Elogio della sconfitta. E della resa.

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

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francesco_bevilacqua_.jpgChi non si smarrisce non trova la via. Chi non corre pericoli non può salvarsi. Chi non soffre mai sarà felice. Chi non è inquieto mai si rasserenerà. Chi non ha visto l'ombra non riconoscerà la luce. Chi non si è ferito non potrà guarire. Chi non ha offerto doni mai ne riceverà. Chi non ha amato mai sarà amato. Non so se questi (e altri) pensieri siano di un monaco zen o di un buddista. Non so se stiano nell'evangelo. Non so se vengano in mente, più semplicemente, a chi ha vissuto. E amato, e sofferto, e smarrita la via, e corso pericoli, ed attraversato l'ombra, ed essersi ferito. Non lo so e, francamente, non mi interessa. So che li trovo pensieri di buon senso. So che nella vita non si può sempre avere, chiedere, pretendere. So che dagli altri non ci si deve sempre attendere che siano pronti ad accogliere le nostre verità, le nostre presunzioni, i nostri sogni, le nostre idee. So che il vento soffia impetuoso e che nuvole gravide di pioggia scaricano tempesta quando meno te l'aspetti. So che in ogni luogo si nasconde un deserto, si cela un labirinto. So che le montagne franano. Inesorabilmente. Impercettibilmente. Caoticamente. Violentemente. So che i fiumi straripano. So che il mare travolge le terre liminari. Ecco perché bisogna imparare a ricevere, come un dono, le sconfitte. Perché le sconfitte stanno nelle cose. Perché le sconfitte sono pane quotidiano per chi sa della vita e della passioni. Perché non vince chi non ha conosciuto sconfitte. Perché chi è sconfitto è pronto per un nuovo, vero cammino. E tuttavia, occorre che chi subisce una sconfitta sappia riconoscerla. In una accezione molto semplice: ammetta che se l'è procurata da se stesso (o da tutti coloro che, insieme, hanno contribuito a procurarsela, nessuno escluso); e che essa non viene da un nemico. Solo così la sconfitta avrà schiarito menti ottenebrate. E corrose dalla presunzione. Solo così la sconfitta si trasformerà in conquista. E la resa sarà un dono di grazia, di tenerezza, di vita rinnovata.

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