La Calabria all’inizio dell’Ottocento: il ritorno dei Borboni e l’arrivo dei… Francesi

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio

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 La fine della Repubblica Partenopea (giugno del 1799), grazie soprattutto alle milizie sanfediste assoldate e guidate dal cardinale Ruffo, formate all’inizio principalmente da calabresi, permise il ritorno della corte borbonica da Palermo a Napoli. Seguì una lunga scia di processi conclusisi con numerose condanne a morte, anni di carcere oppure l’esilio per molti patrioti, che avevano sostenuto la nuova forma di governo nella parte continentale del Regno. Ma numerosi atavici problemi restavano insoluti e le promesse più significative, fatte ai calabresi dal Ruffo, restarono tali, per come si può evincere dal testo successivo: “Con la sua politica di sgravi fiscali e di indulti, il vicario del re riuscì a riconquistare la provincia che le operazioni della Cassa Sacra avevano già fatta considerare come perduta. Fu tuttavia una riconquista effimera, certo fondamentale per la riconquista generale del Regno e per la caduta della Repubblica napoletana, ma che nulla mutò nelle condizioni della Calabria, acuendo anzi ancora una volta disgregazioni e squilibri. Accentuata ne fu l’immagine di provincia di banditi e di fuorusciti, i ‘ feroci’ calabresi’ che dovunque portarono ferro e fuoco contro ‘giacobini’, benestanti, popolazioni intere. Ancora più profondo si fece il divario tra proprietari e non proprietari. L’anarchia popolare’ non cessò col passaggio del cardinale Ruffo, né col ripristino delle autorità borboniche, quando lo stesso cardinale fu nominato Luogotenente e Capitano generale del Regno della Sicilia Citeriore [Così fu definita la parte continentale de Regno, N.d.R.], mentre re e ministri rimasero a Palermo. Poteri straordinari bisognò assegnare all’Udienza di Catanzaro per combattere le bande del brigante Panzanera che avevano continuato a imperversare fra Tiriolo, Marcellinara, Gimigliano, Amato, ora innalzando la Santa Croce, ora piantando il ‘ chimerico albero della libertà’.

Passata l’emergenza, rientrarono anche tutte le misure che Maria Carolina [La moglie di Ferdinando IV di Borbone, che svolgeva, di fatto, un ruolo fondamentale nel Governo borbonico del tempo, N.d.R.] aveva raccomandato al Ruffo di prendere per ‘ animare così quella provincia a unircisi, col levarle dazii per dieci anni, abolire feudalità, jus proibitivi, insomma anticipare tutte quelle operazioni che i Francesi faranno, e con le quali si renderanno graditi alla popolazione’. Punire gli ‘scellerati’ patrioti, soprattutto i nobili infedeli, e per il resto tacere, null’altro si poteva ormai raccomandare. Scriveva la regina il 3 settembre: sul punto dei rei di stato, punizione ai capi, deportazione agli altri, indulto e perdono al maggior numero, e soprattutto perpetuo silenzio, né potersi più parlare, scrivere, dire, citare il passato di nessuno; che un eterno oblio seppellisca tanti orrori e delitti… (Anna Maria Rao, La Calabria nel Settecento, in ‘ Storia della Calabria Moderna e Contemporanea – Il Lungo Periodo’, Gangemi Editore, Roma- Reggio Cal., 1992, p. 403). I prossimi sconvolgimenti del Regno di Napoli si verificarono non tanto per insurrezioni rivoluzionarie o per ribellioni popolari interne, ma per le strette connessioni politico-dinastiche collegate all’ascesa al potere imperiale in Francia di Napoleone Bonaparte e alle sue clamorose vittorie conseguite su diversi campi di battaglie in Europa. Brevemente si faranno dei cenni su Napoleone imperatore, per come indicato nel passo che segue:“L’instaurazione  di una dinastia nuova, legata alla rivoluzione , apparve alle forze politiche moderate come la migliore garanzia contro il ritorno dei Borboni. Un senatoconsulto del 18 maggio 1804 presentò una nuova costituzione (dell’anno XII) con la quale in governo veniva affidato ad «un imperatore ereditario, Napoleone Bonaparte». Un plebiscito, tipico strumento, della politica «cesaristica», ratificò la decisione. La creazione dell’impero aveva dunque il consenso popolare, almeno formalmente [...] I poteri personali di Napoleone naturalmente aumentarono, ma erano già molto estesi durante il consolato; si accentuò la censura sulla stampa, il controllo sull’ attività culturale e la repressione dei movimenti di opposizione […] I suoi fratelli, divenuti principi, furono nominati senatori di diritto insieme ad altri grandi dignitari dell’impero; diciotto ufficiali furono nominati marescialli dell’impero; con l’assegnazione delle numerose cariche furono riesumati vecchi titoli e distinzioni” (Rosario Villari, Storia dell’Europa Contemporanea, Laterza, Bari, 1972, pp.104-105).

