Lamezia, Sirianni (Pd): "Variazioni, debiti fuori bilancio e partecipate: il vero stato dei conti comunali"

siranni-pd2019_37e4a_3d83c_d3c38.jpg

Lamezia Terme - "Mentre alcuni comuni, anche calabresi, come Cosenza e Vibo Valentia, hanno già approvato il bilancio di previsione 2026-2028 senza avvalersi della proroga concessa sino al 28 febbraio, e altri hanno già avviato il confronto, l’ultimo Consiglio comunale del 2025 della nostra città ha approvato, per l’ennesima volta, una variazione di bilancio e un numero rilevante di debiti fuori bilancio. Ciò che dovrebbe rappresentare un’eccezione, variazioni di bilancio e debiti fuori bilancio, è ormai diventata una prassi consolidata, soprattutto a fine anno" è quanto afferma in una nota Antonio Sirianni del Pd.

"Un segnale evidente di una programmazione finanziaria e amministrativa carente, che produrrà effetti sugli equilibri del bilancio consuntivo 2025 e, in parte, vincolerà il bilancio di previsione 2026-2028. Entrando nel merito del Consiglio comunale del 30 dicembre, è stata approvata una variazione di bilancio superiore ai 4 milioni di euro per l’accordo di rateizzazione con la Regione Calabria del debito relativo ai rifiuti solidi urbani per le annualità 2012-2019, in parte compensato da crediti derivanti dalle royalty del conferimento in discarica. Si è tentato di presentare quest’operazione come un “capolavoro del sindaco” quando in realtà si tratta di una soluzione già da tempo adottata da altri comuni e che altri stanno tuttora attuando. La vera domanda è un’altra: perché questa scelta non è stata fatta negli anni passati? E quanto il rinvio sistematico del problema ha inciso sulla narrazione, ripetuta in questi anni di un bilancio comunale ormai risanato? Altro capitolo critico riguarda l’approvazione di ben 38 debiti fuori bilancio, con importi che vanno da 56 € fino a 96.000 €, liquidati in modo massivo con la motivazione che fossero già stati discussi singolarmente in commissione. Un approccio che svuota di fatto il ruolo del Consiglio comunale, come se fosse un luogo riservato ai soli consiglieri e non la massima sede di rappresentanza democratica, dove i cittadini hanno diritto di conoscere come vengono spesi i propri soldi. Sarebbe stato inoltre auspicabile una vera discussione sulla razionalizzazione delle società partecipate (Lamezia Multiservizi, Lamezia Europa, Sacal)".

"Invece - sottolinea - tutto è stato liquidato come una mera formalità, ribadendo che “va tutto bene“ e che gli ultimi esercizi si sono chiusi in utile. Nessun accenno, ancora una volta, a come venga effettivamente esercitato il controllo analogo su Lamezia Multiservizi, che non può ridursi a una semplice verifica delle partite contabili ma deve tradursi nella capacità dell’ente di indirizzarne le scelte strategiche. Nessun riferimento, inoltre, all’affidamento della manutenzione degli immobili comunali. Ancora più grave, a parere dello scrivente, quanto accaduto nelle ore successive in relazione a Lamezia Europa. Dopo aver dichiarato in Consiglio comunale che la partecipazione rimane invariata in virtù dell’utile registrato nel 2024, la Giunta ha approvato una dilazione di debito per quasi 680.000 € in quattro anni, con uno “sconto“di circa 90.000 €. Un debito composto in gran parte da Imu e Tari non versate, che rientra nella vasta mole di residui attivi (crediti) che rappresenta uno dei principali nodi strutturali del bilancio comunale e ne limita fortemente la capacità di spesa. Ancora una volta si evita di affrontare alla radice la reale situazione di una società che da anni si trascina tra forte indebitamento e costi difficilmente giustificabili; basti pensare al costo medio del personale, più che doppio rispetto alle altre partecipate (per fortuna i dipendenti sono solo due), o al costo del Cda pari a 60.000 € annui, con un numero di componenti quasi triplo rispetto ai dipendenti. Criticità già evidenziate dalla Corte dei Conti e che potrebbero legittimare la dismissione della quota ai sensi dell’articolo 20 del TUSP.  C’è da chiedersi se questa dilazione concessa è qualcosa ad hoc o il preludio dell’adesione dell’Ente alla rottamazione quinques appena varata nell’ultima legge di bilancio? In questo contesto, diventa quasi secondario il potenziale conflitto di interessi legato alla delibera, considerato che l’assessore al bilancio ha un congiunto diretto nel Cda della società. In conclusione, non c’è bisogno di alcun ente terzo per far chiarezza sulla situazione dei conti dell’ente, la Corte dei Conti già svolge questo ruolo, ma è necessario tornare ai “fondamentali“ della politica: aprire un confronto vero e trasparente, a partire dal prossimo bilancio di previsione, all’interno dei partiti, dei movimenti e delle associazioni che si riconoscono nel centro-sinistra, affrontando senza reticenze sia gli aspetti tecnici sia le scelte politiche".

© RIPRODUZIONE RISERVATA