Calabria: incursioni, razzie ed emirati musulmani nel secolo IX

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio

francesco_vescio.jpgNel IX secolo la Sicilia e l’Italia meridionale furono coinvolte nell’espansionismo musulmano volto all’Occidente; già nel secolo precedente gran parte della Penisola Iberica ed alcune regioni della  Francia erano state occupate temporaneamente o definitivamente da eserciti islamici provenienti dall’Africa.
L’inizio e le circostanze dell’invasione in Italia sono così delineati, negli aspetti più significativi, nel brano successivo: “Già sin dai primi tempi della potenza navale araba nel Mediterraneo ,che vedemmo creata da Mu’àwiya [Fu il primo califfo della dinastia omàyyde, il quale, tra l’altro, fece trasferire  la capitale dello stato islamico da Medina a Damasco, N.d.R.] e ‘Abdallàh ibn Abi Sarh, e collaudata nella conquista dell’Africa del nord, la Sicilia e l’Italia meridionale bizantina avevano conosciuto fuggevoli scorrerie dei Saraceni. Ma a una sistematica occupazione dell’isola per allora non si pensò, o non la si credette possibile. L’impresa fu tentata assai più tardi quando la prospiciente Ifrìqiya [La regione dell’Africa del nord corrispondente , grosso modo, all’attuale Tunisia, N.d.R.]non era più una provincia direttamente soggetta al Califfato, ma un emirato autonomo, solo nominalmente vassallo degli Abbàsidi [La dinastia musulmana succeduta a quella omàyyade, N.d.R.] di Baghàd. Per impegno religioso, e fors’anche come diversivo a difficoltà interne, fu decisa nell’827 a Qairawàn [Il capoluogo dell’emirato, N.d.R.] , sotto l’emiro aghlabita Ziyadat Allàh, la spedizione in Sicilia, cui non mancò anche qui il suo sollecitatore, nella persona, del patrizio bizantino Eufemio, che invogliò gli Arabi al passaggio” (Francesco Gabrieli, Maometto e le Grandi Conquiste Arabe, Newton & Compton Editori, Roma, 1996, p.137).

Al fine di chiarire meglio il comportamento di Eufemio, sopra citato, pare opportuno riportare la seguente annotazione: “L’occasione fu fornita dai contrasti interni nell’amministrazione dell’isola. Un alto ufficiale bizantino, il turmarca [ = Comandante di una circoscrizione militare-amministrativa in cui era suddiviso allora il Tema siciliano, al cui vertice stava lo stratego di nomina imperiale, N.d.R.] Eufemio, ribellatosi all’impero, si presentò all’emiro Ziyadat Allàh per concordare con lui uno sbarco sull’isola. Lo scopo del traditore era verosimilmente rivolto a costituire un dominio personale con l’appoggio degli Arabi” (Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Il Mulino, Bologna, 2004, p.147). La conquista musulmana della Sicilia si protrasse per  decenni con razzie, assedi e massacri e si poté ritenere conclusa con la caduta di Taormina nel 902, anche se restarono,  ancora per poco, alcune sacche di resistenza bizantine.

Per quanto riguarda l’Italia peninsulare gli eventi inerenti  alle incursioni ed alle occupazioni territoriali musulmane assunsero, a grandi linee, le modalità indicate nel testo successivo: “Ma gli Arabi di Sicilia non si lasciarono fermare dallo Stretto di Messina, e presto cominciarono a correre per l’Italia meridionale, come quelli di Spagna avevano fatto il secolo precedente in Francia. La Calabria fu più volte risalita da Reggio (ove, come a Narbona, sorse un’effimera moschea) sino alla Basilicata, alla Campania, alla Puglia. Non è però da pensare che ogni scorreria saracena in Italia meridionale o centrale abbia avuto origine dalla Sicilia; sbarchi e incursioni sono partiti dall’Africa, da Creta e forse anche dalle coste stesse di Siria, come dalla Spagna o dalle coste di Provenza” (Francesco Gabrieli, op.cit., p.138). Nel testo successivo viene fornita una descrizione abbastanza interessante della precipua situazione in cui si venne a trovare la Calabria in seguito alle numerose incursioni musulmane e alla risposta decisa dei Bizantini nel periodo sopra indicato:

“Se in Sicilia la dominazione araba va rapidamente consolidandosi col nuovo corso della dinastia degli Aglabiti, in Calabria non mancano le prime scorrerie intese a preparare una nuova conquista: Turio, Locri, Caulonia sullo Jonio; Monteleone [ = l’odierna Vibo Valentia, N.d.R. ] e Cetraro su Tirreno sono devastate. Nuclei di Arabi si insediano a S. Severina, ad Amantea e a Tropea; quivi stanno come sparvieri, pronti a spiccare il volo dal nido per rubare, predare ed uccidere nel territorio circostante. Gli Arabi di Calabria non ebbero propositi di conquista, né cercarono di assimilarsi con la popolazione locale; essi agivano a gruppi isolati, con la finalità di predare il territorio. I capi di bande saracene si comportavano come avventurieri  che nelle rapine e nei saccheggi vedevano l’unica fonte di vita. Gli emiri di Tropea, S. Severina ed Amantea esercitarono per quasi mezzo secolo (840-885) una vera e propria industria del saccheggio, stando al sicuro dalla insidia della flotta bizantina nei centri fortificati che solo un lungo assedio avrebbe potuto espugnare. Anche se la flotta veneziana nel 876 poté sconfiggere i vascelli arabi nell’Adriatico, nulla vietava che gli Arabi annidati nella terraferma continuassero l’opera di devastatrice. La Calabria era alla mercé dei predoni arabi e, nella vicina Sicilia, Taormina, l’unica città rimasta nelle mani dei Bizantini, a mala pena riusciva a resistere alla morsa araba: l’imperatore Basilio si decise infine a mandare Niceforo Foca per scacciare gli Arabi. Il valoroso generale bizantino, tra l’875 e l’877, riuscì a snidare gli Arabi da S. Severina, da Amantea e da Tropea; indi respinse i Longobardi a nord della Valle del Crati e riportò la parte settentrionale della Calabria sotto lo scettro di Bisanzio. Niceforo Foca non ebbe la stessa fortuna in Sicilia, dove, dopo i primi successi e la conquista di Palermo, i Bizantini subirono una pesante sconfitta navale nello Stretto e dovettero ritirarsi a Reggio. La Calabria tornava per intero alla sovranità di Bisanzio, la Sicilia era irrimediabilmente perduta” (Giuseppe Brasacchio, Storia Economica della Calabria – Dal III Secolo dopo Cristo alla Dominazione Angioina – Volume II, Edizioni Effe Emme, Chiaravalle Centrale, 1977, p.114).  Da come si può dedurre dai  testi precedenti il secolo IX fu un periodo terribile per la regione per il motivo che  al secolare conflitto tra Bizantini e  Longobardi si aggiunsero le scorrerie e gli insediamenti arabi, la Calabria divenne una terra di confine e un luogo di scontri destinati a durare ancora a lungo, causando lutti e sconvolgimenti sociali.

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