Napoleone si rivolse subito con la Grande Armata contro l’Austria e la Prussia ottenendo sui campi di battaglia vittorie clamorose, per come esplicitato nel testo successivo: “La seconda sconfitta dell’Austria nel 1805 e la disfatta della Prussia, entrata in guerra nel 1806, furono l’impresa più spettacolare, anche per le sue conseguenze, della carriera di Napoleone” (Rosario Villari, Ibidem, p.106). Nel brano successivo vengono evidenziate la stretta connessione tra le imprese napoleoniche e la motivazione ufficiale dell’attacco al Regno di Napoli e vengono evidenziati gli avvenimenti principali inerenti l’occupazione francese della Calabria: “Sconfitta la terza coalizione antifrancese, Napoleone dichiarò decaduta dal trono la casa di Borbone (proclama di Schönbrunn-Austria, 27 dicembre 1805) e ordinò al Maresciallo Massena di occupare militarmente il regno di Napoli. La notte del 24 gennaio 1806 Ferdinando IV si imbarcò con la famiglia per Palermo. Lasciando il continente, la speranza del Borbone, soprattutto della regina Carolina, era quella di infiammare gli animi delle popolazioni calabresi per farle insorgere come era avvenuto nel 1799 contro la repubblica. Intanto Napoli veniva occupata il 13 febbraio e il generale Reynier riceveva l’incarico di iniziare le operazioni militari nelle Calabrie con un contingente di 10 mila uomini. Presa anche la Calabria, i primi di aprile i Francesi si acquartieravano nella città di Nicastro e vi installarono un Ospedale militare.

Il 5 di aprile il Comandante di Piazza e de’ i Contorni del Comune di Nicastro» invitava il Sindaco, Girolamo Araco, a fornire all’Ospedale «paglioni», coperte e tutto l’occorrente che potesse servire. Nella metà di aprile nel corso di un viaggio per le Calabrie, Giuseppe Bonaparte, da pochi giorni raggiunto dal decreto imperiale (30 marzo 1806) che lo elevava a re di Napoli, si fermò a Nicastro, dove venne accolto con grande cortesia dalle autorità locali e trascorse la notte nel Palazzo d’Ippolito. La situazione nelle Calabrie era, però, tutt’altro che allegra per i Francesi sia a causa dell’atteggiamento ostile delle popolazioni, che dei soprusi e dei saccheggi cui si si abbandonava la truppa francese, lontana dalle unità di intendenza dell’esercito. Malgrado l’intenzione del Reynier di rendere l’occupazione meno pesante possibile, ‘frenando le truppe e limitando le perquisizioni, le condizioni materiali e morali della Calabria erano tali da far presentire lo scoppio di aperte rivolte’ (Lucio Leone – Filomena Stancati, ‘Nicastro e il Territorio Lametino nel Tempo – Profilo Storico’, Gigliotti Editore, Lamezia Terme, 2009, p. 164). Da quanto sopra esposto è possibile cogliere quanti e quali fossero le interconnessioni tra eventi apparentemente lontani che coinvolsero, con aspetti peculiari, la regione nel conflitto d’inizio Ottocento fra le grandi e piccole dinastie europee.

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