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Venezia - Tra i lavoratori autonomi il rischio di povertà è più che doppio rispetto ai dipendenti. Nel 2025 ha riguardato il 18,8% dei primi contro il 7,9% dei salariati.

La situazione più critica si registra nel Mezzogiorno, dove sono a rischio povertà il 31,6% degli autonomi e il 15,1% dei dipendenti. Lo rileva l'ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui la maggiore fragilità delle partite Iva deriva dall'assenza delle tutele garantite al lavoro dipendente.

Le partite Iva, calcola la Cgia guardando alle dichiarazioni dei redditi del 2024, sono quasi 4 milioni e di queste due milioni aderiscono al regime forfettario, la cosiddetta flat tax al 15% introdotta nel 2015 dal governo Renzi: mediamente, dichiarano un reddito annuo al netto delle perdite di 17.180 euro. La regione con più forfettari è la Lombardia (356.500), seguita da Lazio (231mila) e Campania (177mila). Le Province Autonome di Bolzano e Trento guidano la classifica dei redditi dichiarati, rispettivamente con 20.450 e 19.280 euro. In fondo si trova la Calabria con 14.070 euro.

La Cgia di Mestre presenta i dati nell'ambito dell'innalzamento della soglia per la flat tax da 85mila a 100mila euro, rilevando costerebbe 260 milioni all'anno, l'1% della manovra, e che riguarderebbe circa 41mila partite Iva, andando ad accrescere la platea dei forfettari del 2%. "Pur non convincendo del tutto nemmeno noi - è la valutazione dell'Ufficio studi - è doveroso sottolineare che la portata del provvedimento è contenutissima".

Per la Cgia si tratta di "tanto rumore per una bolla di sapone. L'opposizione strilla contro il nulla, mentre al governo, data la portata trascurabile della misura, c'è il sospetto che non abbiano colto che l'effetto sul popolo delle partite Iva sarà pressoché insignificante". 

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