Epifanie della neve

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua
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 francesco_bevilacqua.jpgOggi la neve sulla terra è una focaccia di farina. Bianca, pura, immacolata. Un tempo, sotto le sue progenitrici cresceva il grano della Sila, u jirmanu, il pane dei poveri. Venivano, dai paesi, gli uomini, a tranciare d’estate le spighe. Con la falce messoria. La stessa che ha in mano la morte nella sua immagine personificata. Iniziava così, per i contadini, il lutto per l’uccisione della pianta edibile, come racconta Ernesto de Martino in “Morte e pianto rituale nel mondo antico”.

L’inverno era un tempo di espiazione e speranza. Per la rinascita. I chicchi di grano crescevano piano, protetti dalla neve. Non scende a caso, la neve. Torna perché crede che la terra abbia ancora bisogno di lei. Perché deve ancora proteggere una speranza di vita rinnovata. E’ un mestiere duro quello della neve. Viene col gelo, che strina i tronchi dei pini larìci e dei faggi. E con le grandi nubi nere, che rabbuiano il cielo. E’ tenera la neve della Sila. Sa di mare e di luce. Non stringe il suolo in una morsa. Lo accarezza invece, e lo bacia. E non lascia le vaste foreste troppo a lungo senza la luce chiara del sole, senza l’azzurro profondo del cielo. Siamo lì, nell’ora dorata che annuncia il mattino. Calpestiamo quella trapunta ancora ghiacciata dal gelo della notte. E ci pare una profanazione. Ancora gli alberi sostengono brandelli di neve, come panni stesi. E gli arbusti ne sono sommersi. Un grande pianoro ci accoglie. Si scorge il lago, giù nella valle. E poi le groppe montuose, irsute di foreste. Nel cielo, ora, si gonfiano bianche nubi, imponenti. Navigano sui monti e sulle valli. Si inseguono. Senza fretta. L’azzurro e il bianco sono il dono della neve. Che oggi ci mostra come si può essere puri. La purezza non è dell’uomo.

Ma l’uomo può aver fede nella purezza. Può compiere il suo cammino verso la purezza. Nella solitudine e nel silenzio incontriamo amici cari. Abbracci, sorrisi. Siamo felici per loro, per noi. Per questa epifania. Lasciamo che godano del privilegio che spetta loro. Torniamo. Giusto in tempo per vedere il cielo sparire nuovamente. Tornerà a scendere la neve stanotte. La dolce, misteriosa, effimera neve della Sila.

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