E il Bruzio fu denominato Calabria

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio

francesco_vescio.jpgIl toponimo Calabria nel mondo antico designava l’attuale Penisola Salentina, la zona della Puglia di sud- est, che si protende a forma di arco tra il Mare Adriatico e lo Ionio; essa era abitata dal popolo dei Messapi, che si divideva in due gruppi: i Salentini ed, appunto, i Calabri;  si ricorda che nell’ordinamento delle province italiane dell’imperatore Diocleziano, che modificava parzialmente quelle augustee, verso la fine del III secolo d.C. la II era denominata. <<Apulia et Calabria>> e la III: <<Lucania et Bruttii>>; pertanto risulta chiaro che nell’età imperiale romana e nei primi secoli della dominazione bizantina il Bruzio (la Calabria odierna) e la Calabria (il Salento attuale) erano amministrativamente separati e facevano parte di due circoscrizioni territoriali diverse. La <<migrazione del nome>>, il  <<trasferimento di un toponimo>> o ancora la <<translatio nominis Calabriae>> [Dal latino: il trasferimento del nome della Calabria, N.d.R.],  come è stato definito da alcuni studiosi, sarebbe avvenuto nel corso del VII secolo a causa del duro e lungo conflitto tra Bizantini e Longobardi verificatosi  in Italia nell’alto medioevo.

Al fine di esplicitare questo fenomeno storico e, se si vuole, linguistico, è  necessario tener conto di alcuni avvenimenti, che riguardavano l’organizzazione politico- amministrativa dell’Italia bizantina e della sua evoluzione principalmente per motivi di ordine militare; nel brano che segue si spiega, negli aspetti più rilevanti, l’evoluzione organizzativa della parte d’Italia governata dai Bizantini: “L’amministrazione italiana venne probabilmente rimaneggiata da Tiberio II, con l’accorpamento in nuove circoscrizioni dei territori superstiti, ma soltanto il suo successore Maurizio intervenne con decisione per cercare di arrestare la disgregazione dei domini imperiali. Maurizio, salito al trono nel 582, cercò un’alleanza con i Franchi per combattere il nemico comune e, nello stesso tempo, mise fine alla paralisi del comando inviando in Italia un governatore militare che assunse il nuovo titolo di esarca d’Italia. Se ne sente parlare per la prima volta in una lettera di papa Pelagio II del 584 come di un funzionario già stabilmente in carica a Ravenna e, sebbene, non vi siano informazioni precise, è da ritenersi che  fosse stato da poco istituito…  Come già nell’epoca precedente, l’autorità civile non fu abolita, ma nella pratica quanto ne restava assunse un ruolo sempre più secondario di fronte all’elemento militare, la cui importanza andò crescendo nel corso del tempo fino a divenire predominante. Il prefetto d’Italia, in particolare, si mantenne fino alla metà del settimo secolo e, accanto a lui, si hanno delle testimonianze sul funzionamento delle vecchie strutture dell’amministrazione civile. La preminenza delle necessità difensive, in una cittadella assediata come si era trasformata l’Italia, rovesciò tuttavia le tradizionali divisioni di competenze, in linea d’altronde con un generale processo di militarizzazione che in seguito si sarebbe esteso a tutto l’impero e per il momento trovò espressione nei due esarcati d’Italia e di Africa… Agli ordini dell’esarca si venne progressivamente costituendo una serie di nuovi comandi regionali retti da duces o magistri militum…” (Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Il Mulino, Bologna, 2004, pp. 81 – 82).

In Italia furono istituiti diversi ducati nei territori imperiali e tra questi quello di Calabria con capoluogo Taranto, che comprendeva i territori pugliesi e quelli bruzi rimasti sotto il dominio dei Bizantini per come viene esplicitato nel seguente brano: “Circa nell’ottavo decennio del VII secolo Bisanzio perse per mano dei Longobardi, dopo l’Apulia, parte della penisola salentina quando Taranto e Brindisi furono occupate e trasformate in domini del duca di Benevento [ Questi era longobardo, N.d.R. ]. Non molto tempo prima errano andate perdute tutta la Lucania e la Valle del Crati nel vicino Bruzio. Vuoi per dissimulare la perdita, vuoi per una semplice abitudine esemplificativa invalsa fra i contemporanei, resta il fatto che la parola Bruttii cadde via via in disuso, mentre la parola Calabria passò a indicare, insieme alle terre salentine superstite di Otranto e di Gallipoli, tutta la penisola bruzia rimasta all’impero. A nostro parere tuttavia il geonimo Calabria doveva essere già in uso ai principi del VII secolo – quando fu organizzato il Ducato di Calabria – per indicare i domini bizantini compresi fra il Canale d’Otranto e lo Stretto di Messina… Si capisce anche perché agli albori del secolo VII, 30 anni dopo il crollo drammatico della Prefettura d’Italia, il nuovo ducato prendesse il nome di Calabria e non di Bruzio: la nuova entità dell’estremo Mezzogiorno veniva considerata da una prospettiva orientale e adriatica – cioè da Costantinopoli e da Ravenna -, non già occidentale o tirrenica. La terra che appariva per prima agli occhi dei naviganti significativamente risultava essere la Calabria e non il Bruzio  (Giovanni Saladino, Storia della Calabria Bizantina – L’Alto Medioevo Imperiale ed Ecclesiastico-, Saladino Edizioni, Roma, 2011, pp. 102 – 103). Per avere un quadro più completo della problematica oggetto di esame si riporta un brano particolarmente significativo, tra l’altro, per i documenti che in esso vengono presi in considerazione: “Verso la metà del VII secolo dell’èra cristiana il nome Calabria cominciò a indicare il Brutium dei Romani, che in età augustea formava con la Lucania la terza regione d’Italia. Dai boschi delle partes Bruttiorun [Latino:  regioni dei Bruzi, N.d.R. ] il pontefice Gregorio Magno (590 – 604) mandò nel 601, a trarre legname per l’impalcatura della Basilica di S. Paolo; alla fine dello stesso secolo, il pontefice Sergio I (687- 701) ebbe ancora bisogno di legname da costruzione per la stessa basilica e trabes fecit de Calabria adduci [Latino: fece trasportare travi dalla Calabria, N .d. R.]. 

E’ chiaro che i due nomi rappresentavano già lo stesso paese. Si possono fare molte congetture sulle ragioni di questo cambiamento. Con tutta probabilità, alla metà del VII secolo, fra i tanti provvedimenti imperiali presi durante il regno di Costante II, fu adottato anche quello di congiungere la parte del Bruzio rimasta all’Impero d’Oriente con i pochi resti della Calabria e dell’Apulia, ordinando questo complesso di dominii in un ducato delle Calabrie, così nominato dalla sua porzione amplior fructuosiorque [Latino: più vasta e più feconda, N.d.R.]. Con le conquiste longobarde del duca Romualdo i Bizantini vennero a perdere gli ultimi avanzi dell’Apulia e gran parte della Calabria: questo nome si restrinse così all’estrema punta meridionale dell’antica Calabria e alla maggior parte del Bruzio. Nel 757 anche quella punta meridionale fu assorbita dai conquistatori longobardi e il ducato di Calabria rimase confinato alla sola penisola bruzia” (Ilario Principe, La Calabria, Estratto da ‘L’ Universo’ Rivista dell’Istituto Geografico Militare, n. 2-4-5, Firenze, 1968, p. 2). Va tenuto presente che nel periodo storico sopra indicato la Calabria bizantina non comprendeva la parte del Bruzio rimasto ancora sotto il dominio longobardo.

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