Ballottaggi 2016, in prima pagina chi vince e chi perde… e l’astensionismo?

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla.jpgVincitori e sconfitti in prima pagina e/o davanti alle telecamere nell’ultima tornata elettorale. Negli studi televisivi le analisi del voto dedicate in gran parte alla personalizzazione, alla fiducia generata da un candidato/a, al desiderio di cambiamento dell’elettorato, al mea culpa dei leader perdenti, ai primi piani televisivi di quelli vincenti. E’ ciò che abbiamo notato vedendo e leggendo nel day after a spoglio ultimato dei ballottaggi delle ultime amministrative parziali. All’astensionismo, che da decenni aumenta costantemente e in maniera preoccupante, meno spazio, se non altro in questi primi momenti, niente prime pagine, poche parole nei talk. Come se non fosse un problema per quell’elettorato che non ha trovato rappresentanza nella miriade di liste. Alcuni sostengono che ci stiamo adeguando alle percentuali europee e che in fondo il livello di partecipazione è ancora alto in Italia rispetto ad altri Stati. Invece noi siamo preoccupati perché con la diminuzione dell’affluenza alle urne arretra la democrazia rappresentativa e avanza il populismo.

Rischiamo di apparire  ripetitivi perché abbiamo affrontato più volte la questione del non voto. In realtà altro che ripetitivi! Sono gli elettori che non vanno a votare!  Ci  pare, piuttosto, che il modo di essere di certa politica non voglia cambiare, al di là dei mutamenti apparenti. Non a caso l’Istituto Cattaneo, la Fondazione di ricerca  bolognese, tra le maggiormente accreditate e di sicura affidabilità nelle analisi del voto, aveva già previsto fin  dal primo turno della recente tornata elettorale il rischio dell’astensionismo, quando il livello di partecipazione aveva raggiunto il 57,6%; 5 punti in meno rispetto ai precedenti appuntamenti.  Non era sfuggita  all’indagine la scarsa partecipazione nelle grandi città  soprattutto al Nord. Inoltre aveva indicato “La presenza competitiva  di alcuni candidati” del Movimento 5 Stelle in grado di scardinare in alcuni quartieri il sistema creato dai partiti tradizionali. L’astensione si è moltiplicata al ballottaggio: è andato a votare il 50,5%. In Calabria affluenza in forte calo: solo il 48,78% ha messo la scheda nell’urna; la maggioranza ha disertato l’appuntamento con il seggio.

Eppure da qualche tempo l’importante Istituto aveva dato l’allerta. Nel 2012 le elezioni comunali [registrarono] un aumento significativo dell’astensionismo nelle regioni rosse (in ww.cattaneo.org) del centro-nord. In particolare, rispetto al 2007, l’Emilia  Romagna riportò un notevole aumento della non partecipazione al voto  con un -10,9%. Poi la Toscana (-9,8%), Umbria e Lombardia (-8,9%), le Marche ( -8,3%), il Veneto (-7,6%). Facendo le somme, centinaia di migliaia di elettori rinunciarono a votare. Al tal   proposito il commento  di Marco Revelli, docente di Scienze politiche nell’Università del Piemonte Orientale, in “Finale di partito”: “Il fatto è che sono proprio le aree del Nord, e con esse “le regioni rosse”, quelle in cui con maggiore evidenza gli argini si sono rotti, e si sono verificate le più massicce fuoriuscite  di elettori”. L’analisi dell’Istituto Cattaneo è limitata ai soli 24 comuni in cui si è votato alle comunali del 2012 e alle regionali del 2010. Così Revelli: “Il centrodestra [ha] perso più di 260 mila voti (…) l Pd [ha subito] un decremento complessivo di 91 mila voti (…) nel Nord e in quella che i ricercatori del Cattaneo chiamano zona rossa.” In questo contesto, segnato da un  generale exit, l’unico a poter cantare vittoria è il Movimento 5 Stelle di Grillo”. Ha cantato vittoria ieri, canta vittoria oggi.

In tale contesto del passato prossimo e del  presente, sembra preistorica la ricerca ventennale, iniziata negli Anni ’70, da Robert Putnam, studioso di fama internazionale della Harvard University, sul regionalismo italiano che individuava nelle regioni del centro-nord le comunità civiche dove prevalevano la fiducia reciproca, la cooperazione sociale e una profonda  coscienza civile. Questo mondo pare scomparso, al suo posto sono arrivate la politica liquida e la conseguente “liquefazione del corpo elettorale”. Ancora Marco Revelli in Dentro e fuori per ciò che concerne le elezioni nazionali nel 2013: “…Circa 2 milioni e 300 mila di coloro che ancora nel 2008 si erano recati alle urne si sono aggiunti all’esercito degli astenuti, delle schede nulle e di quelle bianche, facendo salire a 13 milioni e 300 mila (circa il 27%) il numero di coloro che sono usciti dal sistema di rappresentanza (…) Ma soprattutto, tra quelli che sono rimasti dentro, si calcola come 12-13 milioni abbiano, per così dire, cambiato casa, facendo registrare un grado di liquidità dell’elettorato senza precedenti e modificandone appunto radicalmente la mappa”. Da qui lo tsunami 5 Stelle che nel 2013, ottenendo più del 25% dei voti, è diventato movimento di maggioranza relativa e oggi, nel 2016, vince alle amministrative e va a governare la capitale e altre città. Pd, centrodestra, centrosinistra, destra radicale e quant’altro dovrebbero aggiornare con nuovi strumenti d’indagine l’analisi del voto.

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