Elezioni 2018: quale panorama politico dopo il 4 marzo?

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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 Il Movimento 5 Stelle ha stravinto. Il Pd ha straperso. Buona l’affermazione del Centrodestra. Sconfitto il centrosinistra. Deludenti Liberi e Uguali. Polverizzati gli altri. Affluenza alle urne intorno al 73%; in calo rispetto al 2013; allora votarono poco più del 75%. La partecipazione più bassa della storia repubblicana per quanto riguarda le elezioni politiche nazionali. Nel Mezzogiorno una Waterloo dei partiti tradizionali. Non c’è stata storia in Calabria: i Pentastellati hanno sbaragliato gli avversari nella quasi totalità dei collegi; solo qualche battaglia vinta dal Centrodestra. L’inviata di Agorà, trasmissione di Rai 3, avrebbe scoperto brogli per quanto riguarda i voti degli italiani all’estero. Ritornando alla situazione generale la questione risulta complicata per una eventuale maggioranza di governo. Prove di dialogo tra i soggetti politici ci potranno essere quando si dovranno eleggere i presidenti del Senato e della Camera. Eventuali accordi metterebbero i gruppi parlamentari nelle condizioni di configurare delle maggioranze all’attenzione di Mattarella che si troverà a gestire, in ogni caso, una difficile problematica. Per l’intanto Centrodestra e 5 Stelle vorrebbero essere ricevuti dal Colle. Entrambi si sentono vincitori; Ma per governare è richiesta una maggioranza di 316 seggi alla Camera e 158 al Senato che, al momento, nessun partito e nessuna coalizione ha raggiunto, come risulta dal quadro di seguito riportato: alla Camera il Centrodestra ha ottenuto 260 seggi, il M5S 221, il centrosinistra 112, Liberi e Uguali 14. Per il Senato: il Centrodestra ha 135 seggi, il M5S 112, il centrosinistra 57, Liberi e Uguali 4. Stando così le cose, Mattarella potrebbe dare un incarico esplorativo per compiere il tentativo di una maggioranza per la governabilità.

 Per i sondaggisti, flussi di voto dal Pd al M5S diventato un movimento/partito non solo di giovani, ma anche di adulti; caratterizzato politicamente da un elettorato trasversale; Manin, politologo francese, direbbe un elettorato del “pubblico” staccato (o staccatosi) dalle appartenenze ideologiche; ha rotto ormai il cordone ombelicale che lo legava alle ideologie novecentesche. Diverso il travaso di voti nell’area del centrodestra; è avvenuto all’interno; dal Popolo della Libertà (secondo i risultati di 5 anni fa) alla Lega. Il disincanto e la disaffezione verso i partiti tradizionali hanno fatto il resto in termini di astensionismo. Non bisogna dimenticare che i Pentastellati avevano già ottenuto una inaspettata vittoria 5 anni fa risultando il primo partito italiano entro i confini nazionali e solo per la Camera. Il percorso era iniziato da qualche tempo con manifestazioni ed esperienze amministrative: nel 2007 l’esordio del V-Day nelle piazze d’Italia; spettacoli dal vivo, blog urlati contro l’universo mondo politico; la piattaforma Rousseau e primi passi di democrazia elettronica con uso del web; poi la conquista comunale di Parma; l’ottima performance alle regionali siciliane. E ancora, dopo le politiche del 2013, successi a Roma, Torino e in altre località. Non sono mancate le difficoltà amministrative, specialmente per ciò che concerne la Capitale con polemiche e attacchi delle altre forze politiche; ma sono ancora là a governare. Insomma non è stata la stessa cosa del 1994 quando Berlusconi dal nulla creò il partito azienda con l’aiuto indispensabile delle sue reti televisive inaugurando la telepolitica in Italia. Al contrario, prima del 2013, era stato compiuto dai 5 Stelle un cammino di antipolitica movimentista intercettando il malcontento, in gran parte giovanile, dell’opinione pubblica e il “popolo della rete” attraverso il web. Alcuni studiosi lo hanno chiamato “cyberpopulismo”.

