Grave il problema dell’astensionismo dopo i risultati elettorali

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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Bianco eletto sindaco a Catania. Si sta completando il cappotto del Pd e del centrosinistra nei comuni capoluogo (17 a 0) dopo i risultati elettorali del primo turno in Sicilia, in attesa dei ballottaggi a Messina, Ragusa e Siracusa il 23 e il 24 giugno prossimi. Pd e centrosinistra hanno vinto. Pdl e centrodestra hanno perso. Anche i 5 Stelle. Epifani soddisfatto. In parte viene risarcito Pierluigi Bersani. Lo ha dichiarato il nuovo segretario del Pd. Resta il grave problema dell’astensionismo che investe tutti i partiti. Andare oltre il porcellum, l’attuale legge elettorale, e avviare concretamente le riforme costituzionali possono aiutare relativamente una fiducia rinnovata dei cittadini verso la politica. Ma non basta. Il 48,5% di affluenza alle urne a livello nazionale e ancora di meno nella capitale (44,93%) parlano chiaro. E’ necessaria una svolta immediata nel modo di essere delle formazioni politiche. Bisogna rifondare i partiti per adeguarli a una società in continuo e vorticoso cambiamento. Innanzitutto cercare di capire d’onde derivi la sfiducia. Non solo la casta. Nella nostra società complessa non si possono ridurre le problematiche schematizzando e semplificando: da una parte i corrotti nei partiti e nelle istituzioni, dall’altra il popolo vessato ingiustamente. Si rischia in tal modo di fare di tutta l’erba un fascio nelle alte sfere e di considerare la base, la moltitudine, immacolata. Non è così. Ammesso e non concesso che esista un elettorato puro e incorruttibile, questo, in ogni caso, avrebbe dato e continuerebbe a dare il voto a La casta. Consapevolmente o inconsapevolmente avallerebbe la disonestà. Similmente, non tutti i rappresentanti istituzionali e/o politici sono disonesti (sempre ammesso e non concesso che esistano). Non è vero. In realtà la scarsa fiducia nella politica è dovuta a cause lontane e vicine. Quelle che arrivano dal mondo: L’economia globalizzata, l’effetto domino degli scandali finanziari internazionali e la conseguente crisi recessiva nei singoli Paesi hanno reso fragile e diffidente diversi settori della società. Al posto della certezza è subentrata l’incertezza. In Italia anche le fortune editoriali sui corrotti, le cricche, il megafono mediatico riguardante il malaffare e quant’altro hanno generato in alcuni casi la febbre del populismo.

Dov’erano costoro prima di scrivere libri e di fare servizi giornalistici e/o televisivi? Naturalmente ci sono altri motivi. I partiti hanno difficoltà a tradurre in offerta politica progetti e programmi in una società cosiddetta liquida. Nel medio termine non si riescono ad individuare bisogni e desideri di un elettorato alquanto volubile. E’ entrato in crisi il rapporto tra governanti e governati. Specialmente quando l’opinione pubblica ha la percezione che la classe dirigente (politica), a  Roma e in tutta la Penisola, pensa al proprio tornaconto o a quello dei propri sodali, certamente non al bene comune. Si badi bene ciò avviene a destra, a sinistra e al centro, anche se in maniera differente. Tra i tanti guasti (innumerevoli) quello maggiormente devastante è che l’autoreferenzialità nasconde la buona politica e molti elettori non riescono a vedere la buona amministrazione, a distinguerla per apprezzare e scegliere i candidati del cambiamento nei prossimi appuntamenti elettorali. Ciò nonostante, i cittadini devono rendersi conto che, considerate le turbolenze che si stanno scatenando nei 5 Stelle (a proposito di nuovi movimenti), non si può fare a meno dei partiti organizzati, però presentabili, a destra, a sinistra e al centro. Speriamo che il congresso in autunno del Pd dia una scossa dialettica all’interno e all’esterno. Il percorso di avvicinamento da qui al congresso si dovrebbe realizzare con comportamenti propositivi. Le primarie sono state un tentativo di rivolgersi all’elettorato in modo nuovo da parte dei vertici del centrosinistra, consapevoli della crisi di fiducia. Le campagne di ascolto vanno nello stesso senso. E poi i contenuti devono riconquistare spazio nella politica. Meno macchine fotografiche, telecamere, interviste. E’ tempo di cambiare per i partiti tradizionali dal momento che anche le scorciatoie sul web mostrano difficoltà evidenti.

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