime pagine (pp. 187-188) sono dedicate agli enti locali: “Se un Comune non ha tecnici preparati, non è in grado di fare buone pratiche di appalto o di seguire adeguatamente i lavori pubblici; se il personale che segue questioni importanti è poco qualificato e poco gratificato, la cattiva amministrazione avrà, come una mala pianta, opportunità di crescere e germogliare”. Al contrario l’amministrazione di qualità che ha al suo interno funzionari selezionati da concorsi “ben fatti e regolari”, preparati e indipendenti rispetto alla politica, in particolare lontani dalle zone grigie del malaffare. Sarebbe un modo diverso di intervento, preventivo, per non dare possibilità alcuna alla corruzione attraverso “la qualità dell’amministrazione, l’integrità dei funzionari, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, e come intervenire per realizzarla”.

Per finire l’importanza della scuola che ha il compito di formare cittadini, funzionari, imprenditori, responsabili delle Istituzioni. È opportuno ricordare le centinaia di iniziative e progetti sulla legalità. L’ultimo in ordine di tempo il Progetto Ciak organizzato dal Tribunale dei minori di Catanzaro che ha visto protagoniste alcune scuole del Lametino. Non sarebbe male andare oltre inserendo negli istituti scolastici di ogni ordine e grado una nuova materia curricolare che comprendesse cittadinanza attiva e responsabile; legalità e anticorruzione contro mafia e corruzione. O integrare i contenuti delle discipline esistenti con i suddetti argomenti in un monte ore adeguato. Potrebbe diventare un concreto investimento sul futuro della nostra società. Si creerebbero degli anticorpi contro l’illegalità; prevarrebbero lo Stato di Diritto e la legalità e scomparirebbe l’andazzo corruttivo esistente.

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