Tic tac tic tac: la Russia è vicina

Scritto da  Pubblicato in Giovanni Iuffrida
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Iuffrida_matita.jpgIl tempo sta per scadere per la politica di ieri e di oggi. Almeno speriamo, come lasciano ben presagire le bandiere greche su cui si legge “Il cambiamento è adesso”. Il passivo che la Grecia ha nei confronti dell’Unione europea e i fondi necessari per attuare le promesse elettorali potrebbero trovare la copertura nell’aiuto russo. Attraverso questa via Alexis Tsipras potrebbe alimentare concretamente il fronte del “no euro”. La disperazione greca, che giustifica anche l’alleanza interna di Syriza con gli indipendentisti della destra estrema di Anel, pretende soluzioni immediate. O l’Unione europea allenta la morsa dell’austerity o la Grecia si butta nelle braccia di Putin, pronto a un piano Marshall per la patria della democrazia. Per ottenere vantaggi economici immediati, Tsipras potrebbe schierarsi dalla parte di Putin dichiarandosi contrario alle sanzioni, ottenendo così in cambio fondi destinati alle importanti promesse elettorali: aiuto a 300mila famiglie povere, aumento del salario minimo, assistenza sanitaria, per un totale di 11,5 miliardi di euro. La deriva putiniana della Grecia – come qualcuno paventava già – è un dato pressoché scontato, se si pensa agli intensi commerci con la Russia per un valore di molti milioni di euro di soli prodotti dell’agricoltura, nonché agli storici rapporti e ai  progetti in programma (gasdotti, investimenti russi privati, turismo, ecc.).

Gli esiti dell’attuale status potrebbero essere due. O la Grecia – se falliranno le trattative con Bruxelles – diventerà un fronte aperto a favore dell’Unione eurasiatica (una sorta di nuova Urss) o l’Unione europea sarà costretta a ridimensionare la linea dell’austerità. Analogo discorso vale per il partito della sinistra radicale spagnola, Podemos di Pablo Iglesias, che propugna sin da subito un governo del popolo. Né trascurabile è la forza del Front National di Marine Le Pen. Anche il M5S apre a una possibile intesa con il partito spagnolo di Pablo Iglesias. Ma il rischio è che il movimento di Grillo smorzi – come è accaduto in Italia – la spinta di reale cambiamento che scorre nel sangue di Podemos.

Gli italiani (“brava gente”), autori dell’infelice partecipazione alla guerra civile spagnola del 1936, è bene che se ne stiano a guardare, per non inquinare la genuinità della forte idealità ispanica. Perché il vero cambiamento dell’Unione europea potrebbe essere determinato non dagli italiani avvezzi alle politiche dei tre o più forni ma dalle idealità chiare di Podemos di Pablo Iglesias. E la regione Calabria? L’Italia, leccandosi le ferite di una povertà spaventosa, soprattutto in termini di ideali, prima che economica, dovrebbe istituire, per attenuare i pesanti condizionamenti sulla produttività settentrionale, un cordone sanitario antimafia e antimassonico lungo il crinale di Lagonegro, se è vero quanto ha affermato giorni fa Adriana Musella, presidente del Coordinamento antimafia “Riferimenti”, che la regione è sottomessa alle logge massoniche trasversali e alla mafia. Per favore, lasciamo la Spagna agli spagnoli, perché solo così possono salvare l’Europa.

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