La seconda giornata del convegno su Fritjof Capra: la rete della vita è la rete del pensiero

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

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  A presiedere il 6 ottobre scorso, nella seconda giornata del convegno messinese, su Fisica, Ecologia e Filosofia, in omaggio al fisico Fritjof Capra Giuseppe Gembillo, professore di Filosofia della Complessità. Prima dell’inizio dei lavori, dialogo tra il docente di Messina e lo studioso di Berkeley, collegato da remoto.  Alcune tematiche della breve conversazione: La rete della vita considerata come rete del pensiero; le scienze acquisiscono caratteristiche delle scienze umane; gli scienziati (Maturana, Mandelbrot, Prigogine …) mettono in rete i loro pensieri; rete biologica e cognitiva insieme alla temporalità e alla storicità. Una breve chiacchierata sulla complessità; un fuori onda intenso; si sono ripromessi di avviare un progetto sul pensiero russo; in particolare sulla letteratura. In proposito Fritjof Capra ha citato un brano di Anna Karenina, il romanzo di Lev Tolstoj: “Quando lavoro nei campi capisco cos’è la vita, ciò che la scienza non mi fa capire”.

Gembillo ha poi invitato al tavolo dei relatori Annamaria Anselmo, professore ordinario di Storia della Filosofia all’Università degli Studi di Messina: la prima studiosa di filosofia della complessità. Nel 2001 aveva relazionato nel seminario La metafora del circolo nella Scuola Francesco Fiorentino di Lamezia Terme. Le tematiche di quell’incontro diventarono libro l’anno successivo con lo stesso titolo. Il saggio della docente messinese: Edgar Morin. Dal circolo vizioso al circolo virtuoso, pubblicato vent’anni fa, evidenzia tutta la sua attualità. Ecco uno dei tanti passaggi significativi: “Il nostro è un universo dove tutto si organizza a partire da innumerevoli interazioni tra componenti fisiche, climatiche, chimiche, tecnologiche, ideologiche” (p. 359). Citando Marcello Cini (Il paradiso perduto, Feltrinelli, 1998), la docente sembra argomentare sulle problematiche dell’oggi, ribadite al convegno, già presenti nel 2002,  grazie a studi e ricerche approfondite, ma con scarsa attenzione da parte di chi (potere politico ed economico)  poteva e doveva prevenire e risolvere, né allora, né adesso: “Ci troviamo in un mondo di processi evolutivi irreversibili (…) dove occorrono soprattutto saggezza, prudenza e solidarietà per far fronte alle conseguenze impreviste delle nostre scelte e per non far ricadere irresponsabilmente sulle generazioni future l’onere dei nostri debiti” (p. 360, nota 10). In parecchi non si erano accorti che la visione meccanicistica e statica della Natura, staccata dal soggetto, non era reale, oggettiva. Furono proprio alcuni scienziati (Mach, Heisenberg, Bohr…) tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, a mettere in crisi il paradigma riduzionista.

Nel suo intervento al convegno l’Anselmo ha sottolineato, tra l’altro, come la scienza classica è stata messa in crisi dalla cibernetica, non regolata da un semplice meccanismo di causa-effetto, ma da una causalità circolare, reticolare e retroattiva: l’effetto retroagisce sulla causa che l’aveva generato. Questa ha dato un duro colpo alla barbarie dello specialismo; la cibernetica è meta-trans-disciplinare; la conoscenza è generata dal confronto tra le diverse discipline. È intervenuta successivamente Rosa Faraone, professore associato di Storia della Filosofia all’Università di Messina, su La metafora della “rete” tra logica e ontologia. Per la docente La rete della vita di Capra è sintesi teorica e speculativa e di approfondimento della storia e della scienza contemporanea. Nel nuovo paradigma la Natura è esposta all’ indagine e fa emergere il reale che noi costruiamo responsabilmente. Quindi l’etica ha un fondamento ontologico e l’uomo è responsabile di sintesi della realtà. Il dover essere ci richiama alla responsabilità.

 Fabio Gembillo, dottore di ricerca in Metodologia della Filosofia, ha relazionato su La polemica storico-filosofica di Fritjof Capra. A proposito di Cartesio e di Newton, il rapporto soggetto-oggetto è isolato dal contesto; allo stesso modo la mente dal corpo. I compartimenti separati e la frammentazione interna hanno determinato la crisi. Cartesio ha creato un sistema astratto, un modello che potrebbe essere una mappa utile, ma non corrispondente alla realtà. Per Descartes la Natura funziona secondo leggi meccaniche, una macchina. Newton completò il sogno cartesiano. Questa visione è ancora dominante in economia, in politica, ancora prevalente in ambito accademico; ha avuto i suoi effetti negativi nella medicina con la frattura tra mente e corpo.

Ugo Mattei, parlando de Le origini dell’ecologia del diritto e lo sviluppo globale di un nuovo paradigma, ha raccontato il suo incontro con Fritjof Capra sui campi da tennis, poi continuato in ambito intellettuale attraverso lo studio, la ricerca e l’organizzazione di seminari. Il docente di Diritto Civile all’Università di Torino e Diritto Comparato alla University of California ha affermato che il paradigma giuridico si è fermato alla prima modernità e con il formalismo si è rafforzato il potere delle multinazionali a danno dello Stato. La Terra è bene comune. Il diritto deve attuare Il punto di svolta salvaguardando l’ambiente e tutelando le generazioni future. Ha ribadito che le “chiacchiere giuridiche” devono essere superate eliminando la separazione tra teoria e prassi. Bisogna mettere al centro la comunità, quella aperta, osmotica, ibridata che ci permette di comprendere meglio la complessità. La teoria giuridica deve formarsi sulla ecologia internazionale comunitaria. Le conclusioni a Pier Luigi Luisi, professore di biochimica all’Università Roma Tre, noto per le ricerche nel campo della “cellula minimale”. Anche lui pensatore sistemico, ha scritto insieme a Capra Vita e Natura. Considera il “Tao della fisica”, il libro di Fritjof Capra, di importanza epocale. Rappresenta la fine delle contrapposizioni e la nascita della complementarità tra scienza e spiritualità. Cartesio è quello che ha prodotto la divisione tra scienza e religione, supportato da Galileo, Bacone e Newton. Visione messa in crisi dagli scienziati stessi (Prigogine, Maturana, Varela…). Esempio di modello sistemico il corpo umano; è fatto di migliaia di parti; gli organi sono legati a tutti gli altri, in rapporto come i musicisti in un’orchestra. Una serie di cellule, di composti chimici; interrelazioni che con il passare del tempo si indeboliscono fino ad isolarsi con la morte. La vita è integrazione con la componente spirituale. Si deve andare oltre l’organismo unicellulare semplice e osservare la complessità del vivente dall’origine dell’esistenza alla coscienza.

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