"Se la bocca parla della pienezza del cuore"

Scritto da  Pubblicato in Maria Arcieri

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maria_arcieri.jpgSe “la bocca parla dalla pienezza del cuore” (Mt 12, 34), le “parole” che fuoriescono dal nostro armadio esprimono in qualche modo, nel bene e nel male, la condizione spirituale dei singoli e delle società. Nel Medioevo i diversi capi di vestiario ci avrebbero rivelato anche mestieri e professioni. Nel celebre saggio ‘Le porte regali’, lo studioso e sacerdote russo Pavel Aleksandrovič Florenskij  affermava che “La carne e il sangue non ereditano il Regno di Dio”, ma il “vestito eredita”, fino a definirlo “un megafono che proclama e amplifica la parola della testimonianza, pronunciata intorno alla propria idea dal corpo”.

Coprirsi dal caldo e dal freddo e con l’idea morale (custodire il pudore), che si affianca da sempre alla terza finalità che il Papa Pio XII (1939-1958) indicava come «decoro» nel senso che «risponde all’esigenza innata, dalla donna maggiormente sentita, per dare risalto alla bellezza e alla dignità della persona, coi medesimi mezzi che provvedono a soddisfare le altre due». La dimensione estetica del vestito è multiforme, diceva il pontefice: «ad esso la gioventù chiede quel risalto di splendore che canta il lieto tema della primavera della vita ed agevola, in armonia coi dettami della pudicizia, le premesse psicologiche necessarie alla formazione di nuove famiglie. Mentre l’età matura dall’appropriato vestito intende ottenere un’aura di dignità, di serietà e di serena letizia» (Discorso all’Unione Latina Alta Moda, 8 novembre 1957).

Oggi i vestiti fanno capire lo status sociale. Non culturale. Possiamo dire che uomini e donne comunicano con l’abbigliamento e il vestito è il primo messaggio estetico che inconsapevolmente comunica chi siamo, a noi  e agli altri. Ogni mattina aprendo l’armadio, abbinando capi scegliamo cosa dire di noi; non tutto, certamente, ma molto e per tutta la giornata – a differenza della musica o di un’opera d’arte che occupano parte di noi solo in dati momenti. Quella attuale è una “moda liquida”, il cui minimo comun denominatore consiste, nell’assenza di elementi comuni. L’abito grida chi siamo, anche a chi non ci conosce. E chi non ci ha mai visto né sentito parlare, intuisce qualcosa della nostra personalità e dal nostro modo di vestire. L’abito esprime e plasma, nella misura in cui definisce il nostro ordine (o disordine) interiore, i nostri sentimenti e atteggiamenti.

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