Il voto di scambio politico-mafioso in discussione al Parlamento

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla_36604.jpg“In molte aree è la mafia a disporre del capitale sociale, fatto di scambi, vincoli, incentivazioni, obblighi e favori. In questo quadro (…) deprime il dinamismo imprenditoriale [sano]” (Claudio Cavaliere, Un vaso di coccio,Rubbettino 2004). “I voti al pari del denaro, non hanno odore e la gara per aggiudicarsi un posto nella lista elettorale la vince chi ne porta di più, senza che venga chiesto a nessuno l’origine di tali voti” (Vittorio Mete, Fuori dal Comune, Bonanno 2009). “Ma anche in cambio di prebende, subappalti, forniture: tutto questo si trasforma in voti” (Raffaele Cantone e Gianluca Di Feo, I Gattopardi,Oscar Mondadori 2010). “Nella Pianura Padana, la ‘ndrangheta cerca appalti e offre voti” (Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, La giustizia è una cosa seria, Mondadori 2011). “Nel 2009 G.P. più che dalla polizia è ricercato dai politici. Alla porta della sua abitazione (…) bussano tantissimi candidati alle elezioni regionali. Chiedono voti e in cambio promettono favori e appalti” (Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Dire e non dire,Mondadori 2012). “Ma una cosa è certa: la criminalità insegue sempre la politica. E nel farlo, si trova di fronte un’alternativa. Corrompere chi è già al potere, o portare al potere un corrotto” (Walter Mapelli e Gianni Santucci, La democrazia dei corrotti,BUR Rizzoli 2012). “Dalle indagini è emerso come i clan riuscissero comunque a pilotare le elezioni…” (Raffaele Cantone con Luca Di Feo, Il male italiano,Rizzoli2015). “Se un tempo, però, erano gli ‘ndranghetisti a chiedere favori ai politici -o magari a pretenderli- oggi sono questi ultimi che vanno a trovare boss e affiliati per garantirsi il loro sostegno elettorale” (Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Padrini e padroni,Mondadori 2016). Ne Il sistema della corruzione, Laterza 2017, Piercamillo Davigo riporta stralci della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia istituita con la L. 94/1988 “I gruppi mafiosi tallonano il potere politico e talvolta uomini di partito non riescono a sottrarsi alla tentazione di acquisire pacchetti di consensi elettorali che a loro vengono offerti…. In Fiumi d’oro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Mondadori 2017, il racconto di un collaboratore di giustizia: “Il politico ha bisogno di voti, la ‘ndrangheta di lavorare in pace. I capi indicano chi bisogna votare e in cambio ottengono appalti, subappalti, varianti urbanistiche con la trasformazione di terreni agricoli in edificabili”. “…Diventato ricco e potente, mette la sua influenza al servizio dei candidati alle elezioni amministrative e politiche, ricevendo compensi (…). E’ una ‘ndrangheta, questa, che collude con i politici senza scrupoli e che saccheggia le risorse destinate al territorio”. (Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Storia segreta della ‘ndrangheta, Mondadori 2018). E potrei continuare ancora con le citazioni: nel presente, nel passato prossimo e nel passato remoto della ‘ndrangheta e della politica corrotta. Ma credo che basti.