 Nel contempo la politica tradizionale non faceva bella figura di sé, soprattutto sulla governabilità del nostro Paese. Ricordo l’estate rovente del 2011: lo spread (il divario dei tassi d’interesse) schizzato alle stelle e il rischio default (bancarotta); dimissioni del governo Berlusconi. I partiti si misero da parte (come nel ’92, ai tempi di “manipulite”) e Napolitano consegnò il pass a Monti e al suo governo di tecnici. Fiducia dal Parlamento. Le forze politiche ritornarono, dopo le elezioni del 2013, con un sistema tripolare nel quale era entrato da protagonista il M5S. Nelle diverse e successive tappe di avvicinamento alle istituzioni si è assistito alla metamorfosi del Movimento.  Passo di lato di Grillo. I due attori politici maggiormente rappresentativi, Di Maio e Di Battista, hanno gestito al meglio le difficoltà senza dinamiche di protagonismo tra di loro. Sono gradualmente entrati nei talk politici, prima snobbati, dando un’immagine di sé comunicativa, pur nella diversità di comportamenti, di toni, di linguaggio (vivace Di Battista, compassato Di Maio), addirittura di abbigliamento (quasi sempre sportivo Di Battista, con giacca, camicia e cravatta Di Maio). Come se non bastasse Di Battista si è messo da parte non candidandosi nell’agone politico per essere più libero evitando così l’eventuale rischio di oscurare Di Maio. Sicuramente tutti e due hanno bucato lo schermo. Così è arrivata   la vittoria più importante. Anche un pentastellato della nostra Città tra gli eletti del M5S: l’avv. Pino D’Ippolito andrà a Palazzo Madama. Immediata apertura di credito di Boccia, presidente della Confindustria: “Il M5S è un partito democratico, non fa paura”. Sicuramente Di Maio ha fatto una buona impressione nel settembre dell’anno scorso partecipando al Forum Ambrosetti sulle tematiche economiche e finanziarie a Cernobbio, in riva al Lago di Como. Ha incassato così il parere positivo della Confindustria. Sulla stessa linea Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles: “Paura del M5S? Ne abbiamo passate di peggio”. Rimane il Centrodestra nel cui ambito è cresciuta la Lega in costante metamorfosi, da lombarda a nazionale, per merito di Salvini. E ancora, ha superato Forza Italia nei suffragi. Risulta eletto alla Camera un leghista calabrese, il lametino Domenico Furgiuele. Non è finita: Salvini al Senato, rappresentante parlamentare dei Calabresi. Chi l’avrebbe mai immaginato! Durante l’agone elettorale, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia non erano apparsi abbastanza coesi. Immediatamente dopo la chiusura dei seggi si sono ricompattati, considerata la buona affermazione complessiva e vista l’avanzata inaspettata dei Pentastellati.

 Centrodestra e centrosinistra avevano fatto l’ennesima legge elettorale, il Rosatellum bis, in tutta fretta per mettere in difficoltà il M5S. Si è rivelata un boomerang per il Pd e i suoi alleati e a rischio di incostituzionalità, come l’Italicum e il Porcellum, in quanto prevede il voto congiunto e senza preferenze; di fatto limita la possibilità di scelta dell’elettore. Il Pd è in difficoltà. Specialmente il Segretario. Volano gli stracci al Nazareno. Dimissioni di Renzi, ma “congelate”. Serracchiani, la vice-segretaria, si è già dimessa. Critiche da più parti. Sempre più solo il Segretario. Dalle stelle alle stalle e con i 5 Stelle primo partito. Ultimissime mentre sto per completare il pezzo: “50 dirigenti calabresi del Pd chiedono le dimissioni del Segretario nazionale”. Renzi non ti agitare! Stai sereno! Presidente Mattarella ci pensi Lei. Di Maio e Salvini stanno scalpitando. Chi Sarà il cavallo di razza del Terzo Millennio? 

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