La Costituzione e il popolo sovrano. Un matrimonio indissolubile

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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pino_gulla-01022018-082241.jpgLa nostra Carta ha compiuto 70 anni. Venne approvata il 22 dicembre 1947 dall’Assemblea costituente che aveva iniziato i lavori un anno e mezzo prima, il 25 giugno 1946. Entrò in vigore il primo gennaio 1948.  L’Assemblea era stata eletta il 2 giugno del 1946 a suffragio universale. Fu una svolta radicale. Il periodo post-unitario italiano dell’Ottocento era stato caratterizzato dal suffragio censitario: con La Destra Storica aveva diritto al voto meno del 2% degli Italiani, con la Sinistra Storica di Depretis poteva votare il 6,9%.  Nel periodo giolittiano le elezioni a suffragio universale maschile del 1913 sembravano un primo passo concreto verso la democrazia. Ma arrivò il fascismo: nel 1929 lista unica nazionale di 400 candidati scelti dal Gran Consiglio ed elezioni plebiscitarie, bisognava votare in blocco “sì” o “no”. Finalmente dopo la seconda guerra mondiale il suffragio universale, maschile e femminile. In fila ai seggi, per la prima volta nella storia d’Italia, anche le donne in virtù della legge elettorale proporzionale approvata con due decreti legislativi luogotenenziali, del Luogotenente del Regno d’Italia, Umberto, reggente, nominato dal padre re Vittorio Emanuele III; il primo, del febbraio 1945, contenente l’estensione alle donne del diritto di voto, ma non era prevista la loro eleggibilità; il secondo del 10 marzo 1946 in cui era sancita l’eleggibilità delle donne; le prime elezioni amministrative si svolsero tra marzo e aprile del 1946; il 2 giugno dello stesso anno il referendum  monarchia –repubblica e l’elezione dei deputati per l’Assemblea Costituente. Si stabilì innanzitutto di votare per la monarchia o la repubblica e poi per la lista del partito di appartenenza. Il popolo italiano diventò protagonista, scelse la Repubblica come forma istituzionale e votò per i membri dell’Assemblea Costituente che redassero la Carta. Dopo avere dedicato numerosi articoli alla nascita della Repubblica italiana, spero di non essere ripetitivo, nemmeno celebrativo, mentre scrivo per i 70 anni della Carta.  In verità sono mosso dal desiderio di mantenere viva la memoria, nella convinzione che solo così regge il legame tra passato e presente. L’attualità della Carta è frutto della storia italiana, sia quella recente che quella trascorsa. Passato prossimo e remoto danno senso valoriale al presente. Nel dicembre dello scorso anno l’elettorato ha detto “no” ad una riforma costituzionale già criticata da ampi strati di opinione pubblica qualificata, recandosi alle urne in maniera inequivocabile contro il referendum proposto. In futuro forse la strada da percorrere potrebbe essere quella di interventi parziali adeguati per aggiornare la Costituzione alla modernità. Niente di più. La struttura deve restare quella di 70 anni fa, votata nel ‘47 a larghissima maggioranza (voti favorevoli 453; contrari 62) dai deputati dell’Assemblea costituente. Tale scelta è stata riconfermata l’anno scorso a dicembre.

L’Assemblea Costituente, Il saggio di Maurizio Fioravanti, professore ordinario di Storia delle costituzioni moderne all’Università di Firenze, autore tra l’altro di Costituzione e popolo sovrano, ed. il Mulino, mette in rilievo il principio della sovranità popolare, fondamento democratico della Costituzione, sulla stessa linea delle costituzioni democratiche del Novecento (per esempio quella di Weimar), diverse da quelle liberali che davano certamente spazio ai parlamenti, ma non fondate sul principio democratico, bensì elitario. Nel contempo differenti dalle precedenti rivoluzionarie. La nostra è successiva storicamente e sottolinea anche i diritti sociali. Non libertà e uguaglianza astrattamente intese. Dopo avere rimarcato la pari dignità sociale, l’articolo 3 così recita; “… E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di origine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tuti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il principio democratico viene legittimato dal popolo. Ma la sua sovranità non è illimitata perché circoscritta dalla Costituzione medesima, come dal secondo comma del primo principio: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Altra caratteristica novecentesca è l’origine concreta storicamente datata (2 giugno 1946) dell’Assemblea Costituente composta dai partiti politici di diversa ideologia, quindi pluralista. E la Costituzione è frutto di un patto convergente nella scrittura dei principi costituzionali pur partendo, i partiti politici di allora, da punti di vista differenti, a volte, contrastanti. Il presidente della Commissione per la Costituzione (o Commissione dei 75), Meuccio Ruini, ebbe a dire al riguardo: “Era un compito difficile e faticoso (…) i suoi membri [del Comitato di redazione] si sono divisi e hanno combattuto tra loro; ma dopo tutto vi è stato, e si rivela oggi, uno spirito comune, uno sforzo di unità sostanziale; ed oggi Il Comitato compatto sente la responsabilità e la solidarietà del suo lavoro ed è orgoglioso di averlo portato a termine”.  Sono le parole iniziali di Meuccio Ruini nella seduta pomeridiana di lunedì 22 dicembre 1947. Rivelano litigiosità, ma spirito comune e orgoglio del Comitato per avere portato a termine il lavoro. Oggi la situazione è diversa come sostiene il costituzionalista Michele Ainis: “I partiti hanno tributato alle riforme un’attenzione intermittente, viziata da tatticismi, da calcoli opportunistici, legati a questa o a quella congiuntura”. Revisione costituzionale e leggi elettorali si sono rivelate un fallimento. E così il popolo sovrano ha votano “no” ai referendum istituzionali, restando fedele alla Costituzione entrata in vigore il primo gennaio del 1948. Speriamo che alle prossime elezioni il popolo sovrano riesca a scegliere un personale politico in grado di riformare alcune parti della nostra Carta ormai obsolete.

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