Ho voluto iniziare con un po’ di bibliografia per ricordare a me stesso come sia stato considerato sempre grave il voto di scambio politico-mafioso dagli addetti ai lavori: un virus che infetta il convivere civile e uccide l’economia sana del nostro Paese. Quindi non si possono non accogliere positivamente norme che favoriscano la soluzione del problema, che andrebbe affrontato primariamente all’interno delle liste di partiti e movimenti. Purtroppo, al Sud, al Centro e al Nord, in occasione di alcune campagne elettorali, certe liste hanno sofferto dello scambio politico-mafioso. Spesso la grave questione è stata delegata alla magistratura che si è trovata in mano il cerino acceso con il rischio di essere delegittimata a livello mediatico. Nei giorni scorsi la Camera ha approvato la modifica dell’articolo 416-ter per quanto riguarda lo scambio politico-mafioso durante le elezioni. Pene più dure ed estese “a soggetti appartenenti alle associazioni mafiose” e agli intermediari: da 10 a 15 anni; in caso di condanna l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ prevista l’aggravante speciale: La pena è maggiorata della metà in caso di elezione del politico. Polemiche, critiche da parte delle opposizioni che si sono espresse a destra e a sinistra. Alcuni parlamentari paventano il rischio di incostituzionalità. La proposta di legge dovrà tornare al Senato per l’approvazione definitiva. Fuori dalla polemica politica in quanto la legge ha il compito di combattere il controllo mafioso della democrazia. Di conseguenza, lontano dalla propaganda e dalle strumentalizzazioni, si spera che la politica possa volare alto nel rispetto della democrazia e dello Stato di Diritto quando il ddl ritornerà a Palazzo Madama. Auspicando che da ambo le parti (favorevoli e contrari) si arrivi ad una soluzione di buon senso e di razionalità sull’approvazione definitiva della legge, un po’ di cronistoria non guasta per approfondire la problematica: ci ricorda il difficile e contrastato percorso della lotta contro le mafie.

Dopo “l’attentatuni”, nel ’92, che costò la vita a Falcone, alla moglie e agli agenti della scorta, i politici si svegliarono di soprassalto dal torpore e venne introdotto il 416 ter, “rubricato scambio elettorale politico-mafioso” (Servizio studi del Senato). Finalmente. Fino ad allora sul voto di scambio valeva la legge 579/1960 (artt. 86, 87) che non prendeva in considerazione il metodo mafioso. Eppure otto anni prima del ‘92 era stato arrestato Giancimino, sindaco di Palermo al servizio della mafia. Mentre la delinquenza organizzata si diffondeva nei territori, la politica non si preoccupava più di tanto, nonostante le richieste di modifica della legge da parte dei magistrati. Ci volle la campagna di Riparte il Futuro, organizzazione no profit contro la corruzione; nel 2014 raccolse 500 mila firme per la riforma del voto di scambio (v. art. Lettera43). Grazie anche alla adesione di 276 parlamentari si ottenne la riformulazione del 416 ter, andando oltre lo scambio politico-mafioso per solo denaro e introducendo “l’altra utilità”, ovvero i favori di certi politici verso le organizzazioni criminali organizzate che si erano “spese” nelle campagne elettorali. Oggi siamo all’ulteriore riforma del 416 ter con l’aggravio delle pene e la punibilità degli intermediari che hanno suscitato critiche di un certo rilievo tra le opposizioni. Si spera che l’ultimo approdo del ddl al Senato possa superare le difficoltà a tutto vantaggio dell’azione di contrasto dello Stato contro quella politica collusa con la criminalità organizzata.  E’ opportuno sottolineare che partiti, movimenti e associazioni hanno il dovere civico di assumersi le proprie responsabilità, necessarie per il convivere civile. In proposito riporto il virgolettato di una pagina de “I Gattopardi”, un libro intervista di 19 anni fa; una conversazione del giornalista Gianluca Di Feo con Raffaele Cantone, giovane magistrato non ancora presidente dell’Anac. La pagina riguarda vicende elettorali campane: “I codici etici sono stati annacquati e raramente rispettati dai grandi partiti; spesso poi sono stati aggirati al Sud attraverso la creazione di liste civiche (…). E’ accaduto in Campania dove, attraverso una lista satellite che sosteneva [un candidato], si è presentato un soggetto condannato per associazione camorristica”. Per ultimo perché resti nella memoria: la comunità non deve dimenticare che il voto è libero. Al bando, allora, ogni tipo di condizionamento per il progresso civile, sociale, economico della intera società italiana.

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