L’espulsione degli ebrei dalla Calabria spagnola

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio

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 Nella prima metà del Cinquecento, dopo una serie di soprusi e varie forme di persecuzione, gli Ebrei furono definitivamente espulsi dal tutto il territorio del Viceregno di Napoli;  nel presente scritto vengono esaminati alcuni episodi particolarmente significativi che si svolsero allora in Calabria; va chiarito che tali eventi furono conseguenze dirette della politica antiebraica dei sovrani, che si succedettero sul trono spagnolo; solo i tempi e le modalità di esecuzione dell’espulsione variarono da località a località; di seguito si darà conto dei principali atti normativi adottati dal Governo di Madrid e della loro applicazione nella regione. La situazione degli ebrei, poco prima dell’istaurazione del dominio spagnolo, è delineata nel brano successivo: “La presenza ebraica in Calabria conosce la sua massima fioritura nel secolo XV: In questo periodo, infatti, la regione è costellata da oltre un centinaio di piccoli e grandi insediamenti. Questo periodo coincide in buona parte con il dominio aragonese nel regno di Napoli, che fu uno dei più felici per la storia dell’ebraismo meridionale. Il dato più rilevante della presenza ebraica nel periodo aragonese è, più che la consistenza numerica, la capillare diffusione degli insediamenti, fin nei più piccoli e remoti centri della regione” (Sonia Vivacqua, Calabria, in ‘L’Ebraismo dell’Italia Meridionale Peninsulare dalle Origini al 1541- Società, Economia, Cultura- IX Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo- Atti del Convegno Internazionale di Studio Organizzato dall’Università degli Studi della Basilicata in Occasione del Decennale della sua Istituzione- Potenza- Venosa, 20- 24 Settembre 1992, Congedo Editore, 1996, p.295). Per esplicitare in modo più chiaro quale fosse la condizione degli Ebrei va messo in rilievo che manifestazioni antigiudaiche nella regione, per lo più da parte del popolino e principalmente nel periodo della Pasqua, erano stati frequenti e diffusi in diverse località, ma l’intervento regio era stato, in generale, una tutela valida contro i soprusi dei popolani e contro gli abusi dei pubblici amministratori locali. Il testo successivo evidenzia e puntualizza in modo concreto alcuni episodi altamente significativi:  

“La morte di Ferrante I nel 1494 segnò il principio del rovescio della fortuna ebraica nel regno di Napoli. Atti di insofferenza e di violenza scoppiarono un po’ dappertutto, che si moltiplicarono con l’invasione del Regno da parte di Carlo VIII di Francia. Diverse comunità, come quelle di Tropea, Strongoli, Stilo, abbandonarono i luoghi di residenza e ripararono all’estero, per lo più in Turchia. […] A Catanzaro, Cosenza e in altre località molti giudei, per sfuggire alle violenze, che talora sfociavano nell’alternativa tra battesimo o morte, accettarono il cristianesimo. Come al solito, la loro condizione non migliorava molto dopo la conversione perché si continuava a ritenerli comunque sempre giudei. Si sa che a Catanzaro nel 1496 inquisitori, commissari e altri molestavano i neofiti [ Il termine sta ad indicare i convertiti al cristianesimo e battezzati, detti anche << cristiani novelli>>, N.d.R.]” (Cesare Colafemmina, Ebrei e Questione Ebraica, in  ‘Storia della Calabria Medievale- I Quadri Generali’, Gangemi Editore, Roma- Reggio Cal., 2001, p. 416 ).

La situazione andò normalizzandosi dopo il ritiro di Carlo VIII dal regno di Napoli con il nuovo re Federico d’Aragona, che favorì la presenza ebraica nel Regno; ma successivamente le cose peggiorarono per come viene indicato nel passo che segue: “La rinascita delle comunità giudaiche venne fiaccata dall’invasione del Regno da parte di Spagna e Francia in virtù del trattato siglato a Granata tra le due potenze a danno di Federico II d’Aragona (1500) . All’invasione seguì la guerra tra francesi e spagnoli e anche la Calabria fu teatro di scontri, assedi, battaglie. Gli stessi calabresi furono coinvolti nella contesa, al seguito dei loro principi e baroni, che parteggiavano per lo più per i francesi […] L’estensione della sovranità spagnola sul regno di Napoli (1503) fu dunque per i giudei foriera di tempi non rosei. Sulle prime, tuttavia, gli spagnoli si mostrarono tolleranti e continuarono la politica aragonese, con qualche insistenza in più sul piano fiscale. Tasse e donativi non furono però sufficienti a stemperare l’integralismo antigiudaico dei cattolici spagnoli. Un editto pubblicato il 23 novembre 1510 in nome di Ferdinando il Cattolico fissò agli ebrei quattro mesi di tempo per sistemare le loro cose e quindi esulare dalle province napoletane. Il termine ultimo della partenza venne poi rimandato di qualche mese essendosi rivelato insufficiente il tempo concesso” (Cesare Colafemmina, Ibidem, pp. 117-118).

