Ma Trump non ne vuole proprio sapere di politica ambientale?

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà
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pino_gulla.jpgDonald Trump è andato a far visita a papa Francesco. Niente di ufficiale. In realtà si è trattato di un incontro privato durato circa mezz’ora. Voluto soprattutto dal tycoon alla ricerca di legittimazioni internazionali. In passato non erano mancate le polemiche tra i due, alquanto accese durante la campagna elettorale americana, specialmente sul muro da innalzare tra Usa e Messico. Bergoglio al riguardo aveva dichiarato: “Una persona che pensa solo a costruire muri e non a costruire ponti non è cristiano”. Non si fece attendere la risposta del tycoon: “Credo che il papa sia una persona politicizzata (…) lo stanno usando come una pedina”. Questa volta nessun contrasto in Santa Sede; ha prevalso la cordialità; sorrisi del presidente americano, di meno Bergoglio, solo qualche accenno, quasi per cortesia verso l’ospite, un po’ di più per Melania, la moglie del Presidente Usa; lo stesso comportamento per la figlia, Ivanka, e il genero, Jared Kushner, che accompagnavano la coppia presidenziale.

Dopo il colloquio, i regali.

Quelli di Trump: un pezzo di granito proveniente dal Martin Luther King Memorial di Washington e un cofanetto di libri del leader nero che si batté per i diritti civili negli Usa; scultura in bronzo dal titolo Rising above.

Quelli di Bergoglio: medaglione con il ramo d’ulivo “perché lei sia strumento di pace”; una copia del “messaggio di pace”; e i documenti Evangeli gaudium, Amoris Laetitia, Laudato si’.

Alla fine dell’incontro, nota della sala stampa vaticana: “Compiacimento per le buone relazioni bilaterali esistenti tra la Santa Sede e gli Stati Uniti (…) Si è auspicato una serena collaborazione [con] la Chiesa Cattolica negli [Usa], impegnata al servizio delle popolazioni nei campi della salute, della educazione e dell’assistenza agli immigrati”.

Dall’incontro e dal documento non si poteva ottenere di più. Le posizioni permangono distanti. Nel gennaio scorso, quando Trump è diventato ufficialmente Presidente degli Usa, papa Francesco ha rilasciato un’intervista molto chiara a El Pais, quotidiano spagnolo. Non ha dato giudizi frettolosi sul tycoon, soltanto frasi rivolte al futuro: “Vedremo cosa farà”, ma espresse il suo pensiero sul neoliberismo di cui Trump è un sostenitore: “Mi preoccupa nel mondo la sproporzione economica: che un piccolo gruppo dell’umanità abbia più dell’80 % della ricchezza (…) dove al centro del sistema economico c’è il dio denaro (…) allora si crea questa cultura dello scarto”. I muri, gli scartati, la dottrina economica neoliberista dividono Bergoglio dal 45esimo presidente americano.

Si spera che il medaglione con l’ulivo e le parole di papa Francesco, “perché lei sia strumento di pace”, gli facciano ritirare la proposta di budget per il 2018 che tagliava i fondi alle organizzazioni internazionali per la promozione di pace e sviluppo, per i diritti umani e l’assistenza umanitaria. I migliori auspici sperando che la lettura di Laudato si’, come ha promesso, gli faccia cambiare idea sul rispetto dell’ambiente, avendo già azzerato le politiche di Barack Obama sul cambiamento climatico. Nella notte che ha preceduto l’incontro Greenpeace aveva proiettato sulla Basilica di San Pietro Planet Earth First (Prima il Pianeta Terra), in risposta allo slogan elettorale di Trump American First. Ma a Taormina, in occasione dell’incontro dei G7 è rimasto sulle sue posizioni. Così Gentiloni dall’Isola: “Sul clima abbiamo preso atto che mentre 6 su 7 confermano gli impegni sull’accordo di Parigi, ribadito con il G7 del Giappone, gli Usa sono ancora in fase di revisione della loro politica”. Invece le solite fonti bene informate hanno rivelato che la fase di revisione non c’è mai stata e che Trump non ha cambiato idea. Il ritiro dall’accordo sul clima l’ha comunicato lo stesso tycoon dopo la riunione con il suo staff, nonostante quest’ultimo non abbia espresso parere unanime sull’uscita dall’accordo. Le ultimissime parlano della volontà del Presidente americano di rinegoziare gli accordi; ma sia Ue che il Vaticano hanno dichiarato che non si torna indietro. Monito del Segretario delle Nazioni Unite. Dal Messico fino a Boston dilaga la protesta. Governatori e sindaci american contro la decisione di Trump. Protestano associazioni di medici e scienziati statunitensi. Intanto l’Europa si rivolge alla Cina che ha dimostrato disponibilità sulla politica ambientale.

Si spera che, come ha promesso, la lettura di Laudato si’ induca Trump ad un ripensamento. E in gioco la sopravvivenza del pianeta Terra. L’enciclica mette in evidenza i motivi e le conseguenze più disastrose, con riscontri scientifici, delle problematiche ambientali, collegandole a tutte le specie viventi. Leggendola Donald Trump si ricorderà della fotosintesi clorofilliana studiata a scuola, processo biochimico naturale che rilascia le molecole di ossigeno che noi inspiriamo espirando anidride carbonica che a loro volta le piante assorbono emettendo ossigeno. Tale rapporto equilibrato è stato messo in crisi dalla nascita dell’industria fino ai giorni nostri attraverso il mito della crescita e dello sviluppo tecnologico. Il neoliberismo parla di crescita senza limiti su un pianeta con risorse non infinite. Abbattendo le foreste si è ridotta la fotosintesi; la combustione di fonti fossili ha superato la capacità di assorbire le emissioni di anidride carbonica che sono rimaste nell’atmosfera. I progressi scientifici e tecnologici hanno prodotto sostanze chimiche non biodegradabili avvelenando il terreno con la conseguente alterazione dei cicli biologici. I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti: temperature alte, venti forti, uragani, interminabili periodi di siccità, altrettanto lunghi quelli piovosi, allagamenti, inondazioni, emergenza continua per l’agricoltura. Tutto questo è scritto nella Ladato si’. Si spera in una lettura attenta del Presidente degli Usa per un nuovo inizio dell’economia e della politica non solo degli Stati Uniti, ma anche del mondo intero.

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