Avvisaglie del peggioramento dei rapporti tra cattolici ed ebrei in Calabria sono documentate nel testo successivo: “Nel 1506 (26 Febbraio) l’università [ Con tale termine allora s’intendeva l’amministrazione locale, corrispondente, grosso modo, all’odierno Comune, N.d.R.] di Tropea, che dieci anni prima aveva richiesto un trattamento di favore per i Giudei che << si trovavano in ditta città in lo tempo de absedio>>, richiedeva a Ferdinando il Cattolico: <<Item[ Vocabolo latino adoperato allora nei documenti per indicare, in una serie di richieste, il passaggio da una all’altra, N.d.R.] , atteso in detta città sono concursi, et ogni di ce ne concorreno Judei li quali danno gran penuria al vivere dei Cristiani, et fanno preiuditio alle dohane et cabelle de Vra [ = Vostra, N.d.R]  Altezza, et in tempo di guerra danno maior penuria et affanno ad essa città; supp.no [= supplichiamo, N.d.R.] Vra Altezza se degni fare cacciare d.ti Judei da ditta città suoi casali [= frazioni, contrade, N.d.R.] et districto>>. Il re rispondeva che <<brevi per totun regnum generaliter providebit>> [Testo latino = a breve saranno presi provvedimenti per tutto il regno nel suo complesso, N.d.R.]” (Oreste Dito, La Storia Calabrese E la Dimora degli Ebrei in Calabria dal Secolo V alla Seconda Metà del Secolo XVI – Nuovo Contributo per la Storia della Quistione Meridionale, Edizioni Brenner, Cosenza, 1979, Ristampa, pp. 339 - 340). La cacciata degli Ebrei dalla Calabria provocò gravi danni all’economia della regione e lo stesso fenomeno si verificò in altre parti del Vicereame ragion per cui si fecero richieste alle autorità perché permettessero il loro ritorno, per come si evince dal testo seguente: “E nel Cosentino maggiormente si risentiva il vuoto fatto nella vita economica dalla cacciata de’ banchi ebraici, essendo lo strozzinaggio cristiano giunto ad un vero eccesso.

Né in Calabria soltanto, ma in tutto il regno si rimpiangeva la mancanza degli Ebrei e se ne favoriva il ritorno. Nel 1520 i Cristiani di Napoli, a nome di tutti i sudditi, esponevano al sovrano <<il bisogno grandissimo che teneno de li hebrei>>, specialmente per essere sovvenuti nei <<pagamenti fiscali quali serriano impossibile poternosi pagare senza de la stancia de quilli>>. Impetravano perciò la grazia di largire privilegi ai pochi ancora esistenti e d’invitare altri a venire dal di fuori. In data 23 Novembre 1520 fu emanato da Madrid, un editto in tal senso, pubblicato a Napoli il 28 del successivo Dicembre” (Oreste Dito, Ibidem, p. 344). La politica antigiudaica della Corona spagnola aveva radici profonde e sostenitori potenti cosicché nemmeno un ventennio dopo il ritorno degli ebrei nel Vicereame, fu decisa la loro definitiva espulsione: “Con data di Madrid, 11 Novembre 1539, fu da Carlo V, emanata la prammatica <<de Judaeis>>, che segna per gli storici la definitiva cacciata degli Ebrei dal Regno napoletano” (Oreste Dito, Ibidem, p.352). A nulla valse il tentativo di ottenere la grazia di far revocare la prammatica da parte del viceré e fu “stabilito come termine improrogabile della partenza [...] il 31 Ottobre del 1541” (Oreste Dito, Ibidem, p.354). La regione perse l’apporto economico e culturale di una comunità allora diffusa in tutta l’area del Mediterraneo ed in Europa, eccetto la Penisola Iberica, da cui era stata espulsa nell’ultimo decennio del secolo precedente; tale evento pesò negativamente sul resto della popolazione calabrese, che, nel complesso, restò più chiusa in se stessa e perse quelle molteplici relazioni con il mondo esterno, che fino ad allora erano state mantenute vive dalle comunità ebraiche.

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